La seduzione delle scorciatoie

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Siamo reduci da un certo numero di elezioni consecutive che hanno visto crescere i movimenti populisti. Si dice che i politici (e non solo loro) parlano soprattutto alla pancia della gente. È noto che la comunicazione, oggi, è basata sull’emotività. Ma sull’emotività immediata, quella indirizzata alla pancia, che non solo non passa dal cervello, ma nemmeno raggiunge il cuore.

Chi è nato prima di Internet ricorderà libri e giornali di carta e un’informazione non a portata di click. Per sapere dove era nato Mozart, si doveva consultare un’enciclopedia, il che presupponeva che in famiglia si possedesse un’enciclopedia e che si fosse a casa per consultarla. Le alternative: andare in biblioteca, chiedere a qualcuno più informato, attendere di rientrare a casa, disinteressarsene.

Quando ero ragazzo, pensavo “Che bello sarebbe avere tutte le informazioni sotto mano”. Chissà come sarà il futuro, mi chiedevo. Chissà come sarà il 2000, mi chiedevo. Adesso abbiamo tutte le informazioni alla portata ma la situazione non sembra migliorata. Anzi. Wanna Marchi diceva: “ le persone poco accorte si espongono a rischio di truffa” (non diceva proprio così, questa è una perifrasi ?). Abbiamo tutte le informazioni a disposizione, possiamo facilmente fare fact-checking. E allora perché diamo ascolto a venditori di illusioni, imbroglioni, truffatori, demagoghi?

Mentre il mondo diventa più informato, assistiamo a un aumento (e non alla prevista diminuzione) di imbrogli e caos. Ci sono inganni a ogni angolo e la nostra casella e-mail è piena di tentativi di manipolazione. Eppure nessuno di questi mezzucci avrebbe successo se non li sostenessimo. La cultura umana è stata costruita dai cosiddetti ribelli. L’arte, l’innovazione e la tecnologia fanno promesse che all’inizio sono difficili da distinguere da quelle dei ciarlatani. Perché credere a Galileo che raccontava un mondo lontano dagli schemi tradizionali? Perché ascoltare Martin Luther King? I dischi dei Beatles vennero bruciati dai fondamentalisti religiosi perché John Lennon sosteneva di essere più popolare di Gesù.

E allora che fare? Come capire cosa ci fa progredire e cosa è truffa? Innanzitutto cercando di riconoscere le 3 forze amiche dell’inganno:

  1. La noia: abbiamo tutto a portata di mano, non abbiamo bisogno di impegnarci in niente, passiamo il pomeriggio a guardare video su TikTok, bruciando tempo che un giorno scopriremo essere prezioso. Così facendo, veniamo progressivamente influenzati da messaggi distorti, finalizzati agli interessi di qualcun altro
  2. L’avidità: in senso positivo, l’avidità e il non accontentarsi sono il motore dell’industria, della crescita, dell’emancipazione, dello spirito di rivalsa. In senso negativo, chi ha di più, vuole ancora di più, e lo vuole subito e senza sforzi. E i truffatori non esitano a sfruttare la nostra avidità per farci credere che un presunto lontano cugino in Tanzania, morto proprio ieri, ci abbia lasciato in eredità svariati milioni di dollari
  3. La mancanza di speranza: quando siamo mal consigliati, deboli e ignoranti, abbiamo la sensazione che le strade che percorriamo non ci offrano ciò che desideriamo. E allora cerchiamo scorciatoie

Come e cosa cambiare

È la nostra cultura, il nostro modo di vivere attuale, che ci spinge alle scorciatoie, ma è anche la cultura che può salvarci. Essere circondati da comunità che dicono la verità, che mantengono le promesse, che incentivano il pensiero a lungo termine è, invece, un modo di procedere positivo. Quando comunichiamo, come persone, manager e professionisti, possiamo scegliere quale narrazione assorbire e propagare.

Un’alternativa alle scorciatoie è ciò che gli anglosassoni chiamano Play Fair & Work Hard (giocare lealmente e lavorare sodo), i 2  capisaldi di un diverso modo di essere.

Giocare lealmente vuol dire …

  • Dare l’opportunità di contribuire
  • Assumersi la responsabilità del proprio lavoro
  • Pensare a lungo termine
  • Fornire valore
  • Portare trasparenza
  • Dare il beneficio del dubbio
  • Essere pronti a riconoscere i propri errori e, su quelli, lavorare

Lavorare sodo vuol dire …

  • Informarsi a fondo
  • Fare buone domande
  • Impegnarsi in lavori complicati, a volte sfidando le consuetudini
  • Essere pronti a cambiare idea, anche prima che la nuova idea diventi di moda
  • Seguire le regole ma anche scriverle. Rispettarle oppure lavorare per cambiarle

Basta con i fuffa-guru

Avete mai sentito parlare di quelli che il comico Paolo Cevoli chiama i PAFS (Professional Air Fried Seller)? Altri li chiamano fuffa-guru. Ne conosco personalmente diversi di questi che, alle 8 del mattino fanno postare dal loro nutrito staff la solita banalità, cercando l’applauso e la milionata di click. E anche la milionata di €, come Robin Hood al contrario, aumentando le ricchezze loro e di alcuni clienti top che gli si affidano per cercare ulteriore visibilità.

I social media hanno fatto un ottimo lavoro nel celebrare persone che cercano scorciatoie egoistiche, semplicemente perché è divertente o facile. Al giorno d’oggi, pochi svolgono il duro compito operativo. Eppure possiamo tutti lavorare sodo per risolvere problemi utili in modo efficace.

Tutti noi vorremmo lavorare in un ambiente positivo. Ma se non ci impegniamo, la positività scompare. Ogni giorno, possiamo scegliere il tipo di gruppo di cui far parte. Niente piagnistei, scorciatoie, fretta. Pensando ai benefici di lungo periodo. Se è questo il tipo di club a cui voi e la vostra azienda vorreste appartenere, unitevi a uno o fondatene uno. La corrosione è inevitabile, ma lo è anche la possibilità di fare meglio.

Suggerimenti per manager, professionisti, aziende

In concreto, mi sono dato 2 obiettivi personali e aziendali:

  1. Tutto quello che posto su qualsiasi media di business deve avere un valore per gli altri. Deve risolvere un problema o dare uno spunto
  2. Ogni volta che parlo con un cliente, devo pensare a come posso risolvere la sua necessità. La fattura che staccherò poi sarà solo la conseguenza del lavoro svolto e del valore apportato

Vogliamo provare a essere professionisti e aziende migliori, tutti insieme? Cominciamo a non mettere like ai post dei fuffa-guru? A non guardare il milionesimo video di gattini? A non credere all’esistenza di uno sconosciuto cugino morto proprio ieri in Tanzania? Vogliamo distinguerci, provando a costruire un mondo onesto e produttivo dove conta il valore?

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Primo Bonacina
Primo Bonacina
Bergamasco di nascita (1961), bresciano di adozione e internazionale per professione, si occupa da sempre di IT e Digitale. Primo in ordine temporale a laurearsi (1984) presso la neocostituita Facoltà di Informatica di Milano ha operato con ruoli di responsabilità crescente per aziende multinazionali dell’IT, tra cui Olivetti, 3Com, Tech Data, Microsoft e Acer. Nel 2014 ha creato un’attività di servizi e consulenza commerciale, marketing, HR e imprenditoriale, PBS – Primo Bonacina Services. Nel 2019 ha co-fondato e dirige RADIO IT.

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