La rivoluzione digitale della Pubblica amministrazione italiana

Dalla lotta alla burocrazia alla spinta verso il cloud e l’intelligenza artificiale: la PA accelera sulla trasformazione digitale. Un piano ambizioso, sostenuto dal PNRR, che coinvolge cittadini, imprese e big dell’ICT, con l’obiettivo di offrire servizi più efficienti, accessibili e sicuri

Lasciapassare A38. René Goscinny e Albert Uderzo devono avere avuto dei pessimi rapporti con la burocrazia. Oggi l’avventura di Asterix e Obelix non dovrebbe più svolgersi, la Pubblica amministrazione (PA) italiana sta procedendo verso un futuro sempre più digitale e sempre più ricco di servizi. Gli obiettivi del Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica amministrazione sono ben chiari. Tutti i progetti del piano si concentrano su quattro macro-obiettivi che hanno come fine ultimo l’attenuazione della burocrazia e il miglioramento dei rapporti con i cittadini e le imprese. In particolare, il Piano si concentra sul miglioramento dei processi di trasformazione digitale, sulla digitalizzazione degli acquisti pubblici e sul potenziamento delle competenze digitali del personale della PA, con una costante collaborazione tra gli attori coinvolti per lo scambio di buone pratiche.

Per raggiungere questi obiettivi, la PA adotterà tecnologie innovative, con un focus su cloud, intelligenza artificiale, gestione dei dati e interoperabilità. Si tratta di un progetto ambizioso, perché la PA italiana deve colmare un importante debito tecnologico: presenta architetture legacy datate, scarsa interoperabilità tra gli uffici e una carenza significativa di personale qualificato.

Educare i cittadini

Questa trasformazione deve essere fatta anche tenendo conto di quella fetta di popolazione con basse competenze digitali che rischierebbe di trovarsi tagliata fuori dall’accesso ai servizi. A questo scopo è stata attivato un sito di formazione e una rete di Punti Digitale Facile su tutto il territorio italiano per fornire supporto e aiuto pratico nell’accedere ai servizi digitali della PA e anche a imparare a usare meglio le nuove tecnologie. Questa rete, finanziata con i fondi PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza), dovrà essere il salvagente digitale per oltre 2 milioni di cittadini italiani che altrimenti sarebbero marginalizzati. Le principali criticità di questo piano si possono evidenziare negli obiettivi ambiziosi che richiedono un impegno significativo in termini di risorse e di coordinamento. Inoltre, c’è la necessità di semplificare le normative attuali per eliminare eventuali barriere e accelerare il processo. Per portare a termine questo piano è necessario aumentare gli investimenti in tecnologia avanzata.

Progetti per la trasformazione digitale

La trasformazione digitale della PA italiana non può avvenire senza il coinvolgimento delle aziende ICT presenti sul territorio e la collaborazione tra queste aziende e la Pubblica amministrazione svolge un ruolo cruciale. Tra i progetti più significativi, che manifestano la volontà della Pubblica amministrazione di migliorare l’efficienza, spicca sicuramente la creazione del Polo Strategico Nazionale (PSN). Questo progetto vede un consorzio di aziende italiane, tra cui TIM, Leonardo, Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e Sogei, collaborare con il Dipartimento per la Trasformazione Digitale per la progettazione, la costruzione e la gestione di un’infrastruttura cloud avanzata situata in Italia e destinata a ospitare i dati critici e strategici della PA. Il PSN mira a favorire la trasformazione digitale del Paese, offrendo servizi cloud sicuri, performanti e scalabili.

Un’altra area di collaborazione coinvolge Consip, la centrale acquisti del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), e DXC Technology, azienda globale di servizi tecnologici. DXC Technology ha firmato un contratto con Consip per supportare la digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche in tutta Italia nell’ambito del PNRR. L’accordo prevede la gestione dei sistemi per i centri di elaborazione dati della PA, fornendo infrastrutture IT, servizi di rete e sicurezza, inclusa la gestione di sistemi cloud ibridi e il monitoraggio remoto per la cybersecurity.

Inoltre, DXC, insieme ad altri fornitori, è responsabile della migrazione della PA al cloud e della trasformazione digitale del settore sanitario pubblico italiano. Anche Accenture sta potenziando il suo supporto alla trasformazione digitale del settore pubblico italiano tramite acquisizioni strategiche. L’acquisizione di Intellera Consulting, una società di consulenza italiana specializzata nella trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione e del settore sanitario, mira a migliorare i servizi offerti ai cittadini e a facilitare l’utilizzo dei fondi Ue del PNRR.

