lunedì 28 Novembre 2022
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Ripensare la proprietà intellettuale per innovare

Per Huawei, l’alchimia della proprietà intellettuale chiede una stechiometria che lasci la quantità per abbracciare la qualità

Il sistema complessivo di assegnazione dei diritti attraverso le proprietà intellettuali è vecchio e va cambiato.

Anche i risultati ottenuti durante la pandemia hanno mostrato che andiamo verso sfide che non possono essere affrontate con i vecchi principi e che bisogna impostare un nuovo modello di condivisione.

La proprietà intellettuale non è messa in discussione, ma deve continuare a essere garantita attraverso principi diversi. Se, storicamente, si è impostato un discorso sulla quantità dei brevetti, oggi servirebbe una valutazione della qualità dei singoli brevetti.

È questo il dibattito rilanciato da Huawei durante l’evento Broadening the Innovation Landscape 2022. Ci si chiede se una nuova proprietà intellettuale potrà essere il vero motore dell’innovazione post-Covid e in tempo di guerra.

Si può condividere l’innovazione salvaguardando la proprietà?

Su questo argomento le domande sono molte, ma la prima risposta è unica e chiara: non con il sistema attuale. Serve un nuovo approccio, che sia impostato su valore o qualità, che filtri non solo il passato e il presente ma anche l’approccio dei patent pool.

La sfida sociale di oggi è molto diversa da quella del passato e non si può eludere la necessità di condivisione internazionale.

La condivisione richiede però una attribuzione di valore molto forte. Se finora si è puntato molto sul numero di brevetti poco qualitativi e spesso con piccole differenze, oggi questo approccio va ribaltato.

La Cina propone le sue innovazioni di processo

In parte il sistema brevettuale cinese ha apportato innovazioni che hanno aumentato efficienza e qualità, oltre ovviamente al numero, alle patents garantite.

“La Cina è partita dal sistema occidentale dell’IP per poi migliorarlo verso le necessità cinesi”, ha detto Tian Lipu, President of International Association for the Protection of Intellectual Property (AIPPI) China, and former Commissioner of the China State Intellectual Property Office.

Un numero interessante lo ha fatto Alan Fan, Head of Intellectual Property Rights Department of Huawei: “Ora impieghiamo 13 mesi per ottenere un brevetto”. Il veloce sistema può aiutare anche in altri patent systems:

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Alan Fan, head intellectual property rights department di Huawei

“abbiamo sviluppato molti progetti congiunti per la gestione dei brevetti in varie parti del mondo”.

Oggi Huawei è numero uno in Cina per brevetti, con “licencees” anche negli US, oltre che in Europa. Particolare importanza hanno i brevetti nel 5G, ma anche, tra gli altri, IoT, connected and autonomous car e smartphone.

“Le crisi non sono più né cicliche, né sistemiche – ha precisato Manuel Desantes, Former Vice President, European Patent Office – . Nell’era cognitiva che stiamo vivendo si è passati da prodotti tangibili a prodotti intangibili”

Liu Hua, Direttore del World Intellectual Property Office in Cina, ha ricordato le recentissime parole del presidente Xi Jinping, che rilancia l’impegno della Cina “nella promozione di un ambiente aperto, leale, equo e non discriminatorio verso lo sviluppo scientifico e tecnologico”

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Liu Hua, director world intellectual property organization office in China

Un taglio col passato

Audrey Yap, Managing partner della singaporiana Yusarn Audrey, ha ben riassunto la situazione odierna: “la pandemia ha mostrato che c’è un enorme spazio non esplorato nella condivisione e combinazione di esistenti licenze; allo stesso tempo, qual è il reale valore delle IP nelle quali si sta investendo?”.

È chiaro che per questa nuova chimica dell’innovazione serve una nuova formula stechiometrica che venga usata non solo in futuro, ma anche come filtro del passato. Una vera rivoluzione.

Anche le forme di coordinamento già esistenti devono trovare nuovi equilibri. Mattia Fogliacco, direttore del Gruppo Sisevel, si è soffermato sui patent pools.

Per essere adatti al periodo che stiamo vivendo, i consorzi di scambio brevetti nello stesso campo devono oggi portare vera innovazione e riguardare tecnologie veramente utili ad un prezzo corretto.

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Mattia Fogliacco

I giovani sono al centro dell’innovazione

Tra le iniziative confermate troviamo la Top Ten dei giovani innovatori.

Per la presenza di un ex-aequo, l’edizione 2022 ha visto 11 premiati. L’evento dedicato all’intellectual property ha presentato le migliori innovazioni di Huawei lanciate tra il 2020 e il 2021.

Tra queste ci sembra interessante sottolineare l’AI multiplier architecture, il Behavior decision model for autonomous driving, la soluzione per l’IP deterministico, le antenne per Indoor Base Stations e il Dynamic Spectrum Sharing in 5G.

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“Solo a ShenZhen ci sono oltre 50 mila celle e una qualsiasi miglioria sarebbe di grande importanza per il risultato complessivo”, ha detto Xi Zheng, tra i giovani innovatori presentati al grande pubblico dell’evento.

Tra i vari sviluppi utili per l’intelligenza artificiale troviamo anche lo speciale moltiplicatore ideato da Yunhe Wang.

Non tutti i brevetti saranno più uguali

In conclusione, è solo filtrando il passato e semplificando il futuro che si incentiva la condivisione che migliora la società.

Se sburocratizzare e uniformare i sistemi è solo un problema di volontà, l’assegnazione retroattiva di una nuova scala di valori che sostituisca la quantità dei brevetti con una soggettiva misura di qualità è molto più difficile, quasi impossibile.

Ma il messaggio è chiaro: il vecchio sistema non verrà più accettato passivamente com’è stato finora.

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