L’innovazione digitale, con le sue declinazioni come l’intelligenza artificiale, l’IoT, l’automazione, il metaverso e tutte le tecnologie legate al mondo dell’IT, giocano ormai un ruolo strategico in numerosi ambiti e la sanità rappresenta uno dei terreni più fertili dove queste soluzioni possono fare la differenza. Si parla, dunque, di Sanità Digitale, un concetto che riguarda l’applicazione delle tecnologie digitali a supporto dell’innovazione del sistema sanitario per rendere più efficace l’erogazione dei servizi, snellire la comunicazione tra strutture sanitarie e cittadini, semplificare i sistemi di prenotazione e molto altro fino ad arrivare all’automazione degli interventi chirurgici con la loro gestione anche il remoto. Ad esempio, secondo un recente report di Statista, il mercato globale dell’intelligenza artificiale applicata al settore sanitario, che nel 2021 valeva circa 11 miliardi di dollari, si stima possa raggiungere quasi i 188 miliardi di dollari nel 2030 con un tasso di crescita annuo del 37%.
Sanità tra metaverso e intelligenza artificiale
In Italia abbiamo già il primo esempio di metaverso applicato alla sanità ed è stato realizzato dall’Azienda ospedaliero-universitaria di Cagliari, una “struttura” virtuale nella quale i pazienti potranno recarsi anche se a distanza utilizzando dunque i servizi che offre la sanità come se si fosse in presenza. La fotografia del metaverso applicato alla sanità è stata scattata da uno studio di Boston Consulting Group dal titolo “The Health Care Metaverse is More Than a Virtual Reality” che sottolinea come le tecnologie come la realtà estesa (realtà aumentata, realtà virtuale e realtà mista, o AR, VR e MR, collettivamente denominate XR) nell’assistenza sanitaria vengono utilizzate in diverse applicazioni diagnostiche e terapeutiche, nonché nella formazione medica e in riunioni e conferenze. Le aziende stanno anche sperimentando la blockchain per applicazioni che spaziano dalla verifica della supply chain all’archiviazione e alla gestione dei dati sanitari. Con la transizione delle cure verso la prossimità, sempre più vicini alla casa del paziente, le nuove tecnologie e il digitale assumono una rilevanza fondamentale. In quest’ottica il metaverso permette di allargare in maniera significativa le modalità di diagnosi, definizione ed erogazione delle terapie, rendendo più egualitario l’accesso alle cure. La ricerca del PoliMI dal titolo “Sanità Digitale: trasformare il presente per un futuro sostenibile”, sottolinea come naturalmente cresce l’interesse per l’intelligenza artificiale. Infatti, per una gran parte del personale sanitario l’AI potrà essere un valido supporto per le proprie attività. Secondo il 72% degli specialisti e il 70% dei medici di medicina generale potrà rafforzare le capacità di accuratezza e personalizzazione delle cure. Per il 55% degli specialisti e il 66% dei medici di medicina generale, potrà rendere più sostenibili le attività di monitoraggio di un elevato numero di pazienti cronici. Anche sul fronte della diagnostica la velocità degli algoritmi dell’intelligenza artificiali, in grado di confrontare una numerica di casistiche elevatissime, è ormai in grado di fornire una diagnosi accurata da sottoporre al giudizio ultimo dello specialista della patologia in esame.
Internet of Medical Things (IoMT)
In ambito medico l’Internet of Things (IoT), che ha già rivoluzionato numerosi settori, sta avendo un grande impatto, tanto che è stato coniato il termine Internet of Medical Things (IoMT). La IoMT è praticamente la sintesi tra l’Internet of Things e le diverse apparecchiature di monitoraggio e analisi che vengono utilizzate nella medicina moderna. Questa combinazione permette la raccolta un’elevata quantità di dati in tempo reale dai pazienti attraverso i dispositivi connessi, come monitor cardiaci, sensori di glucosio, mezzi di monitoraggio del sonno, ma anche dei wearable di ultima generazione. La raccolta continua dei parametri vitali direttamente dai pazienti offre ai medici un accesso senza precedenti alle informazioni sulla loro salute, rendendo possibili diagnosi più accurate e tempestive. Questo è ancora più importante se si tratta di pazienti con patologie croniche o che sono soggetti a rischio per la presenza di diabete o di malattie cardiache. L’Internet of Medical Things facilita inoltre la condivisione dei dati tra medici e specialisti, migliorando la collaborazione e la precisione delle diagnosi.
