Le startup modello di innovazione concreta

Valentina Sorgato, Amministratore Delegato di Smau, in questa intervista esclusiva a bizzIT.it, ci guida nel mondo dell’innovazione e delle startup, spiegando il ruolo di intermediazione svolto da Smau.

Valentina Sorgato, Amministratore Delegato Smau
Valentina Sorgato, Amministratore Delegato Smau

Valentina Sorgato è dal 2018 Amministratore Delegato di Smau. È stata inserita nella classifica Forbes tra le 100 donne italiane di maggior successo del 2019 e nel 2020 tra le 150 della community di Unstoppable Women.

Cos’è Smau oggi?

Smau è una piattaforma di incontro tra domanda e offerta di innovazione per le imprese.

Che legame c’è tra innovazione e tecnologia?

Il tema dell’innovazione è più ampio di quello tecnologico ed è applicabile a molteplici aspetti. Per esempio, significa anche rinnovamento dei modelli di business.

Le aziende italiane hanno faticato a capire in che modo percorrere la strada dell’innovazione, anche dal punto di vista tecnologico. Oggi le startup mostrano un modo concreto per rispondere alla domanda di innovazione e rendono più semplice comprenderne i possibili benefici.

Qual è la carta di identità delle startup italiane?

C’è un’incomprensione diffusa su ciò che le startup sono.

Startup, per Smau, rappresenta un modello e non significa necessariamente un’azienda appena nata. Ovviamente ci sono imprese giovani, ma startup è anche una PMI che, dopo vent’anni, decide di cambiare significativamente la propria offerta, sviluppando nuovi prodotti o servizi per rispondere alle esigenze dei propri clienti con una forte componente di innovazione, non necessariamente solo digitale.

L’investimento nel mondo delle startup di Smau, avviato ormai una decina di anni fa, ha rappresentato un cambiamento di approccio nel modo di proporre innovazione, per rispondere concretamente alle reali esigenze delle imprese.

Cosa intende con “reali” esigenze?

Il mondo dell’impresa italiano è fatto prevalentemente da piccole aziende, a volte ancora a dimensione padronale, che vogliono, innanzitutto, capire i benefici concreti dell’innovazione, che è quello che gli mostrano le startup.

Penso che negli ultimi anni i grandi vendor tecnologici abbiano perso un’occasione, auto limitando il loro ruolo a quello di operatori commerciali e continuando a portare avanti un dialogo improntato su temi tecnologici: data center, business intelligence e così via, che l’imprenditore italiano non ha mai compreso bene.

In Italia qual è il principale ostacolo all’innovazione?

Il vero ostacolo all’innovazione resta di tipo culturale perché va ancora pienamente capita l’importanza dell’innovazione. Quando un imprenditore o l’Amministratore Delegato credono in un progetto di innovazione i problemi di investimento economico o di tipo tecnologico vengono sempre superati.

Nell’ultimo anno e mezzo questo messaggio è diventato più evidente perché le aziende che non avevano innovato hanno sofferto molto di più.

In che modo Smau svolge il compito di intermediazione?

Bisogna partire dalla domanda ovvero dalle imprese e tenere sempre ben presente la natura del mondo produttivo italiano per approccio e dimensione. Non è utile cercare di prendere a modello le aziende tedesche o americane, che operano secondo logiche diverse.

In Italia, esiste un folto panorama di aziende piccole, con un business solido e un’intensa attività con i mercati esteri che, tuttavia, non sono strutturate a livello organizzativo. Per convincere queste realtà a investire in innovazione è essenziale dimostrare loro i benefici che derivano da questa scelta. E questo è il ruolo di Smau.

Chi è il vostro interlocutore in azienda?

Il nostro interlocutore ideale è l’innovation manager che, tuttavia, troviamo solo nelle grandi aziende.

Nelle piccole aziende, e spesso anche nelle medie aziende, l’interlocutore è una figura che riveste ruoli differenti, persino molteplici. Può trattarsi di una figura manageriale, del responsabile finanziario, a volte del figlio del proprietario o di un’altra figura professionale. A prescindere dal ruolo che riveste, si caratterizza per essere curioso, stimolato dall’innovazione e portato ad affrontare le decisioni in modo pioneristico e a testare nuovi approcci all’interno dell’azienda.

La nostra esperienza ci mostra che, una volta che i benefici vengono messi in evidenza, l’innovazione diventa una scelta culturalmente condivisa all’interno di tutta l’azienda.

Inseguire le aziende vi ha portato negli anni a delocalizzare la vostra presenza?

Proprio perché in Italia l’impresa è di piccole dimensioni, già a partire dal 2008 abbiamo deciso di portare Smau a casa delle imprese per stimolarle verso l’innovazione. Da questa scelta è nato il roadshow di eventi distribuiti sul territorio italiano.

