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AI e metaverso: arrivano i server Ipsor con chip specializzati Biren

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Il Governo degli Stati Uniti ha bloccato l’export di chip per l’AI verso la Cina. Secondo Reuters, il blocco è stato chiesto il 1° settembre a nVidia ed AMD. Ma che effetto reale avranno sulla competizione mondiale, senza andar oltre?

Li chiamiamo “chip per il metaverso”, ma anche “chip per l’intelligenza artificiale” e in alcuni casi anche “chip per il quantum computing”. Al di là dei nomi, è evidente che esistono molte nuove tecnologie che andranno a arricchire i server per il cloud computing. Recentemente del metaverso si enfatizza il front end, un piano sul quale le differenze tra device causeranno non pochi problemi. In realtà esiste anche un back end, nel quale la visualizzazione non conta.

Visto il generale trend non stupisce che Intel, nonostante una forte attività proprietaria nello specifico settore, abbia dichiarato di voler implementare un nuovo approccio indipendente dall’hardware sottostante, dal silicio dei chip insomma, senza seguire un atteggiamento di chiusura sui suoi prodotti. D’altronde se ha nominato vicepresidente esecutivo Raja Koduri, precedentemente a capo dell’area GPU, ci sarà un motivo.

Certamente non stupisce nemmeno che in questo mercato nVidia abbia una posizione di grande forza, di grande capacità di federazione, ma che sotto sotto si stia specializzando nella realizzazione di digital twin, un metaverso nel quale il portale è il sensore e il robot e non l’essere umano e nel quale la visualizzazione è marginale, per non dire inutile.

Anche senza voler sconfinare nel metaverso, una capacità di calcolo specifica per l’AI serve oggi in moltissimi casi. Il settore sta crescendo moltissimo e una corretta strategia sarà essenziale per qualsiasi operatore di calcolo.

Biren, dalla Cina 77 miliardi di transistor per l’AI

Almeno in parte, invece, stupisce la disponibilità quasi immediata di chip cinesi per l’AI. La cinese Biren, infatti, ha lanciato la serie 100, con un numero di transistor paragonabile, appunto circa 100 miliardi. Ed è strano che il blocco dei chip USA sia venuto pochi giorni dopo questo annuncio.

Nel chip Biren vengono adottate delle tecnologie interessanti, anche se non sempre innovative, che offrono risultati molto elevati in pattern d’uso alle volte innovativi.

Le configurazioni di lancio sono due, la 100 e la 104. La base è il BR104, che offre la possibilità di mettere in comunicazione fino a tre chip. Il BR100 dichiara prestazioni esattamente doppie del 104, con collegamento fino a 8 chip grazie alla connessione proprietaria BLink™.

Biren afferma di usare la tecnologia 7n di TSMC e di aver dovuto sfruttare i chiplet e la tecnologia CoWoS 2.5D. L’espressione 7n fa riferimento alla dimensione dei singoli transistor, ma in realtà già da tempo non ha un diretto senso metrico anche se indica comunque l’avanzamento tecnologico.

Più interessante il design a chiplet, che prevede di smembrare il chip monolitico in varie unità funzionali di ridotte dimensioni, appunto i chiplet. Questi possono anche essere realizzati in tecnologie diverse. Il chip on wafer on insulator permette di impilare chip uno sull’altro in modo da ottenere ottimizzazioni incrociate per prestazioni, distribuzione di alimentazione e superficie complessiva..

I chip Biren verranno messi su un AI server Inspur a 8 vie i cui primi campioni saranno disponibili a partire dal quarto trimestre del 2022. Inspur è un fornitore di data center cinese che Gartner colloca tra i primi tre produttori di server al mondo. I primi clienti dovrebbero essere Baidu e China Mobile.

A fine anno potremo vedere i chip Biren nei server Ipsor, sempre cinesi. A molti questo nome non dice niente, ma agli esperti dice molto, se anche Gartner ha messo questa azienda tra i primi tre produttori di server del mondo nella specifica area dei data server.

Il fenomeno potrebbe non essere irrilevante neanche su scala mondiale. L’importanza della competizione nel mondo dei chip per materiali e fabbriche, ma anche vere e proprie guerre, possiamo immaginare che il panorama che ci attende metterà parecchio stress nel mondo del cloud e dei data center. Questo stress creerà nuove opportunità per pochi operatori avvenuti dentro le secrete cose e molte difficoltà in chi, per dimensioni od opacità, non vedono abbastanza lontano rispetto a quanto viene richiesto oggi e nei prossimi mesi.

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Leo Sorge
Leo Sorge
Leo Sorge è laureato in ingegneria elettronica, ma ha preferito divulgare scienze e tecnologie reali o presunte. Ritiene che lo studio e l’applicazione vadano separate dai risultati attesi, e che l’ambizione sia il rifugio dei falliti. Ha collaborato a molte riviste di divulgazione, alle volte dirigendole. Ha collaborato a molti libri, tra i quali The Accidental Engineer (Lulu 2017), Lavoro contro futuro (Ultra 2020) e Internetworking (Future Fiction 2022). Copia spesso battute altrui, come quella sull’ambizione e anche l’altra per cui il business plan e la singolarità sono interessanti, ma come spunti di science fiction.

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