Industry 5.0: la rivoluzione delle operazioni

Il modello 5.0 ha come obiettivo una nuova gestione dei processi. La tradizionale distinzione tra IT e OT sta subendo una forte disruption già da molti anni, arrivando a comprendere il tempo reale e la coesistenza tra robot ed umani.

Il modello 5.0 ha come obiettivo una nuova gestione dei processi. La tradizionale distinzione tra IT e OT sta subendo una forte disruption già da molti anni, arrivando a comprendere il tempo reale e la coesistenza tra robot ed umani.

Attraverso la raccolta di big data da fonti informatiche e da sensori si può operare sia su base storica, sia in tempo reale, con quest’ultima modalità a rappresentare il nuovo paradigma. Le operations sono quindi diventate un concetto fluido.

L’automazione dell’AI

Il concetto di tempo reale non vive forzatamente nell’ambito di 1-10 microsecondi, ma va adattato al tipo di necessità. Si può operare in tempo reale a distanza breve (private 5G, edge e non cloud computing) e maggiore (satelliti, cloud). Il sistema complessivo può essere automatizzato ed ottimizzato grazie all’AI. 

Allargando lo sguardo, si nota che maggiore è la tecnologia generale, più potenti sono gli attacchi informatici; all’aumentare dell’interconnessione e della virtualizzazione, la  cybersecurity richiede reazioni in pochi millisecondi, quando non proattivamente attivate. 

Spazi per uomini e cobot

L’industria 5.0 integra uomini e macchinari. Già conosciamo magazzini, fabbriche e agricoltura migliorati da robot, droni e veicoli autonomi, sistemi già noti, mentre cresce l’uso dei cobot, collaborative robot, che si alternano con gli operatori umani in uno stesso spazio, spesso angusto.

Questa organizzazione del lavoro promette di rendere resistenti a pandemie, inquinamento e mutazioni sociali. Analogamente, l’adozione del 5.0 aumenta le probabilità di successo e di durata delle organizzazioni.

In ciascuno di questi elementi è quindi evidente la centralità delle operations, ormai fluide. Abbiamo già visto negli ultimi dieci anni l’enorme rimescolamento di IT ed OT nella sorridente rivoluzione dei DevOps e del modello agile, quell’approccio iterativo infinito che sotto sotto dovrebbe essere il motore dell’industria 5.0. Questo approccio è già passato all’automazione ottenuta tramite intelligenza artificiale, quell’AiOps oggi essenziale anche nella cybersecurity già ristrutturata dai DevSecOps.

Attenzione ai chip

Già il 5G, nell’attuale versione, rende le celle dei data center con blade server ed AI a bordo. Nel 5G sembra configurarsi il rischio di una forte incidenza di celle 5G private, ad uso delle singole aziende e non inserite nella rete nazionale ed internazionale.

Nelle reti satellitari l’Europa è forte nella sensoristica ma debole nella trasmissione dati, dove gli statunitensi sono avanti. Nella produzione di chip, affidata a Taiwan e Sud Corea, il reshoring europeo sembra meno potente di quello statunitense, in attesa di quello giapponese (partito con l’iniziativa Rapidus) e delle mosse della Cina (e più in là anche dell’India). Senza chip, ricordiamolo, non c’è IT.

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