A ciò ha fatto seguito la volontà di estendere la portata di Smau anche a livello internazionale che ha dato origine, a partire dal 2015, a Smau Berlino e, dal 2018, all’evento di Londra. Nel 2020 eravamo già pronti per una nuova apertura a Parigi, ma siamo stati bloccati dalla pandemia.

L’evento annuale di Milano rimane il momento di sintesi nazionale e internazionale di questa attività.

Un modo di portare un “altro” Made in Italy nel mondo?

L’Italia è un Paese meraviglioso e c’è una grande voglia di Italia.

È importante avere più coraggio nell’approccio verso i mercati internazionali. Organizzando Smau Berlino abbiamo avuto una grande accoglienza e abbiamo scoperto, per esempio, che i tedeschi hanno molta voglia di lavorare con Italia, ma poche occasioni per conoscere le aziende italiane che sono poco presenti nei contesti internazionali.

Noi facciamo conoscere a realtà quali Mercedes o Deutsche Bank un Made in Italy fatto di aziende di ogni settore, grandi e piccole, accomunate dall’innovazione.

Che conseguenza ha avuto il Covid sulla vostra attività?

Il Covid ha forzato le aziende a cambiare le loro dinamiche di interazione. Noi abbiamo portato avanti la nostra attività di affiancamento ai temi dell’innovazione delle aziende mediante tavoli di lavoro digitale e incontri online, continuando a creare nuove occasioni di partnership.

Siamo pronti a riprendere gli eventi in persona e i prossimi 12 e 13 ottobre 2021, a Milano, Smau tornerà in presenza per la sua 58esima edizione. Nel 2022 riprenderemo anche gli appuntamenti all’estero.

La componente di incontri in modalità digitale che si è affermata in questo periodo proseguirà. La fisicità resta, a mio modo di vedere, un requisito essenziale per il primo incontro e per avviare nuove relazioni ma, certamente, questi ultimi mesi hanno dimostrato anche agli interlocutori più restii, come per esempio la PA, che il canale digitale è efficace per coltivare le relazioni professionali.

Una volta creato il contatto come prosegue il vostro ruolo?

Continuiamo a restare accanto alle aziende fino a quando la nostra presenza può aiutare a far diventare efficace una collaborazione. Alla fine diventa un ruolo quasi di mediatori culturali, perché la grande azienda ha linguaggi diversi dalla piccola e il nostro ruolo continua ad avere un significato fino a quando non si crea una relazione diretta e solida tra le diverse realtà.

Avete mai pensato di estendere il vostro ruolo per diventare incubatori o acceleratori?

Incubatori e acceleratori rappresentano una parte dell’ecosistema in cui ci muoviamo e a cui non ci vogliamo sostituire. Il nostro obiettivo resta quello di indirizzare un’azienda verso il suo partner ideale restando una piattaforma di incontro per facilitare il primo contatto

Prevedete di introdurre novità nella vostra piattaforma?

Gli ingredienti necessari per svolgere efficacemente il nostro ruolo ci sono già tutti.

Vorrei ricordare, per esempio, Smau Academy (https://www.Smauacademy.it), la piattaforma gratuita dedicata a imprenditori, manager e professionisti italiani da cui eroghiamo contenuti di aggiornamento professionale. Siamo presenti con Podcast su Spotify e iTunes, con oltre 50mila download all’anno.

Possiamo citare qualche caso reale di successo?

Il Gruppo Angelini è conosciuto soprattutto come azienda farmaceutica, ma la sua attività è molto più ampia e spazia dai detergenti per la casa (per esempio i brand Amuchina e Ace) agli assorbenti (Lines, Pampers, Tampax).

Angelini ha creato al suo interno una funzione dedicata all’innovazione e si appoggia alla piattaforma Smau per arricchire il “network” dell’innovazione ed entrare in contatto con realtà innovative. Recentemente, li abbiamo messi in contatto con Narvalo, uno spin-off del Politecnico di Milano, perché stavano cercando nuovi materiali per la realizzazione di mascherine per la protezione delle vie respiratorie.

La capacità di investimento in Ricerca e Sviluppo non manca a un’azienda come Angelini che, tuttavia, ha deciso di seguire la strada dell’Open innovation per trovare più rapidamente sul mercato una soluzione che rispondesse alle sue esigenze.

Favorite anche l’aggregazione tra soggetti?

Negli ultimi mesi stiamo riscontrando un grande interesse nel guardare ad altre imprese per fare co-innovazione perché i competitor delle aziende italiane sono negli USA come in Cina e le piccole realtà hanno l’esigenza di fare massa critica per trovare nuovi sbocchi di mercato e poter competere a livello internazionale.

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