Pagamenti digitali, evoluzione guidata dalle norme

Agli italiani piace sempre più la moneta di plastica, ma per il futuro bisognerà attendere le nuove norme europee che regoleranno il modo di come si potrà usare la tecnologia nel mondo finanziario e bancario

Aprire il portafoglio per pagare oggi è fuori moda, basta usare uno smartwatch o uno smartphone su cui è stato attivato un wallet digitale abbinato a una o più carte di credito. Le transazioni per i pagamenti sono nel giro di pochi anni diventate immateriali e questa evoluzione sta sconcertando diverse persone. 

Per passare dal baratto alla moneta la società umana ci ha messo centinaia di migliaia di anni: le prime monete sono apparse in Anatolia, oggi Turchia, all’incirca nel 1.200 a.C., e il loro valore era relativo al materiale, spesso un metallo prezioso, di cui erano fatte. 

Dalle monete di metallo nel medioevo si è passati a utilizzare le “note di banco”, cioè ricevute emesse dagli orafi italiani e fiamminghi che attestavano il deposito presso loro di un corrispettivo di metalli preziosi o denaro: è la prima “virtualizzazione” dall’oro fisico. Bastava una “nota di banco” per ritirare dell’oro da un orafo o da una banca che riconosceva il valore di quel documento. 

La prima banca moderna, il Banco di San Gregorio, fu fondata in Italia nel 1407. Con essa, nacquero e iniziarono a circolare le “banconote”: bastava mettersi in tasca questi fogli di carta e usarli per pagare. Questo sistema è durato sino al XX secolo, quando sono apparse le carte di credito, naturalmente analogiche e lontane dal concetto di pagamento elettronico, ma il percorso di virtualizzazione del denaro stava accelerando. In Italia le prime carte di credito arrivarono dagli Stati Uniti alla fine degli anni 50 e da allora sono diventate sempre più comuni, ma non hanno fatto breccia nel cuore degli italiani tanto che l’Italia staziona nella parte bassa della classifica dei Paesi che utilizzano sistemi di pagamento alternativi ai contanti. 

Alla fine degli anni 90, iniziarono a diffondersi Internet e il commercio elettronico, nascono Amazon, E-Bay e Pay Pal, che posero le basi per la nascita della Fintech, avvenuta per convenzione nel 2009, dopo la crisi finanziaria dell’anno precedente e della messa on-line del bitcoin, la prima criptovaluta a vedere la luce. Come si può evincere il mondo dei pagamenti ha subito una notevole evoluzione negli ultimi anni e l’avvento della Fintech lo sta ancora trasformando. Oggi le opportunità di come effettuare una transazione digitale sono cresciute, anche in Italia si sta assistendo a un aumento nell’uso dei nuovi sistemi di pagamento digitali, specialmente quelli contactless. Nel futuro prossimo venturo come pagheremo beni e servizi? Sistemi biometrici, criptovalute, dispositivi indossabili?

Tanti Pos, transazioni in crescita

Per capire il mercato dei pagamenti digitali bisogna considerare innanzitutto il comportamento e le abitudini delle persone. In Italia le piccole transazioni non sono ancora entrate a far parte del quotidiano: le “monete di plastica” sono ancora viste come un metodo di pagamento per cifre significative, mentre in altri Paesi, specialmente in quelli del Nord Europa o negli Usa, il contante non viene più praticamente usato da un’ampia fetta della popolazione, che non lo usa nemmeno per  l’acquisto dei biglietti dei mezzi pubblici o un caffè. Oggi in Italia ci sono oltre 3 milioni di Pos e i pagamenti digitali hanno quasi raggiunto quelli in contanti: nel 2023 si stima che i consumi in Italia saranno di 1.087 miliardi di euro, con una quota del 40% in modo digitale, con la tendenza a utilizzare questa forma di pagamento in costante crescita. Rispetto al 2022, a fine anno, potrebbe far segnare un più 15%. (Fonte Osservatorio Innovative Payments). 

A contribuire a questo incremento potrebbe avere un ruolo fondamentale l’evoluzione dei Pos, con un aumento dei pagamenti elettronici nell’ambito retail. Oggi è in atto una sostituzione dei sistemi tradizionali con altre soluzioni, più flessibili, che consentono l’utilizzo in modalità prima inimmaginabili. Nei prossimi mesi il mercato sarà “invaso” da software in grado di trasformare uno smartphone o un  tablet in un Pos, delocalizzando il pagamento lontano dalle casse tradizionali. Molti operatori del settore bancario scommettono proprio sulle app per trasformare un qualunque cellulare dotato di antenna Nfc (Near field communication) in un  lettore contactless. Una possibile rivoluzione che sarà in grado di trasformare in modo radicale il mercato dei Pos, accelerando la sostituzione dei vecchi modelli già in atto. A breve, potremmo trovare nei negozi personale in grado di svolgere tutte le operazioni di cassa attraverso un tablet, ma anche avere la possibilità di effettuare pagamenti contactless ovunque: dalla bancarella al mercato all’acquisto di servizi come quelli dei tassisti. Il futuro sarà contactless e wearable 

Psd2 e Open banking

Il mondo Fintech ha subito una costante accelerazione tecnologica in questi anni, guidata da quella legislativa. È un terreno troppo delicato per non avere regole chiare e precise su quello che si può fare e come lo si può fare. Una delle norme che ha permesso di sviluppare nuovi servizi è la Psd2 (Payment services directive 2), una direttiva europea che regola i servizi di pagamento elettronico, entrata in vigore nel 2016 e resa operativa in Italia a settembre 2019, che impone alle banche di aprire i propri sistemi alle terze parti previa autorizzazione dei clienti e mediante l’autenticazione forte dello stesso. 

