Dallo smart working al metaverso

Come cambiano i modelli e le tecnologie per il workspace? I nuovi modelli di lavoro remoto e le nuove tecnologie di comunicazione e collaborazione che li abilitano: offerte, stato del mercato, diffusione, rischi e opportunità.

Negli ultimi tempi la qualità del lavoro è stata al centro di molti cambiamenti, sociali e tecnologici, che hanno aumentato di molto l’adozione di formule di lavoro a distanza (remote), più o meno migliorato (smart). Contemporaneamente c’è stato un rilancio dei social network, che stanno puntando sulla terza dimensione, proponendo il metaverso come nuovo spazio ottimale per il lavoro, la produzione e lo svago.

Il metaverso è una rete interoperabile e su larga scala di mondi virtuali tridimensionali riprodotti in tempo reale, sincrono e persistente da un numero illimitato di utenti contemporaneamente. Questa è la definizione di metaverso dalla quale sembra opportuno partire.

Ovviamente non è l’unica, come vedremo in quest’articolo che si pone principalmente il problema di come le innovazioni stanno migliorando la qualità del lavoro per le aziende ed insieme la qualità della vita degli individui e del pianeta.

Sono molti ad insistere su questi punti, facendo del metaverso un contenitore di proposte spesso disomogenee dove individui, aziende e industria possono sfruttare nuovi processi di business e di vita per restare competitivi in un mercato sempre più variabile. Questo nuovo centro di gravità, con le sue pesanti specifiche tecnologiche, sta già influendo praticamente su ogni settore verticale, dalla comunicazione aziendale all’ottimizzazione della produttività, dalla formazione alla registrazione degli asset.

Certamente non si limiterà a combinare realtà fisica, virtuale o aumentata, ma trasformerà molti elementi funzionali all’interno dei segmenti aziendali e industriali, comprese le vendite, il marketing e le operazioni commerciali.

Lavoro remoto e asincrono

Uno studio Microsoft sul lavoro ibrido pubblicato nel 2021, quindi in piena pandemia e prima dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, definisce il posto di lavoro post-pandemia con modelli ibridi che, per quanto abilitanti al comfort, presentano complicazioni. In quest’ottica, il metaverso verrà considerato come in sede o da remoto? Se riuscirà ad affermarsi come tecnologia per ufficio, sarà messo nella seconda categoria. Tre le questioni principali da risolvere: risorse, superlavoro e innovazione. In molti ripongono la speranza di poter continuare quel percorso di maggior comodità iniziata attraverso il lavoro da remoto, magari con riduzione degli orari. Una tecnologia meglio sfruttata rispetto al passato potrebbe permetterlo senza troppi sussulti. I cambiamenti degli ultimi anni hanno evidenziato che nelle fasi lavorative né creative né collaborative il lavoro remoto rende quanto e più di quello in ufficio. Resta però una sostanziale sincronia di fondo, per cui il flusso di lavoro di chi non è in ufficio deve somigliare molto a quello tradizionale.

Il rischio di superlavoro, o digital overload, è negli occhi di tutti. Fino ad oggi il digitale ha aumentato la quantità di lavoro. Dal punto di vista delle ore di lavoro, l’innovazione ha fallito. I processi sono stati abbelliti, ma non riscritti da zero. La pandemia ha avvicinato le reti sociali che erano già vicine, ma ha allontanato quelle più distanti. Via via, sono diminuite anche le interazioni prossimali. Una ridotta collaborazione riduce anche comunicazione e confronto di idee. Nella rivoluzione dei processi, il Metaverso entra in una zona d’ombra poiché riproduce elementi di assenza e ufficio remoto, e invece di sostituire una delle due modalità, le integra entrambe in un’unica dimensione.