Ingegneria biomedica, robotica per chirurgia e riabilitazione
L’ingegneria biomedica o bioingegneria rappresenta una delle ultime frontiere della medicina moderna. Dal 2000 a oggi sono oltre due milioni gli interventi chirurgici eseguiti con uno dei tremila bracci meccanici “Da Vinci” installati in altrettante sale operatorie nel mondo, un robot in grado di ovviare all’assenza di chirurghi disponibili, riducendo il numero di medici necessari a svolgere un intervento chirurgico, abbassando drasticamente i tempi di attesa per le operazioni. Questo tipo di applicazioni robotiche facilita anche la diffusione di operazioni chirurgiche da remoto. Sempre più diffusi gli esoscheletri utilizzati nella medicina riabilitativa, dispositivi elettromedicali per la deambulazione rivolti a persone affette da debolezza, deficit motori o paralisi degli arti inferiori, come nel caso di quadri clinici con esiti da lesione del midollo spinale. Con una finalità simile è stato realizzato ad esempio anche uno speciale letto robotizzato per la riabilitazione che consente di eseguire sul paziente allettato una terapia mirata e intensiva sin dalle fasi acute della malattia.
Il Cloud al centro della digitalizzazione della sanità
In sanità c’è attualmente un enorme bisogno di procedure informatizzate per la diagnosi, per l’interpretazione dei dati analitici, per la gestione del paziente e della malattia e, infine, per la raccolta dei dati ai fini epidemiologici (statistiche sulle malattie e loro diffusione). La gestione di una così consistente mole di dati che comporta la digitalizzazione della sanità vedrà sempre più protagonista il Cloud che già in diversi settori sta rivoluzionando la gestione delle informazioni.
In ambito medico questo potente strumento potrà migliorare la collaborazione tra ospedali, laboratori e specialisti, e facilitare l’accesso ai dati da parte di medici e pazienti. L’uso di un “serbatoio di dati” accessibile da remoto offre numerosi vantaggi. Come la disponibilità di informazioni mediche in tempo reale e in qualsiasi luogo oppure la standardizzazione dei dati raccolti. Inoltre, grazie agli algoritmi di raccolta ed elaborazione dei dati, viene facilitata la scoperta di relazioni tra sintomi, marcatori e patologie e, con l’utilizzo di attrezzature “mobile” per il monitoraggio, è possibile la gestione del dato in maniera diffusa e con una maggiore facilità d’uso. Il cloud mette a disposizione in tempo reale una raccolta di serie storica di dati, di elaborazioni prospettiche, di studi sulla diffusione ed evoluzione di malattie, e offre la possibilità di distribuire il calcolo scientifico in cluster di elaboratori in parallelo. Le soluzioni multicloud ibride offrono importanti benefici alle aziende del settore sanitario, consentendo loro di semplificare l’operatività, fornire migliore assistenza ai pazienti e incrementare la produttività dei medici. Lo studio Healthcare ECI ha rilevato che l’adozione di un modello operativo multicloud ibrido da parte delle aziende del settore sanitario è aumentata di dieci punti percentuali rispetto all’anno scorso, passando dal 6% al 16%. Mentre l’anno scorso l’adozione era inferiore a quella di altri settori, oggi il settore sanitario è alla pari con tutti (15%).
Il Fascicolo Sanitario Elettronico
Il tema del cloud è legato a doppio filo con quello della digitalizzazione dei processi sanitari e di quello che è ad esempio il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), cioè l’insieme dei dati e documenti digitali di tipo sanitario generati da eventi clinici riguardanti l’assistito. Per questo non si tratta semplicemente di una cartella clinica “digitalizzata”, ma implica soluzioni e tecnologie più raffinate anche in termini di sicurezza e gestione della privacy.
Per questo il sistema che gestisce l’FSE deve possedere un adeguato strumento di codifica dei dati clinici; deve documentare legalmente e al livello probatorio ogni singola operazione effettuata su ciascuna documentazione sanitaria. Inoltre, deve gestire l’evoluzione, la decisione e la documentazione dei dati clinici e deve altresì garantire l’integrazione e l’interoperabilità con tutti gli strumenti clinici a disposizione, siano essi di tipo hardware o software. Infine, il sistema deve aiutare le diagnosi del personale medico al fine di evitare errori umani possibili.
Un trend inarrestabile
Il report del Politecnico di Milano dal titolo “Sanità Digitale: trasformare il presente per un futuro sostenibile”, conferma crescita della spesa per la Sanità digitale in Italia, che nel 2023 è stata pari a 2,2 miliardi di euro (+22% rispetto al 2022).
La cybersecurity si attesta, come l’anno scorso, al primo posto tra le priorità per le aziende sanitarie coinvolte nella ricerca. Fondamentali anche la Cartella Clinica Elettronica (CCE) e i sistemi di integrazione con sistemi regionali e/o nazionali. Stabili i tassi di utilizzo della Telemedicina. Il 35% dei medici specialisti, coinvolti nella ricerca, e il 43% dei medici di medicina generale, afferma di aver utilizzato servizi di Televisita e rispettivamente il 33% e il 35% ha fatto ricorso al Telemonitoraggio. Dati sostanzialmente in linea con l’anno scorso, manca infatti la spinta che dovrebbe essere portata dal PNRR, con le nuove piattaforme regionali.