Accenture ha inoltre acquisito Customer Management IT e SirfinPA, due società di consulenza tecnologica focalizzate sul settore pubblico, in particolare nei settori della giustizia e della pubblica sicurezza, che hanno supportato il Ministero della Giustizia nello sviluppo di applicazioni tecnologiche.

Tra le collaborazioni, merita una menzione anche quella con Intesa, parte del Gruppo IBM, che offre servizi di conservazione digitale conformi al regolamento eIDAS. Questi servizi sono cruciali per l’archiviazione a lungo termine e la validità legale dei documenti elettronici gestiti dalla Pubblica amministrazione nell’ambito della digitalizzazione.

Le collaborazioni tra aziende ICT e la PA italiana, spesso inquadrate nell’ambito di piani strategici come il PNRR, sono molteplici e diversificate e coprono un ampio spettro di esigenze per modernizzare la Pubblica amministrazione e migliorare i servizi offerti a cittadini e imprese. La trasformazione digitale del Paese è già in atto.

Investimenti importanti     

Quanto investirà l’Italia in nuove tecnologie? È possibile rispondere a questa domanda e stimare gli investimenti previsti analizzando il Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica amministrazione 2024-2026 (aggiornato a dicembre 2024). Questi sono principalmente sostenuti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), ma entrano in gioco anche altre fonti di finanziamento europee e nazionali. Il piano prevede un investimento complessivo di 1.379.990.000 euro.

La ripartizione può essere sintetizzata nel modo seguente:

AI nella PA, opportunità e sfide    

La Pubblica Amministrazione non poteva resistere al fascino dell’AI e, in questa fase di transizione digitale, l’intelligenza artificiale sembra essere lo strumento ideale per modernizzare i processi, migliorare la qualità dei servizi e rafforzare l’interazione tra la PA e i cittadini. Attualmente, l’adozione dell’AI nella PA italiana è in fase iniziale, ma sono già attivi dei progetti pilota interessanti che dimostrano il potenziale di questa tecnologia. L’Inps, per esempio, utilizza un sistema di deep learning per la classificazione automatica delle richieste ricevute via PEC, analizzando il testo, i thread e gli allegati per indirizzarli agli uffici competenti. Questo sistema classifica automaticamente circa 1,6 milioni di comunicazioni all’anno su oltre 4 milioni di mail ricevute dall’istituto. Alcuni Comuni hanno implementato dei chatbot per interagire con i cittadini e fornire loro informazioni sui servizi comunali. Questi sono solo alcuni dei progetti contenuti nel Piano Triennale che vede l’AI come strumento per rendere più efficiente la Pubblica Amministrazione. L’adozione di questa tecnologia, però, presenta alcune criticità che dovranno essere superate: prima su tutte, la mancanza di personale formato su queste soluzioni, altrimenti la dipendenza dai fornitori esterni rischia di diventare eccessiva. Un altro aspetto importante è legato alla protezione dei dati e alla sicurezza: ogni progetto deve essere conforme al GDPR e alla NIS2. Per avere soluzioni AI efficienti è necessario fare degli investimenti infrastrutturali significativi, ma l’approccio “cloud-first” del Piano Triennale è positivo per contenere questi costi. L’Intelligenza Artificiale rappresenta un’opportunità per la Pubblica Amministrazione italiana. Per poter sfruttare appieno il suo potenziale, è fondamentale affrontare in modo proattivo le sfide etiche, di sicurezza, di competenze e infrastrutturali, in linea con il Piano Triennale 2024-2026. La collaborazione tra il mondo accademico e la PA è fondamentale affinché l’intelligenza artificiale possa trasformarsi in un motore di modernizzazione per una Pubblica Amministrazione più efficiente, trasparente e accessibile.