La miglior speranza nel metaverso, o meglio delle tecnologie collegate, è nel lavoro asincrono: un’ottimizzazione dei processi potrebbe separare ciò che è sincrono da ciò che non lo è, permettendo la realizzazione di una parte del lavoro in orari personalizzati senza che il flusso reale sia alterato. Di questo si è occupata, tra gli altri, Sony, che ha generato l’indagine e la serie di videocast dal titolo “Asynchronous Working”. Il sondaggio, commissionato da Sony Professional Displays & Solutions, è stato condotto da 3Gem tra il 4 e l’11 aprile 2022 e completato da 3000 impiegati in Francia, Germania, Spagna, Italia, Polonia e Regno Unito (500 partecipanti per nazione). In sintesi, il 42% dei dipendenti crede nel futuro del lavoro asincrono, il 61% lo ritiene più equilibrato del modello attuale e il 35% concorda sul miglioramento dei risultati complessivi. Certamente la realizzazione di questi nuovi modelli di lavoro richiede una forte capacità di riorganizzare processi in modo sicuro e anche una fortissima fiducia tra colleghi e verso la dirigenza. Ovviamente non è necessario entrare in un mondo virtuale per riscrivere i processi aziendali in senso asincrono.

Un mondo a 3D

Parlare di mondi più o meno virtuali equivale a ritenere il metaverso una collezione di luoghi simili a quelli fisici. Riprodurre luoghi in 3D, siano essi in realtà virtuale o come realtà aumentata, richiede una capacità di elaborazione e di banda passante che oggi non esiste. E’ questo un discrimine tra le varie proposte che identificano il metaverso come luogo migliorato per svolgere la propria attività, professionale o commerciale.

Tra chi parla di luoghi c’è anche Mark Zuckerberg, demiurgo di Meta, che ritiene essenziale l’immersione tridimensionale attraverso una propria rappresentazione digitale, l’avatar. Anche Gartner definisce un metaverso come uno spazio condiviso virtuale collettivo, creato dalla convergenza di realtà fisica e digitale, con eventuali migliorie.

Ma c’è chi non la vede come loro e pensa che il metaverso sia una realtà bidimensionale. Ad esempio l’inventore della definizione di Web 2.0, Tim O’Reilly, lo vede più un’evoluzione di Zoom, Google Meet, Microsoft Teams, Twitch, Discord e tutti gli altri strumenti di lavoro che amplificano e sfruttano al massimo le potenzialità della collaborazione tra persone. O’Reilly comprende che esistono anche altri altri vettori di cambiamento quali la realtà aumentata e virtuale, il gaming, l’AI e il Web3, che possono confluire in un avanzamento tecnologico generale dal nome metaverso. Ma il successo principale lo vede basato sull’interazione tra persone grazie a processi nuovi.

Le piattaforme di collaborazione immersiva

In questa direzione va un report personalizzato per DXC Technology, Neat, che chiama questo settore Advanced Digital Workplace Services. L’analisi valuta la capacità dei fornitori nella creazione di servizi, nella loro esecuzione e sull’uso di prodotti Microsoft. I due assi principali sono la “capacità di fornire vantaggi immediati” e la “capacità di soddisfare i requisiti futuri dei clienti”.

La struttura a quadranti identifica quattro categorie: Leader, High Achievers, Innovators e Major Player. I fornitori valutati sono: Atos, Capgemini, Cognizant, CompuCom, Computacenter, CSS Corp, DXC Technology, Fujitsu, Getronics, Infosys, LTI, Mindtree, Mphasis, NTT DATA, TCS, Tech Mahindra, T-Systems, Unisys e Tecnologie Yash.La collaborazione immersiva di DXC si vede nella sua piattaforma, sviluppata con Virbela. Vengono subito alla mente alcuni vantaggi, ad esempio il teletrasporto e l’audio controllato. Nelle piattaforme di questo tipo puoi spostarti senza alcun imprevisto né ritardo all’appuntamento successivo. Ogni incontro può essere tenuto in sale pubbliche o private, ed in queste ultime i contenuti, come la voce o le immagini, non oltrepassano le porte o le finestre, come succede nel mondo reale. Ovviamente anche i mondi virtuali possono essere oggetto di un attacco hacker, con lo stesso rischio di qualsiasi altra situazione. La nuova collaborazione, inoltre, porta l’abbattimento del carbon footprint e l’abitudine al cambiamento culturale.

