L’IA migliorerà i processi, ma ChatGPT irride gli umanisti e i normatori

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L’intelligenza artificiale generativa è da molto tempo tra noi, e non l’abbiamo vista crescere. Ha forme che abbiamo accettato: tutto il no-code e altri aiuti nel mondo developer, oppure gli assistenti più o meno vocali da Alexa a Siri nel mondo consumer.

Questa è la settimana dell’atteso lancio di ChatGPT versione 4.0, certamente molto più potente della versione attuale e apparentemente con video ed altri contributi multimediali. L’effettivo aumento di potenza andrà verificato a posteriori.

Ripercorrendo gli ultimi, turbinosi eventi, a sparigliare le carte è arrivata la disponibilità gratuita di questi nuovi sistemi: dapprima dei sistemi di generazione di immagini come Midjourney o Dall-E, poi il lancio di un prodotto come ChatGPT.

In questo editoriale, che non è un saggio, useremo il solo termine ChatGPT per esemplificare l’intero universo oggi disponibile, e anch’esso in esplosione, dei software di tipo transformer (la “T” del nome).

Per chi non la conoscesse ancora, lei si presenta così: “ChatGPT è un modello di elaborazione del linguaggio naturale ad ampio spettro sviluppato da OpenAI. È stata addestrata su una vasta gamma di dati di testo, compresi libri, articoli di notizie e pagine web, usando una tecnologia di deep learning chiamata Transformer. Il suo obiettivo principale è fornire risposte e informazioni pertinenti alle domande poste in linguaggio naturale, sfruttando il contesto e la conoscenza acquisita dal training su grandi quantità di dati testuali. Può fornire assistenza e informazioni in molti settori diversi, dalla tecnologia alla salute, dall’istruzione all’intrattenimento”.

A parte un editing generale, ho messo il genere al femminile. Secondo me, ChatGPT è certamente donna e -come in altri casi recentissimi- non l’abbiamo sentita arrivare, secondo un meme che va molto in voga (dal titolo di un libro sul femminismo di Lisa Levenstein).

ChatGPT ha due modalità, una a richiesta libera come una vera chat, l’altra attraverso le sue API. Quello che si vede con la chat libera è solo la punta dell’iceberg. Per esempio nel phishing, che è una forma di marketing, si è vista una incredibile fioritura di attacchi agevolati dalla versatilità dello strumento nello scrivere le mail ma anche il software.

Sono molte le forme di comunicazione che sono state travolte da questo free tool, dal numero di romanzi di fantascienza sottoposti agli editori alla contrattualistica  degli script per la TV, che contengono ora la clausola di uso dei testi per il training delle AI.

È chiaro che per il diritto d’autore esistono ormai due mondi paralleli, vecchio e nuovo, che finora non si sono mai incontrati.

Anche ricerche e traduzioni ci hanno aiutati

Al netto dell’hype mediatico, gli approcci di tipo trasformer stanno dando grandi soddisfazioni. Al momento stiamo usando una versione più evoluta di GPT-3, mentre è in arrivo la versione 4. Le considerazioni moralistiche dei soliti umanisti felici si stanno spandendo più dei post di coloro che spacciano parti “generativi” con lo stesso orgoglio di quelli dei figli undicenni. La morale è una brutta bestia: nessuno protesta sull’uso dei motori di ricerca per scopiazzare testi altrui, magari tradotti online, ed editarli per presentarli come propri? Eppure è quello che si legge da vent’anni, in rete e su carta, anche di “libri”.

Ma queste “intelligenze” quanto consumano? Le IA hanno costi proibitivi di hardware, di energia per il training e anche di energia per il normale funzionamento. Un bellissimo articolo sull’argomento, opera di Mandar Karhade, è disponibile qui. Sono costi che qualcuno dovrà pagare, per cui le future versioni avranno abbonamenti ancora più costosi. Con il consumo energetico va anche l’impronta inquinante. Non che queste cose abbiano mai appassionato l’utente: avete idea di quanti alberi costi al mondo il solo fatto che non si cancellino gli allegati pesanti delle e-mail, che per pigrizia restano sul server? Molti.

Il solerte normatore europeo

Una situazione del genere non poteva non incuriosire la figura del solerte normatore europeo. Di chatGPT, infatti, si è parlato molto anche nell’ultimo evento di avvicinamento allo European AI Act, svoltosi a Bruxelles il 7 marzo. L’Europa di AI industriale ne produce pochina, e la generative AI non la conosceva proprio quando ha iniziato a vergare la sua futura legge. Per chi non lo sapesse, l’UE pensa di poter varare una legge che, unendo etica e mercato, venga accolta dalle varie aree geografiche come il Verbo. Sciocchezze, a mio parere: si continua con il modello del GDPR. In questo sposo le suggestioni di Guido Scorza, componente del Garante per la privacy, che ricorda come continuiamo a produrre e vendere auto capaci di velocità ben maggiori di quelle dei limiti di qualsiasi Paese. I grandi hanno sempre fatto quello che volevano loro, perché il mercato li segue, nonostante i paletti fissati dai normatori di aree geografiche più o meno contigue. Non si vede perché dovrebbero smettere ora.

, L’IA migliorerà i processi, ma ChatGPT irride gli umanisti e i normatori
dal blog di Susanne Madsen

Sempre “al netto”, insomma, l’IA è un software che svolge lavoro e aiuta a organizzare l’esistente. Chi la usa, migliora i processi e quindi i risultati. C’è chi dice che migliorare i processi aumenti i posti di lavoro, chi invece pensa il contrario. Certo è che finora i nostri processi sono sviluppati male, per colpa nostra e anche di un certo andamento delle cose. Se vogliamo migliorare le cose, dobbiamo darci da fare.

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Leo Sorge
Leo Sorge
Leo Sorge è laureato in ingegneria elettronica, ma ha preferito divulgare scienze e tecnologie reali o presunte. Ritiene che lo studio e l’applicazione vadano separate dai risultati attesi, e che l’ambizione sia il rifugio dei falliti. Ha collaborato a molte riviste di divulgazione, alle volte dirigendole. Ha collaborato a molti libri, tra i quali The Accidental Engineer (Lulu 2017), Lavoro contro futuro (Ultra 2020) e Internetworking (Future Fiction 2022). Copia spesso battute altrui, come quella sull’ambizione e anche l’altra per cui il business plan e la singolarità sono interessanti, ma come spunti di science fiction.

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