HPE GreenLake, l’ecosistema per l’impresa agentiva nell’era dell’AI

GreenLake è pronta all’ondata agentiva con Morpheus 9, montato sull’architettura Greenlake e alimentata dalla Mist AI. SASE Orchestrator sarà sul mercato entro fine anno.

Il paradigma del data center è entrato ufficialmente nell’era dell’impresa agentiva. Non parliamo più di semplice infrastruttura ibrida, ma di un ecosistema dove l’automazione, guidata da agenti autonomi, sta diventando il cardine operativo di ogni business. HPE ha risposto a questa transizione trasformando il proprio portfolio in una piattaforma agent-ready: rete self-driving, fabbrica AI governata e autonomous operations non sono più solo vocabolario di settore, ma la sintesi di un’architettura tecnica precisa.

GreenLake oggi si configura come la base connessa, intelligente e affidabile per questa nuova realtà, articolandosi su tre pilastri strategici che ridisegnano il mercato.

Mist più Aruba, ecco le reti a guida autonoma

Partiamo dalle reti. L’integrazione di Juniper Networks non è stata un’operazione di sostituzione, ma una fusione di intelligenze. “Stiamo integrando il nostro portfolio di soluzioni di rete in HPE AI Factories e nell’infrastruttura AI e stiamo accelerando l’innovazione portando le migliori innovazioni di HPE Mist in Aruba Central e viceversa per creare un’esperienza più semplice e unificata”, ha detto Rami Rahim, VP e general manager del networking in HPE, sintetizzando la direzione strategica.

Il cuore di questa strategia è la nuova esperienza unificata tra Mist AI e l’assistente conversazionale Marvis, portati sopra l’infrastruttura Aruba. Su Marvis, Rahim è diretto: “Le funzionalità delle Marvis Actions non si limitano a identificare i problemi, ma li risolvono in modo proattivo. Ora estendiamo queste stesse comprovate funzionalità ad Aruba Central, offrendo ai clienti insight basati sull’intelligenza artificiale e azioni consigliate in ambienti cablati, wireless e SD-WAN”.

Questo layer di intelligenza comune permette una gestione self-driving reale, garantendo sicurezza tramite un approccio SASE unificato. HPE non si limita a competere con i propri switch nel mercato delle AI Factory, ma si posiziona come partner strategico che riesce a far dialogare il meglio di due mondi: l’agilità di Aruba e la potenza del fabric Juniper.

Marvis per il data center

L’estensione di Marvis non si ferma alla rete. HPE, infatti, porta la root cause analysis aumentata con l’agentic AI fin dentro il data center: combinando telemetria, application flows, contesto operativo e historical knowledge, il sistema identifica rapidamente le cause profonde dei problemi e raccomanda i passi successivi. Problemi che prima richiedevano diagnosi di ore, se non giorni, possono ora essere risolti in minuti. In alcuni casi possono anche essere anticipati proattivamente, prima che l’anomalia venga segnalata. Inoltre ci sono molte nuove funzionalità di Marvis: le predictive analytics analizzano in continuo power, temperatura, ottica e system health, portando il concetto di self-driving network dall’edge fino al cuore del data center.

In arrivo il SASE Orchestrator

HPE inoltre ha annunciato il nuovo SASE Orchestrator, che sarà disponibile entro fine anno. La piattaforma unifica SD-WAN e SSE (Secure Service Edge) in un’unica management experience, grazie allo unified policy engine, a zero-trust deployments semplificati e alle AI-driven operations. Il risultato per i clienti è immediato: operazioni più semplici, adozione più rapida dello zero trust. Anche l’esperienza d’uso alza il proprio livello grazie all’intelligent traffic steering e alla connettività application aware.

Governance dell’AI

Nei confronti del mercato delle AI Factory, HPE adotta un approccio onesto e pragmatico. Il valore aggiunto di HPE non è qui la reinvenzione del calcolo, ma la governance. Attraverso HPE Private Cloud AI, il vendor si concentra sull’ottimizzazione.