La diffusione delle tecnologie di metaverso

Con l’aumento degli investimenti nel metaverso, cresce anche il numero di opportunità di business. Misurare questa opportunità può essere una sfida perché il metaverso rappresenta essenzialmente un nuovo mercato e, secondo alcuni, una nuova economia. Questo è uno spazio digitale in grado di replicare, o creare, tanti prodotti e servizi quanti sono privati ​​e aziende sono pronti a supportare.

Forse per questo motivo le previsioni di crescita variano ampiamente. Per indicare una delle stime, secondo Bloomberg Intelligence le opportunità di mercato per il metaverso nel 2024 potrebbero avvicinarsi a 800 miliardi, mentre nel 2020 erano valutate 500 miliardi di dollari. McKinsey si spinge più oltre nel tempo ed afferma che potrebbero raggiungere persino i 5.000 miliardi entro il 2030.

Queste e altre stime, come la penetrazione delle tecnologie in azienda, sono oggi fortemente aleatorie ed è relativamente utile usare il bilancino. Quel che è certo è che la tecnologia avanza e che il vecchio mondo fisico dovrà coordinarsi con le possibilità remote e virtuali. Le nuove capacità di elaborazione stanno cambiando il processo produttivo e la sua automazione, che -grazie appunto all’AI e al virtuale- offrono grandi possibilità di miglioramento.

Indipendentemente dalle previsioni di crescita, quindi, gli sviluppi nel metaverso vanno monitorati da tutte le aziende. Molti settori sono già nel metaverso e i primi utenti potrebbero avere un vantaggio competitivo. Benesch ha condiviso una lista di settori, con alcuni case study, nei quali c’è già molto metaverso.

Saremo tutti Versonauti

Il visitatore di mondi virtuali più o meno immersivi possiamo chiamarlo “versonauta”. A ciascun Versonauta sarà data visibilità di una collezione di mondi virtuali con sensazione di presenza che si possono visitare con varie tecnologie più o meno coinvolgenti, dai visori/occhiali a guanti e tute, ma anche da strumenti meno sofisticati come schermi singoli.

I vari mondi virtuali tridimensionali verranno rappresentati in tempo reale e persistente da un numero illimitato di utenti con una sensazione individuale di presenza, e con continuità di dati, come l’identità, la storia, i diritti acquisiti, gli oggetti, le comunicazioni e i pagamenti.

L’identità di ciascun individuo verrà affidata ad una sua rappresentazione detta avatar. I pagamenti avvengono con particolari monete digitali dette criptovalute. Il prefisso “cripto” non fa riferimento alla valuta, bensì al protocollo di trasmissione che è criptato (anche se in italiano si preferisce dire “cifrato”). Gli oggetti del metaverso, più o meno complessi e non identici tra loro, sono detti NFT (token non scambiabili tra loro), per indicare la differenza rispetto alle unità di conto, come Bitcoin o Ethereum, che invece sono scambiabili.

Senza visore: smart city, robot e auto

Diversa è la situazione dell’inserimento nel metaverso tridimensionale di non umani quali macchinari di fabbrica o robot (automobili, droni etc). I robot ovviamente non hanno bisogno dei visori, ma solo dei calcoli necessari a svolgere i loro compiti senza interferire con altre realtà (macchine o umani). La differenza non è irrilevante, in quanto la riproduzione della visione umana si mangia gran parte delle risorse di elaborazione e di rete. Ne consegue che un metaverso di soli robot può realizzarsi prima di uno che integri gli umani. Ecco perché le aziende che operano nei settori industriali eseguono processi molto avanzati.

