La corsa tra AI e sicurezza informatica

L’intelligenza artificiale trasforma processi e difese, ma aumenta complessità e rischi per le imprese. Paolo Ardemagni, vice president di SentinelOne, illustra le priorità per affrontare il nuovo scenario cyber

L’intelligenza artificiale sta entrando con forza nei processi aziendali, trasformando organizzazione, produttività e modelli decisionali. Insieme alle opportunità nascono però nuove responsabilità in tema di sicurezza dei dati, governance interna, compliance normativa e impatto sulle modalità di lavoro. Assieme a Paolo Ardemagni, vice president Southern Europe Middle East & Africa di SentinelOne, analizziamo le sfide da affrontare per adottare l’AI in modo efficace e sicuro.

L’AI è l’argomento del momento. Come si giustifica tutta questa rilevanza?

Siamo entrati in una fase di trasformazione profonda, per portata e impatto comparabile a quella che ha segnato la diffusione di Internet. Forse anche superiore. L’intelligenza artificiale è un fenomeno pervasivo che attraversa ogni settore economico e ogni livello aziendale. Oggi, se ne parla nei consigli di amministrazione, nei reparti IT, nei media e persino nelle conversazioni quotidiane tra colleghi.

Questa esposizione così ampia, però, ha anche un effetto collaterale: l’AI viene spesso percepita come una soluzione universale, applicabile a qualsiasi problema. In realtà non è così semplice. Come ogni tecnologia innovativa e potente, richiede consapevolezza, metodo e capacità di valutarne le opportunità ma anche i relativi rischi.

Come l’AI sta cambiando il modo di operare delle imprese?

Sta ridefinendo il modo in cui le aziende prendono decisioni, gestiscono i dati e organizzano i processi interni. Oggi qualunque organizzazione, dalla manifattura ai servizi finanziari, fino alla PMI, sta cercando di integrare strumenti di AI per aumentare efficienza, velocità e capacità analitica.

Il problema è che questa adozione avviene spesso in modo rapido, spinta dall’urgenza del business, ma senza aver prima predisposto una chiara strategia. In molti casi, si introducono strumenti prima ancora di aver definito policy, responsabilità e criteri di sicurezza. Questo genera benefici immediati, ma anche nuove vulnerabilità.

Quando si parla di rischi legati all’AI, uno dei temi più discussi è la shadow AI…

La shadow AI è l’utilizzo di strumenti di AI da parte dei dipendenti senza supervisione o autorizzazione aziendale. Non parliamo solo di piattaforme ufficialmente adottate dall’impresa, ma di chatbot, generatori di contenuti, strumenti di analisi o automazione che i singoli collaboratori iniziano a usare autonomamente per lavorare meglio o più velocemente.

È un fenomeno comprensibile, perché le persone cercano strumenti utili e immediati. Tuttavia, crea una sorta di anarchia digitale: ogni individuo utilizza applicazioni diverse, con finalità diverse e senza governance centralizzata. Questo rende difficile controllare i dati inseriti, valutare i rischi e garantire conformità normativa.

Quali vantaggi e quali rischi porta la diffusione spontanea dell’AI?

I vantaggi sono evidenti: maggiore produttività, automazione di attività ripetitive, riduzione dei tempi operativi e supporto nelle analisi. In molte funzioni aziendali, dal marketing al customer service, l’AI consente di fare di più con meno risorse.

Tuttavia, accanto ai benefici emergono rischi significativi. Dati sensibili possono essere caricati su piattaforme esterne, informazioni riservate possono essere elaborate senza controllo e aumentano le possibilità di perdita o manipolazione dei dati. In sostanza, l’AI amplia la superficie di attacco e richiede nuove forme di protezione.

I cyber criminali sono stati tra i primi a sfruttare l’AI. Qual è la situazione oggi?

Gli attaccanti utilizzano l’AI per automatizzare campagne malevole, creare phishing più credibili, sviluppare malware evoluti e rendere gli attacchi più rapidi e difficili da individuare.

Le aziende devono difendersi usando strumenti altrettanto avanzati. Si è creata una vera e propria corsa agli ‘armamenti’ tecnologici tra chi attacca e chi difende. Questo aumenta la complessità del contesto e rende più difficile prendere decisioni strategiche, anche per figure esperte come CIO e CISO.

Quanto pesa il tema normativo e della compliance?

Moltissimo. L’uso non controllato dell’AI può portare facilmente a violazioni del GDPR e di altre normative sulla protezione dei dati. Molte imprese non hanno ancora piena consapevolezza del rischio: spesso il problema emerge solo quando si verifica un caso concreto, come la condivisione involontaria di informazioni sensibili attraverso strumenti esterni.

Per questo la governance dell’AI non è solo una questione tecnologica, ma anche legale e organizzativa. Servono regole chiare su quali strumenti usare, con quali dati e con quali responsabilità.

I modelli tradizionali di cyber security sono ancora sufficienti?

Non più. Soluzioni come antivirus o Data loss prevention restano importanti, ma non bastano da sole. Oggi, serve un approccio continuo, dinamico e integrato, capace di operare in tempo reale.

La sicurezza deve essere incorporata direttamente negli ambienti di lavoro quotidiani: sistemi operativi, browser, applicazioni cloud e piattaforme di collaborazione. Non può più essere un livello separato aggiunto successivamente.

Come si può governare in sicurezza l’uso dell’AI in azienda?

Occorre monitorare l’interazione tra utenti e sistemi di AI. Significa analizzare i prompt, controllare le richieste inviate ai modelli linguistici, applicare policy diverse in base al ruolo dell’utente e intervenire tempestivamente in presenza di comportamenti anomali.

L’obiettivo non è bloccare l’innovazione, ma renderla sicura, tracciabile e conforme alle regole aziendali. Se governata bene, l’AI può essere un acceleratore straordinario.

Quale ruolo avranno automazione e infrastrutture ibride?

Sempre più centrale. I moderni Security operation center stanno evolvendo verso modelli altamente automatizzati, capaci di rilevare incidenti, analizzarli e reagire con tempi drasticamente ridotti. L’AI aiuta anche a sintetizzare grandi quantità di dati e supportare il decision making.

Parallelamente, le infrastrutture aziendali sono sempre più ibride: parte dei dati resta on-premise, parte vive nel cloud. Questo richiede piattaforme di sicurezza capaci di proteggere ambienti distribuiti e in continua evoluzione.

Che impatto avrà tutto questo sul lavoro?

L’impatto sarà significativo. Alcune attività ripetitive verranno automatizzate e alcune competenze diventeranno meno richieste. Allo stesso tempo nasceranno nuovi ruoli legati alla supervisione dei sistemi di AI, alla governance del dato, alla cyber security e all’ottimizzazione dei processi intelligenti.

È una trasformazione inevitabile. Le aziende dovranno investire in formazione e reskilling, perché il vero vantaggio competitivo non sarà solo avere l’intelligenza artificiale, ma saperla usare al meglio.

LEGGI ANCHE

Gli ultimi articoli