“Proponiamo l’AI Factory in due varianti: la NVIDIA reference architecture offre confidential computing e compliance GDPR/FIPS/STIG; per il fabric management: c’è poi l’HPE Validated Design con Juniper QFX e Apstra”. Oggi il collo di bottiglia non è la GPU, ma il dato. “Dopo 12 anni di deployment a scala exabyte, Data Fabric 8.2 dà agli agenti accesso unificato a dati on-premise, cloud e storage di terze parti: single namespace, IAM e security nativi”.

Dal dato all’inferencing

Parlare di dati porta direttamente anche sullo storage. Alletra X10000 aggiunge object e file in parallelo, certificata NVIDIA, con KV cache e metadata enrichment built-in. Tutto converge in Private Cloud AI: inferencing enterprise fino a 256 GPU, VERA-ready, agent governance e recovery Zerto integrati.

Zerto non è più solo Disaster Recovery. In un mondo di agenti autonomi, è oggi lo scudo: se qualcosa va storto, il rollback allo stato precedente avviene in secondi, Questo percorso è integrato nelle AI Factory e disponibile standalone per tutti gli ambienti AI.

L’alternativa all’egemonia VMware

Il terzo pilastro è quello che tocca più da vicino il tessuto economico europeo. Con la presentazione di Morpheus come destinazione di virtualizzazione enterprise-grade, HPE lancia un attacco diretto al consolidamento del mercato post-acquisizione Broadcom/VMware.

Molte Pubbliche Amministrazioni e imprese italiane, alle prese con la ricerca di strategie di uscita dai rincari delle licenze, vedono in Morpheus un piano di controllo unificato per l’AI. Questa mossa non è solo tecnica, ma geopolitica: offre una via d’uscita ai vincoli di lock-in verso un modello di gestione dell’IT ibrido che promette, finalmente, indipendenza operativa e controllo sui costi.

“Morpheus è la exit strategy da VMware, con un pricing socket-based, meno 90% sui costi, supporto nativo per VMware, Red Hat e Kubernetes, oltre ISV certificati, oltre 2.000 clienti attivi e un milione di core installati con VM Essentials”, precisa Rahim. Inoltre, Morpheus 9 rimuove il freno principale alla migrazione: primo anno di licenze gratuito, Zerto incluso, zero interessi su CloudOps per tre anni. In questo modo, il double bubble cost dei sistemi in migrazione può anche sparire.
Sopra Morpheus, GreenLake Intelligence aggiunge due co-pilot che lavorano in coppia: il Morpheus Orchestration Co-pilot crea blueprint e workflow in linguaggio naturale; l’OpsRamp Operations Co-pilot osserva, fa root cause analysis e guida la remediation. Uno orchestra, l’altro sorveglia. Le operations diventano agentive senza toccare l’infrastruttura.

Verso la fabbrica dati autonoma

L’evoluzione di HPE GreenLake dimostra che, nell’era dell’AI, il vantaggio competitivo non risiede più nel singolo componente hardware, ma nella capacità di integrare intelligenza distribuita a ogni livello dello stack. Marvis porta il self-driving network dentro il data center, Data Fabric 8.2 rende i dati accessibili agli agenti attraverso i confini aziendali, i co-pilot di GreenLake Intelligence trasformano le operations da manuali ad agentive: non sono annunci separati, sono strati di una stessa architettura.

Oggi bisogna gestire una rete self-driving, ottimizzare il costo di un token o uscire dal lock-in VMware, HPE sta offrendo alle imprese italiane gli strumenti per costruire una fabbrica AI governata, sicura e orientata a un modello di consumo flessibile. Per i CTO impegnati in questo processo, la domanda non è più “se” passare a un modello agentivo, ma “con quale architettura” e velocità renderlo scalabile.

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