Ideale per il B2B

Oltre che per il dipendente o il libero professionista, secondo JP Morgan il metaverso fornirà un’enorme opportunità per le imprese business-to-business. Un produttore che deve scegliere nuove parti per le sue apparecchiature o per la produzione oggi riceve una brochure fisica o un PDF mail con immagini 2D statiche e descrizioni di tipo testo, quindi dei campioni che deve valutare con una preserie. Nel metaverso si ha a disposizione un vero e proprio digital twin del prodotto, che può essere testato in un ambiente virtuale, in modo molto più completo della preserie e a costi e tempi inferiori. Il complesso “gemello digitale” della fabbrica può testare come i sistemi robotici interagiranno con l’ambiente fisico nella realtà.

Rischio o opportunità

I componenti del metaverso continuano ad evolversi molto rapidamente. È difficile basare una strategia di business in una situazione così mutevole. Tuttavia non sembra si possa parlare di rischio. L’azienda moderna è digitale e data driven, qualità che possono essere raggiunte solo con elevati investimenti. I costi e i rischi di fare un passo in più, sviluppando anche ipotesi sui futuri modelli di business per poi investire in tecnologia idonea, sono relativamente bassi. Invece il rischio asimmetrico di restare indietro è molto alto, per cui il necessario investimento incrementale è facilmente accettabile.

I lavori del metaverso

Abbiamo visto i cambiamenti attesi nella struttura del lavoro, più o meno remoto e asincrono. Ma come cambieranno le tipologie? C’è chi ha sviluppato una mappatura dei possibili nuovi lavori disponibili nel metaverso. Ad esempio, John Radoff ha sviluppato un catalogo in sei categorie centrali: creatori, costruttori, esecutori, partecipanti, organizzazioni e loro membri e anche… pontefici! Ampliando il metaverso a considerare anche il Web3 e la realtà aumentata, le innovazioni assolute sono le DAO e proprio i “pontefici”.

Partiamo dalle organizzazioni, che comprendono comunità e DAO. Aumenterà il numero di posti di lavoro per community manager, supporto clienti, moderatori, evangelisti, influencer, consulenti e curatori. Il metaverso sta poi ospitando organizzazioni interamente gestite in software, le DAO (digital autonomous organisations), seguendo principi più del cosiddetto Web 3 o della finanza decentralizzata secondo la blockchain.

Delle tecnologie di rappresentazione del mondo destinate agli umani, avremo varie proposte come realtà virtuale e realtà aumentata che interagiranno con la realtà fisica. Quest’ultima è la sfida che dovrebbe arrivare con forza da Apple. Lo scambio di informazioni e visualizzazioni tra fisica, virtuale ed aumentata sarà gestito da specialisti detti “pontefici” (bridger), ovvero esperti. Sarà richiesto un gran numero di persone per implementare gemelli digitali, geotagger, cartografi, naturalisti, mappatori spaziali, storici, analisti del traffico, esperti di salute pubblica e sicurezza, fornitori di dati, mappatori spaziali.

Conclusioni

La tecnologia è un modo per spostare la soluzione di un problema in un altrove che lo renda più semplice. Chi usa bene una determinata tecnologia sposta la competizione più in alto. Usare la tecnologia senza cambiare il processo produttivo aumenta i costi e riduce il controllo. Il vero vantaggio è però quando comprendiamo la nuova tecnologia e riscriviamo i processi per sfruttarla al meglio.

Metaverso è un nome marketing per eseguire le attività con la massima capacità di sfruttamento dei dati e di previsione degli inconvenienti. Non è rilevante sapere oggi quale sarà la tecnologia di visualizzazione (più o meno sensoriale) del futuro: è importante capire che almeno per qualche anno sarà più produttivo seguire le tecnologie sotto la forma promessa da uno o più fornitori di servizi per il metaverso, purché di comprovata esperienza.

Il nodo di tutto, oltre alla comprensione della tecnologia e della matematica retrostante, è sempre la capacità di riscrivere il processo secondo le tecnologie che via via si renderanno disponibili. Nei prossimi anni, uscire dal metaverso degli investimenti sarà possibile, ma costoso e rischioso.

 

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