La PA alla prova delle norme europee

Il settore della Pubblica Amministrazione si sta adeguando al complesso panorama normativo europeo e nazionale sulla sicurezza digitale e sulla protezione dei dati. Il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR), la Direttiva (UE) 2022/2555 (NIS2) e il Regolamento (UE) n. 910/2014 (eIDAS) rappresentano pilastri fondamentali per garantire un ambiente digitale sicuro, affidabile e interoperabile in tutta l’Unione Europea. Al momento attuale non ci sono studi specifici e completi che analizzino il livello di conformità della PA italiana a tutte e tre le normative, ma si possono desumere alcune informazioni che fotografano quello che sta accadendo in questo ambito:

  • GDPR L’alto numero di sanzioni irrogate alla PA italiana per violazioni del GDPR suggerisce che, nonostante l’entrata in vigore nel 2018, permangono significative sfide nel raggiungimento e nel mantenimento della piena conformità. Questo potrebbe indicare criticità nella gestione dei dati personali, nella designazione e nell’operato dei Responsabili della Protezione dei Dati e nell’implementazione di misure di sicurezza adeguate.
  • NIS2 L’Italia ha recepito la direttiva con il D.Lgs. 138/2024. L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (Acn) è stata designata come autorità competente per l’implementazione e l’applicazione. La scadenza per la registrazione delle entità interessate sulla piattaforma dell’Acn è fissata al 2025. Tuttavia, il numero significativo di eventi cyber con impatto sulla PA italiana indica che la piena conformità e l’innalzamento del livello di sicurezza richiederanno tempo e impegno.
  • eIDAS L’Italia ha compiuto progressi nell’implementazione di sistemi di identificazione elettronica come SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) e CIE (Carta d’Identità Elettronica), che sono conformi ai principi di eIDAS per il riconoscimento transfrontaliero. L’istituzione del nodo eIDAS italiano facilita l’accesso dei cittadini italiani ai servizi online di altri Stati membri e viceversa. Tuttavia, l’adozione delle nuove funzionalità introdotte con eIDAS 2.0, come l’EUDI Wallet e l’archiviazione elettronica qualificata, è un processo ancora in evoluzione.

L’adeguamento alle normative europee sulla sicurezza rappresenta quindi una priorità fondamentale per la PA italiana. Il rispetto del GDPR, della NIS2 e dell’eIDAS non è solo un obbligo giuridico, ma anche un’opportunità per modernizzare la PA, aumentare la fiducia dei cittadini e promuovere l’interoperabilità a livello europeo. È un processo necessario per adottare soluzioni AI nella PA. Si tratta di un impegno strategico che, se accompagnato da investimenti mirati e da una forte collaborazione interna ed esterna, consentirà alla PA italiana di posizionarsi come un’amministrazione digitale moderna e affidabile.

A caccia dei dati della PA   

Tutte le anime della PA italiana hanno dei dati: sanità, istruzione, fisco, comuni, regioni e così via. In questo mare magnum di informazioni, oggi ci si perde perché manca l’interoperabilità e la capacità di scambiarsi informazioni in modo semplice. Per questo motivo si parla ora di Pdnd (Piattaforma digitale nazionale dati), un’infrastruttura progettata per abilitare e facilitare l’interoperabilità tra i sistemi informativi delle amministrazioni pubbliche, promuovendo una gestione efficiente e sicura dei dati, in conformità alle normative vigenti. Questa piattaforma mira dunque a creare un ecosistema digitale integrato, limitando la frammentazione e promuovendo la condivisione di dati e servizi. Grazie all’architettura a microservizi e alla condivisione di processi, si riducono la duplicazione degli sforzi e dei costi. Grazie a essa le amministrazioni potranno pubblicare servizi digitali implementati tramite API o SOAP (per garantire la retrocompatibilità) che andranno a comporre il catalogo pubblico degli e-service. Quest’ultimo rappresenta uno strumento fondamentale per la trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione italiana. Attraverso la sua implementazione, si punta a standardizzare i servizi digitali, promuovendone la condivisione e il riuso, e a migliorare l’efficienza e la qualità dei servizi erogati, come il fascicolo sanitario elettronico, la verifica della residenza, i pagamenti digitali tramite l’integrazione con PagoPA e la notifica push di informazioni tramite AppIO. L’obiettivo finale è quello di registrare oltre 2000 servizi alla fine del 2026 e integrarli tramite il Pdnd. La principale sfida è convincere le varie realtà che compongono la PA italiana a passare a questa soluzione in modo coerente, perché il Pdnd non è solo uno strumento tecnologico, ma un catalizzatore per un cambiamento sistemico che punta a rendere la PA più efficiente, trasparente e orientata al cittadino.

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