Questo consente lo sviluppo dell’Open banking, cioè un modello di servizi finanziari che consente ai clienti di una banca la condivisione dei propri dati bancari e delle proprie operazioni con terze parti autorizzate, che possono essere altre banche, fintech o aggregatori. I clienti hanno così l’opportunità di accedere a una offerta di servizi e prodotti molto più ampia, relativi a gestione del risparmio, prestiti e pagamenti, in modo sicuro, veloce e trasparente. Le piattaforme dei diversi attori in gioco possono scambiarsi i dati grazie a specifiche Api (Application programming interface). 

Sono già molteplici i servizi in Italia che sfruttano l’Open banking. Oggi è possibile l’aggregazione dei conti, in modo da avere un quadro completo del proprio patrimonio finanziario, e gestirlo da un’unica piattaforma analizzando i dati  provenienti da più banche e sfruttando analisi finanziarie basate su strumenti di intelligenza artificiale, capaci di comprendere il comportamento e il livello di rischio del cliente, in modo da proporre prodotti e soluzioni su misura. Grazie all’Open banking possono essere effettuate anche transazioni online istantanee senza bisogno di intermediari o carte di credito, riducendo costi e tempi di transazione: i cosiddetti sistemi peer to peer dove uno può inviare denaro direttamente a un’altra persona. Per accedere a questi servizi è necessario scaricare un’app sul proprio smartphone o tablet, e viene offerto da diverse realtà come Satispay, PayPal, Bancomat Pay e Postepay. Le applicazioni sono innumerevoli, si va dai piccoli pagamenti sino ai trasferimenti di denaro tra famigliari e amici.  Il 28 giugno 2023 è iniziato l’iter legislativo della Psd3 che ha l’obiettivo di adeguare il quadro normativo ai cambiamenti tecnologici in atto e alle nuove esigenze dei consumatori e delle imprese. La Psd3 vuole estendere il campo di azione della Psd2 anche al di fuori dalla finanza tradizionale, a nuovi servizi e fornitori, come le criptovalute, le piattaforme di e-commerce  e i servizi di identità digitale; il suo obiettivo è di rafforzare le misure di protezione dei consumatori e, nel contempo, promuovere l’innovazione e l’inclusione finanziaria, armonizzando i quadri legislativi previsti per la moneta elettronica e gli altri servizi di pagamento. Dare vita a una vera e propria Open finance. 

Criptovalute e vita reale

Le turbolenze finanziarie, causate soprattutto da attività speculative, che hanno sin da subito caratterizzato il mondo delle criptovalute non sembrano frenarne l’utilizzo in ambito commerciale. Come forma di pagamento di beni o servizi sta, lentamente, prendendo piede. Un freno all’adozione di questo strumento è ancora la poca immediatezza nell’uso. 

Gli attuali metodi contactless e wearable, che vanno dalla carta di credito a quelli collegati agli smartphone e smartwatch (Apple Pay, Google Pay, Samsung Pay…), sono praticamente istantanei: si appoggiano al lettore e il gioco è fatto. Poi l’uso di riconoscimenti biometrici o di procedure considerate sicure dai gestori dei sistemi di pagamento, possono evitare di inserire pin o firmare le ricevute, rendendo l’operazione molto più veloce. Il pagamento con le criptovalute è leggermente più macchinoso: dal wallet che le contiene si seleziona la criptovaluta, ovviamente quella con il tasso di cambio più conveniente, e semplicemente si inquadra il qr-code che il commerciante mostra. 

Se si ripensa a quando le carte di credito dovevano essere gestite a mano, attraverso un sistema basato su  numeri in rilievo e ricevute di carta copiativa, l’innovazione ha sicuramente migliorato la vita sia per il clienti sia per il commerciante. Sicurezza e certezza del pagamento con le criptovalute sono garantite grazie alla natura stessa della blockchain sottostante. In realtà l’offerta per pagare in criptovalute è molto più variegata, perché gli exchange che operano con esse offrono anche soluzioni diverse, come le carte di credito prepagate che si ricaricano attraverso il proprio wallet e si possono utilizzare in qualunque circuito di pagamento. Per quanto riguarda la facilità di pagamento sul fronte dell’e-commerce è più facile adottare questa moneta virtuale, ma anche qui non sono molte le realtà che accettano criptovaluta, a meno che non si sia nel dark web. 

In Italia l’exchange Coinbar ha stretto accordi con circa 650 negozi, tra cui diverse catene, per aumentare la diffusione di questa forma di pagamento al momento ancora di nicchia. Le cose potrebbero però cambiare con l’entrata in vigore della Psd3. 

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