Sicurezza online tra nuove minacce e vecchie insidie

Dal phishing al ransomware, fino ai rischi legati a social e denaro digitale dei più giovani: il punto sulla sicurezza online nel 2025 con dati e consigli pratici.

Il 2025 conferma quanto la sicurezza online resti un tema cruciale per utenti e organizzazioni. L’ultimo report trimestrale di Cisco Talos mostra un panorama complesso: il phishing, pur in calo del 40% rispetto ai mesi precedenti, resta la principale porta d’ingresso per gli attacchi, con il 75% dei casi avviati da account di posta elettronica compromessi. Una percentuale elevata che sottolinea come i criminali informatici preferiscano sfruttare la fiducia insita nei rapporti di lavoro o partnership piuttosto che puntare su messaggi sospetti.

Il ransomware continua a colpire duramente, responsabile del 50% degli incidenti segnalati. In particolare, i gruppi Qilin e Medusa hanno introdotto nuove tecniche, tra cui cifrari inediti e processi automatici capaci di riavviare il malware dopo ogni login, rendendo più complesso il recupero dei sistemi infettati

Un altro dato significativo riguarda i problemi legati all’autenticazione multifattoriale (MFA): oltre il 40% degli incidenti ha avuto origine da configurazioni errate o tentativi di aggiramento. Un campanello d’allarme che dimostra come la tecnologia, se non implementata correttamente, possa trasformarsi da difesa a vulnerabilità.

Social network e geolocalizzazione, il caso Instagram

Non sono solo le aziende a dover alzare il livello di guardia. Anche l’uso dei social introduce nuove superfici di rischio. La funzione Friend Map di Instagram consente di condividere la propria posizione in tempo reale con gli amici, ma espone gli utenti a minacce significative. Dati geolocalizzati archiviati senza crittografia end-to-end, profilazione comportamentale e possibilità di collegare gli spostamenti ad altre informazioni personali rendono questa novità un terreno fertile per stalking, truffe e persino furti in abitazioni lasciate incutodite.

A differenza di soluzioni progettate per la sicurezza come “Find My” di Apple, Friend Map opera all’interno di un ecosistema pubblicitario, dove i dati non solo alimentano strategie di marketing mirate, ma diventano un potenziale bottino per chi intende sfruttarli in modo malevolo.

Cyberbullismo e minori: la scuola come punto critico

Il ritorno tra i banchi non porta solo compiti e lezioni: per molti ragazzi significa anche affrontare il rischio di cyberbullismo, un fenomeno che si intreccia con la vita scolastica e può amplificarsi proprio nei momenti di maggiore cambiamento. Secondo indagini condotte da Microsoft e dal Pew Research Center, circa un adolescente su due ha dichiarato di essere stato vittima di molestie online, con le ragazze più grandi particolarmente esposte a insulti, diffusione di voci false, condivisione di immagini intime e persino minacce fisiche

Gli esperti di ESET evidenziano come il fenomeno tenda a intensificarsi all’inizio dell’anno scolastico. Nuove classi, gruppi in formazione e pressioni sociali possono infatti innescare dinamiche di esclusione e sopraffazione, replicando online comportamenti che spesso nascono offline. In questo contesto, scuole e famiglie rischiano di sottovalutare segnali importanti, concentrate su altre priorità.

Riconoscere i campanelli d’allarme è quindi fondamentale. Tra i più comuni: sbalzi d’umore improvvisi, calo dell’autostima, perdita di interesse per hobby e attività, difficoltà a frequentare la scuola o a partecipare a occasioni sociali. Anche cambiamenti nel tempo trascorso online – sia un uso eccessivo sia un rifiuto improvviso – possono essere indicatori di disagio.

Affrontare il problema significa prima di tutto favorire il dialogo. Creare un ambiente di fiducia, in cui i ragazzi possano parlare senza timore di giudizi o punizioni, è la base per ogni intervento. Spesso domande generiche come “come vanno le cose?” si rivelano più efficaci di interrogativi diretti sul bullismo, che possono generare resistenze o paura.

