La questione si fa difficile. Perché se parliamo di robotica applicata all’automazione industriale, dove grazie a capacità sempre più legate all’intelligenza artificiale i robot sono ormai in grado di garantire miglioramenti produttivi rilevanti, difficilmente replicabili dagli umani, i parametri e i Kpi legati all’efficienza sono abbastanza semplici da definire e da ottimizzare. Ma se ci addentriamo, come sta accadendo ora con la crescita del nuovo business della robotica legato a umanoidi “da compagnia”, nell’area dedicata e inesplorata, per la tecnologia, dei sentimenti come l’affetto, il possesso, la cura, la gelosia o l’ amicizia e il gioco per i bambini; o per lenire il dolore di adulti alle prese con una solitudine che nelle attuali società, soprattutto in quelle cinesi e orientali in genere, è arrivata a livelli preoccupanti, beh, allora le questioni sono molto più complesse e si estendono dall’ambito numerico-prestazionale a quello umano-psicologico ben più difficile da prevedere nelle sue complesse dinamiche evolutive.
Klara e il Sole: la letteratura anticipa i robot umanoidi
Ben cinque anni, fa, era il 2021, “Sir” Kazuo Ishiguro, il noto scrittore britannico di origine giapponese, premio Nobel per la letteratura 2017, scrisse un delicato libro dal titolo “Klara e il sole” che, nella sua struttura narrativa, prefigurava le complessità relazionali insite in un rapporto tra robot e persona. Klara, il robot, appartiene alla penultima generazione di umanoidi disponibili all’acquisto, e quindi con alcune feature mancanti rispetto agli ultimi modelli. Tuttavia Klara, esposta in una vetrina dalla quale ogni giorno si stupisce e trepida per le meraviglie del mondo che vede là fuori, come ad esempio le ombre disegnate dal sole (dalla cui energia è alimentata) sul palazzo di fronte, dispone di una sensibilità, curiosità, di una voce ingenua ed empatica, timida, che si farà voler bene dalla quattordicenne Josie. Klara è una AA, un tipo di “Amico Artificiale” che, pur non possedendo le caratteristiche più evolute degli ultimi modelli, sente di appartenere a Josie (e da lei ricambiata), questa ragazzina vivace e sensibile che però è afflitta da un male oscuro (…). Un rapporto intenso fatto di allegrie e tristezze che si snoderà in un’analisi della complessità di una relazione in cui in gioco ci sono valori importanti legati all’amore, al senso di sacrificio e alle varie sfaccettature del cuore umano di cui Klara coglie le sfumature e che rappresentano le fondamenta del rapporto tra robot e bambina. Un libro bello e delicato che può esemplificare certamente i territori difficili nei quali questa generazione di robot oggi incomincia a muoversi, sistemi finalizzati alla “compagnia dell’essere umano”, a un rapporto che si sviluppa nella vita e nell’esperienza di tutti i giorni.
Robot da compagnia: costi e rischi psicologici
Sono macchine che per circa 20.000 dollari (prezzo base a crescere) assicurano “compagnia emotiva”; mansueti, morbidi in silicone, con una estetica accattivante, questi sistemi sono destinati a entrare nella delicata sfera dei rapporti umani. Pensiamo all’affetto che potrebbe generarsi tra questi robot e bambini alle prese con le loro curiosità, giochi, paure, affetti; o anche a persone sole, magari anziane e fragili e desiderose di compagnia. Quanto, in prospettiva, ad esempio un utilizzo non propriamente corretto di algoritmi di intelligenza artificiale a bordo di questi sistemi potrebbero condizionare le persone e renderle dipendenti da questo rapporto? Per non parlare poi della sfera sessuale dove, inevitabilmente, queste macchine, pensate specificatamente per la soddisfazione personale, potrebbero generare nuovi isolamenti di individui che troverebbero soddisfazioni affettive e fisiche in un rapporto esclusivo e chiuso con un robot. Quali impatti, se tutto ciò avvenisse nei grandi numeri, potrebbero generarsi sulle società e sulle relazioni umane?
Il futuro dei robot secondo McKinsey: al nostro fianco dal 2040
Oggi disponiamo di elevata tecnologia in grado di creare una capacità, nei robot, di complesse relazioni: dialoghi, estetica, intelligenza, conoscenza, intraprendenza…ci sono tutti i presupposti perché queste macchine possano diventare, soprattutto per i soggetti più fragili, quel “porto sicuro” che nella vita non è così semplice e scontato trovare. Il rischio di un inaridimento nei rapporti interpersonali è esistente. McKinsey prevede che dal 2040 nuove generazioni di robot saranno stabilmente a fianco delle persone nel loro lavoro e nella vita quotidiana, ragionando, valutando opzioni, prendendo decisioni, seguendo una curva che cresce sulla direttrice di nuove e sempre più evolute capacità analitiche, relazionali e prestazionali, e un’altra curva che decresce, sul fronte dei prezzi e della possibilità economica di dotarsi di questi robot. La letteratura ci dice poi, rassicurandoci, che saranno sempre più loro ad occuparsi di ripetitività e di attività noiose, lasciando a noi tempo e valore. Tuttavia non è oggi possibile prevedere con certezza gli impatti della relazione robot-umani e i livelli di dipendenza che si vanno costruendo. Robot dalle caratteristiche fisiche e dalle competenze evolute si specializzeranno in diversi ambiti: potranno ad esempio occuparsi negli ospedali e in ricoveri di persone fragili e anziane, soddisfacendo tutte le necessità di aiuto e supporto, sia fisico sia emotivo. E anche negli ambienti domestici, la conoscenza da parte dei nuovi robot delle abitudini di vita, culturali, di divertimento degli esseri umani, arricchiranno di sapere ed esperienza, attraverso algoritmi di AI, questi sistemi, diventando sempre più presenti, affidabili e “di famiglia”.
Un mercato da 340 miliardi di dollari: quali contromisure
Che fare quindi? Stiamo prefigurando un futuro che arriverà oppure siamo solo nel campo della letteratura e della fantascienza? In realtà stiamo parlando di un mercato molto concreto. La robotica general purpose oggi, secondo McKinsey, è stimata a un valore di mercato di circa 1 miliardo di dollari ma entro poco più di un decennio, le ipotesi parlano di un valore di 340 miliardi di dollari, con la Cina a guidare le crescite maggiori. I motivi di questa accelerazione risiedono nell’evoluzione di queste tecnologie che, prevedono i ricercatori, supereranno le attuali limitazioni legate alla mobilità e alla destrezza dei robot umanoidi, alla durata delle batterie, alla sicurezza e ai costi. Mentre continuano i progressi nell’area dell’AI. Si avvicina quindi il passaggio, per queste macchine, dall’attuale fase di nicchia a una diffusione capillare. Contromisure? Le solite che dovrebbero contraddistinguere il nostro rapporto con le tecnologie per non essere sbilanciato a favore di quest’ultime: non perdere di vista il valore che negli anni ha costruito la nostra persona attraverso le proprie esperienze e le conoscenze, cose che hanno contribuito a definire la nostra identità nel mondo e nelle relazioni con le persone. Dando a questi sistemi un ruolo di supporto e di complementarietà alle priorità che soltanto noi possiamo fissare nella nostra vita.

