Dalla digital alla business transformation

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Spesso si confonde la trasformazione digitale dei processi in azienda come il fine per rispondere alle nuove esigenze. Invece, digitalizzare i processi non è un modo che, da solo, crea vantaggio competitivo, ma è un requisito necessario e non sufficiente per non soccombere. Il tema vero non è di rendere i processi digitali ma di ripensare il business. Ovvero di ripensare i modelli di business approfittando delle opportunità offerte dalla trasformazione digitale dei processi, dal cloud e dalla mobilità, per creare opportunità che in passato, semplicemente, non erano praticabili.

Un altro equivoco è il tema della trasformazione digitale delle aziende. Le aziende hanno capito che il mondo diventa digitale ma non sanno come sfruttare questa cosa. Soprattutto le PMI. Troppi fornitori propongono come soluzione la digitalizzazione dei processi ma questo, come detto, non risolve. È il business che si deve trasformare sfruttando processi digitali e, se possibile, beni digitali. Spesso si portano i casi di aziende come Uber o Airbnb che non hanno trasformato il loro business ma sono nate digitali in un mondo digitale. La digital transformation, in qualche modo, spinge affinché il business si sposti verso un modello digitale. I beni (quando possibile) si spostano da materiale a immateriale e il business da prodotto a servizio.

Tutti comprendono il cambiamento dal modello Blockbuster a quello Netflix. Ma, in realtà, l’evoluzione vincente di Netflix non è stata nel passaggio da noleggio del supporto fisico a noleggio della rappresentazione digitale del contenuto, ma nella creazione originale di un bene digitale da commercializzare. Peraltro, quando il bene stesso che viene commercializzato è digitale (software, audio, video) è difficile impedire che venga diffuso e replicato lasciando all’utente finale la percezione che si tratti di un bene gratuito. La tecnologia NFT basata su blockchain sta provando a porre rimedio a questo problema. Molte aziende che si muovono nel mondo dei beni digitali hanno capito che è meglio assecondare la percezione dell’utente, fornendo il bene digitale gratuitamente e spostando il business su altro, per esempio il servizio, l’assistenza tecnica, la gestione. In questo senso la DT va a braccetto con la Servitization. Anche la percezione del valore di un bene si sposta sempre più dalla fisicità all’immaterialità ed è, pertanto, fatto sempre più di conoscenza e di visione. Nella moda, per esempio, il valore aggiunto di vestiti, borse e gioielli è sempre meno nei materiali e sempre più nella creatività, nel disegno e nel mondo immateriale di un desiderio alimentato dal marketing.

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Riccardo Florio
Riccardo Floriohttp://www.riccardoflorio.it
Laureato in Fisica, ricercatore, tecnologo, giornalista iscritto all'Ordine, utilizza i computer dal 1980 e da oltre vent'anni opera nel settore dell'editoria IT. E' cofondatore e attuale general manager della media company Reportec ed è direttore responsabile delle riviste Direction e Partners. È coautore di innumerevoli libri, rapporti, studi e Survey nel settore dell’ICT.

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