Oltre alla comunicazione, è importante adottare misure concrete: educare alla sicurezza online, insegnare a bloccare e segnalare i molestatori, conservare prove tramite screenshot e, se necessario, coinvolgere la scuola. Strumenti come il parental control possono essere utili, ma devono essere introdotti con trasparenza, spiegando le motivazioni, per non incrinare il rapporto di fiducia.

Il cyberbullismo è purtroppo un’esperienza diffusa, resa più invasiva dall’uso continuo di smartphone e social network. Allo stesso tempo, esistono strumenti potenti per contrastarlo: empatia, ascolto attivo, competenze digitali e una collaborazione stretta tra famiglia e scuola. È questa la strada per ridurre l’impatto di un fenomeno che, se ignorato, può avere conseguenze serie sulla salute mentale e sul benessere dei ragazzi.

Denaro digitale e bambini: la nuova frontiera della sicurezza

Secondo Kaspersky, educare i minori al denaro digitale è ormai parte integrante della sicurezza informatica. Per le nuove generazioni, infatti, la prima esperienza economica non è più legata alle monete nel salvadanaio, ma agli acquisti in-app, alle loot box dei videogiochi o alle carte prepagate collegate ai portafogli elettronici. Questo cambiamento rende indispensabile introdurre i ragazzi, fin da piccoli, a una alfabetizzazione finanziaria digitale, che non si limiti al concetto di risparmio, ma includa la capacità di riconoscere truffe, gestire strumenti di pagamento e proteggere i propri dati.

Gli esperti avvertono che senza un’adeguata formazione, i rischi aumentano sensibilmente: dalle offerte false nei videogiochi alle sottoscrizioni “nascoste” che si rinnovano automaticamente, fino al furto d’identità. Una conoscenza superficiale del denaro, unita alla scarsa consapevolezza digitale tipica dell’età, può portare a perdite economiche e, soprattutto, a conseguenze sulla fiducia dei ragazzi nel gestire la propria autonomia.

Per affrontare il problema, i genitori possono introdurre strumenti concreti e sicuri:

  • Carte bancarie e portafogli digitali con parental control, che consentono di fissare limiti di spesa, ricevere notifiche sugli acquisti e bloccare alcune categorie, come piattaforme di gioco o marketplace.

  • Autenticazione a due fattori (2FA) e gestione delle password tramite password manager, così da insegnare fin da subito le basi di una protezione robusta degli account.

  • Monitoraggio degli abbonamenti ricorrenti, spiegando come funzionano le prove gratuite che si trasformano in addebiti mensili e come disattivarle.

Un altro passaggio chiave è insegnare ai bambini a definire limiti di spesa chiari, ragionando in termini di percentuali (ad esempio, una quota per la scuola, una per l’intrattenimento, una per il risparmio). Questo approccio aiuta a comprendere non solo il valore del denaro, ma anche i meccanismi nascosti delle microtransazioni e delle commissioni che, se ignorate, possono erodere il saldo disponibile.

Il back-to-school diventa così un momento utile non solo per acquistare libri e materiale scolastico, ma anche per costruire abitudini sane e durature. Integrare l’educazione finanziaria con la consapevolezza digitale significa preparare i ragazzi a muoversi in un ambiente in cui il denaro è sempre più smaterializzato, dotandoli degli strumenti per difendersi da truffe e minacce informatiche tanto quanto per gestire in modo responsabile le proprie finanze.

Un approccio che unisce tecnologia e consapevolezza

Dai ransomware più sofisticati alle dinamiche social che espongono i minori, la sicurezza online nel 2025 si gioca su più livelli. Non bastano soluzioni tecniche: serve una combinazione di strumenti aggiornati, configurazioni corrette e soprattutto educazione digitale. Solo così sarà possibile ridurre il divario tra tecnologia disponibile e reale protezione di dati, identità e finanze.

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