Metaversi aumentati

Ricostruire audio e video in tre dimensioni arricchisce le possibilità della mente umana. Occhiali e lenti a contatto si avviano a diventare una protesi tecnologica e a mescolare realtà, analisi e fantasia in un’unica visione

Non c’è dubbio che il lancio del Vision Pro, il visore per realtà aumentata presentato a maggio da Apple, abbia rilanciato l’industria tecnologica e il relativo dibattito sulle strade del futuro. Il nuovo prodotto, non ancora disponibile al grande pubblico, ha certo rafforzato l’ecosistema Apple. Allo stesso tempo ha alimentato la rivalità con tutto ciò che Apple non rappresenta, in particolare il concetto di “metaverso” al quale Mark Zuckerberg ha dedicato e continua a dedicare enormi risorse, come dimostra il cambio del nome dell’azienda in “Meta”. 

Fa strano dover rilevare che un prodotto da 400 euro (Meta) e uno da 3.500 (Apple) devono avere notevoli differenze, ma spesso molti commentatori sembrano dimenticarlo. Immancabilmente, Guelfi e Ghibellini tecnologici si stanno affrontando in inutili tenzoni tra realtà aumentata e metaverso, principalmente in nazioni che -come l’Italia- non producono tecnologia.

Per comprendere meglio il nuovo dispositivo potete andare alla pagina che Apple ha dedicato al lancio. Per il resto, proviamo a districare la matassa nelle prossime righe.

Lo stack tecnologico è sempre lo stesso

Dal punto di vista degli investimenti in competenze, realtà aumentata e metaverso condividono lo spazio dell’innovazione su Internet e sul Web. Non si trovano da soli, ma insieme ad altri paradigmi come il Web 3.0 e la finanza decentralizzata (DeFi). Non c’è un vero stacco tra il sottostante delle varie definizioni. Queste tecnologie e terminologie, sebbene non siano ancora state completamente standardizzate, condividono in gran parte uno stack tecnologico comune che consente di visualizzare il mondo in tre dimensioni e renderlo fruibile prima, migliorativo del reale poi. 

Ciò apre le porte a un mondo estremamente vasto e variegato, che include colazioni di mondi, mondi non umani e persino l’approccio delle città intelligenti (smart city). Tuttavia, la mancanza di standardizzazione e le diverse interpretazioni di questi termini hanno creato confusione, spesso derivante da motivi storici e dibattiti filosofici.

Le basi del metaverso

In un tentativo di sintetizzare le principali tendenze del settore, vediamo che il metaverso si propone come una sorta di amalgama di mondi tridimensionali, senza i vincoli fisici della realtà tradizionale. Offre aggiunte come la possibilità di teletrasportarsi e la coesistenza di oggetti e artefatti in diversi mondi, seguendo la regola della persistenza. In altre parole, se qualcosa viene rotto in un mondo, tutti i visitatori vedranno quell’oggetto rotto da quel momento in poi, a meno che qualcuno non lo ripari. Questo approccio richiede che gli interessati creino il proprio mondo e lo rendano compatibile con gli altri, consentendo ai visitatori di accedervi. Tuttavia, va notato che questi mondi ricostruiti sono completamente artificiali.

Va detto che ad oggi l’obiettivo finale di mondi coesistenti sembra ancora molto lontano, e una pianificazione chiara per raggiungere tale risultato rimane sfocata. Ciò nonostante, questa direzione ha permesso la creazione di mondi e dispositivi a basso costo, rendendo accessibile a negozi, mostre e case comuni l’opportunità e il sogno di possedere visori e software di realtà virtuale. 

Apple Vision Pro

Torniamo ora alla strategia di Apple. La mamma di tutte le mele ha fatto un pre-annuncio dal quale poco si vede, a parte la qualità e ingegnerizzazione del visore. L’azienda di Cupertino si è concentrata sulla realtà aumentata piuttosto che sulla creazione di mondi virtuali completamente nuovi. Questo approccio permette di sovrapporre informazioni al mondo reale attraverso un visore, offrendo una gamma di informazioni utili, divertenti e di altro tipo. 

Storicamente Apple ha preso delle tecnologie che erano già sul mercato, le ha ingegnerizzate, inserite nella sua rigida governance per trasformarle in prodotti consumer. Anche VisionPro ha seguito questo schema e inizialmente si propone come una spazializzazione dello schermo in chiave virtuale.

Per gli addetti ai lavori nessuna singola componente era da urlo. Anche il prezzo è esattamente a metà tra gli economici visori Quest 2 (in arrivo il Quest 3) e i costosi visori professionali (si pensi a Varjo).

I casi d’uso mostrati sono semplici, appena abbozzati: certamente una scelta voluta, per prendere tempo dal lancio di maggio ‘23 al vero lancio ai primi del ‘24. La fascia degli early adopters è la classica utenza premium di Apple, forse leggermente ampliata.

D’altronde la fascia del mercato gaming e degli e-sport non è la preferita da e verso Apple, quindi da lì per ora non si pesca utenza.

L’annuncio del Vision Pro 

Apple Vision Pro è un visore per la realtà estesa, partendo da quella augmented (realtà reale+ servizi) per andare verso la mixed (realtà reale + realtà virtuale + servizi). Vision Pro viene descritto come il computer del futuro e offre una piattaforma di spatial computing -principalmente l’ampio schermo virtuale- che combina la realtà circostante con elementi digitali. Il visore è dotato di un design di alta qualità, 12 videocamere, 5 sensori, 6 microfoni, display da 4K per occhio e speaker per audio spaziale. 

Il sistema utilizza un pcessore M2 e un chip R1 per una rapida elaborazione delle immagini. Il visore include anche funzioni come “EyeSight” che rende visibili gli occhi dell’utente e la scansione dell’iride per l’autenticazione senza password.

Anche gli strumenti per sviluppatori sono stati identificati da Apple: Xcode, SwiftUI, RealityKit e ARKit, oltre al supporto per Unity e la nuova app di preparazione dei contenuti 3D Reality Composer Pro.

Il device si basa sul sistema operativo visionOS che offre un’esperienza spaziale immersiva, integrando le applicazioni nell’ambiente circostante e accettando comandi direttamente attraverso gesti delle mani e comandi vocali. 

Il lancio anticipato è stato rivolto principalmente agli sviluppatori per esplorare le potenzialità e creare esperienze immersive.

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