Le tecnologie applicate alla sanità stanno già aumentando l’accesso dei pazienti alle cure, migliorando la formazione medica, i risultati in diverse malattie e interventi chirurgici e riducendo i costi in diverse aree. Chi anticiperà questa trasformazione sarà grado di ottenere un vantaggio competitivo significativo dalle tecnologie emergenti, offrendo servizi a valore aggiunto sia ai pazienti, sia a medici e specialisti, sia al sistema sanitario nazionale, con un notevole abbattimento dei costi di gestione.
Operare un paziente a 8.000 km di distanza

Lo scorso 11 settembre, in una sala del Centro Congressi di Bordeaux (Francia), il dottor Alberto Breda, primario di Urologia Oncologica e dell’equipe chirurgica di trapianto renale della Fondazione Puigvert, ha eseguito con successo la prima nefrectomia robotica transcontinentale. Il paziente, un uomo di 37 anni con un tumore al rene di 3,5 cm situato a 8.264 km di distanza, presso il Pla General Hospital di Pechino, è stato dimesso il giorno successivo all’intervento e, una settimana dopo, è tornato a casa in fase di recupero senza complicazioni. In questa occasione, l’intervento chirurgico è stato proiettato sugli schermi dell’auditorium di Bordeaux dove si è tenuto il più importante incontro annuale sulla chirurgia robotica. Il chirurgo principale non indossava una tuta chirurgica ma controllava a distanza attraverso una console (sistema robotico Edge), i bracci robotici che sono intervenuti sul paziente dall’altra parte del globo con un tempo di ritardo di soli 132 millisecondi.
Nasce il primo ospedale nel metaverso dell’Aou di Cagliari
L’Azienda ospedaliero-universitaria di Cagliari ha aperto a ottobre il primo ospedale nel Metaverso in Italia. Una struttura nella quale i pazienti potranno recarsi anche se a distanza: i cittadini potranno entrare in ospedale senza muoversi da casa propria, utilizzando dunque i servizi che offre la sanità come se si fosse in presenza.
Sono incredibili le possibilità offerte dal Metaverso, una tecnologia destinata a rivoluzionare e a rendere sempre più fruibili i servizi che offre la sanità e la PA in generale. E l’ospedale nel Metaverso dell’Aou di Cagliari sarà per tutti: si potrà entrare con un visore, ovviamente, ma anche semplicemente da Pc, tablet e smartphone.
«Al piano terra – Fabrizio Meloni, dirigente Comunicazione e relazioni esterne dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Cagliari – i cittadini troveranno tanti servizi digitali e informativi: potranno prenotare una visita o pagare il ticket, potranno prenotare il ritiro dei farmaci, entrare all’interno del proprio Fascicolo sanitario elettronico o monitorare la situazione all’interno dei Pronto Soccorso. E questo solo per fare qualche esempio». Ma i pazienti «potranno anche parlare direttamente con le operatrici dell’Ufficio relazioni con il pubblico come se fossero in presenza». Non poteva mancare, Anna, l’assistente digitale virtuale in 3D dotata di intelligenza artificiale dell’Aou di Cagliari, che potrà interagire con i pazienti in modalità 24 ore. L’Azienda ospedaliero-universitaria di Cagliari sta anche allestendo altri due piani dell’ospedale nel Metaverso dove ci saranno anche le cure palliative e la terapia del dolore, la formazione e altri servizi.
L’interazione con i pazienti nell’era digitale
Un altro importante aiuto che l’intelligenza artificiale può portare a una delle procedure più frequenti e delicate del sistema sanitario è nell’automatizzazione delle prenotazioni delle visite mediche, un servizio che va nella direzione del miglioramento dell’esperienza dell’assistito e dell’erogazione più efficiente delle prestazioni sanitarie.
Infatti queste operazioni, pur sempre essenziali ma piuttosto monotone, rischiano di dilungare i tempi e oberare di lavoro i professionisti sanitari. Grazie ad esempio all’integrazione di assistenti virtuali di ultima generazione, estremamente realistici e rassicuranti.
Gli avatar sofisticati sono in grado di fornire un’assistenza clienti autentica: si tratta di assistenti virtuali dalle sembianze umane che possono essere integrati nella chat sul sito web (fruibili anche da mobile) oppure in spazi fisici su schermi touch. Oppure gli assistenti virtuali vocali che sono in grado di interagire con l’utente in modo realistico e istantaneo. Non è più necessario impiegare persone fisiche al centralino dell’help desk per compiere azioni di basso valore aggiunto come soddisfare le domande del paziente e per prenotare visite ed esami.

