L’innovazione italiana passa dalla coesione in Europa

La 2a edizione del Rapporto Ricerca e Innovazione ICT in Italia, realizzato da Anitec-Assinform delinea lo scenario di un Paese competente ma in ritardo dal punto di vista tecnologico, che dovrebbe guardare alle sinergie nella partecipazione ai programmi europei. Ma forse non basta.

Piccoli, scoordinati e in ritardo, con personale scarso, scadente e in fuga dalla Patria e dalle aziende. Ma con qualità che, se finanziate modernamente e coese dentro l’Italia e dentro l’Europa, potrebbe dire la sua. Questo è il quadro dell’Italia tecnologica, a voler fare le pulci ai dati e a interpretarli guardando al futuro.

Piccoli nell’Unione europea (che già è piccola tra macroaree), disinformati sull’Europa e ormai obbligati al coordinamento nazionale ed europeo, in affannosa rincorsa tra la richiesta di un finanziamento, il tracciamento di Pmi e start-up e l’inseguimento delle competenze smarrite.

La 2a edizione del Rapporto Ricerca e Innovazione ICT in Italia, realizzato da Anitec-Assinform in collaborazione con Apre (l’Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea), si pone l’obiettivo di fare dell’Italia “un market maker e non un market taker”, ha detto Luisa Bordoni, responsabile dell’Ufficio Studi Anitec-Assinform. Il quadro presentato è stato sì chiaro e dettagliato, ma purtroppo non attuale.

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In una turbolenza che ormai sta diventando regola, con enormi cambiamenti sociali climatici o tecnologici e geopolitici, è opportuno chiedersi che senso abbiano analisi e decisioni basate su dati vecchi di oltre due anni, quelli del 2022. Non vuole essere questa una critica a chi questi dati li raccoglie e li analizza con precisione, ma esclusivamente la constatazione che l’Europa è in difficoltà se i tempi sono questi.

La situazione è stata dettagliata nell’ambito degli strumenti europei -Horizon 2020, partenariato, Pnrr e Ipcei- che insieme agli investimenti diretti e indiretti del settore pubblico fanno l’architettura di riferimento delle imprese europee. Rimandando in attesa del prossimo piano, il lontano FP10: il decimo programma quadro di ricerca e innovazione dell’UE, che dovrebbe entrare in vigore dopo la conclusione di Horizon Europe (2021-2027). Di qui e di là sono stati citati le start-up verso lo scale-up (ma non la recente revisione della normativa) e la rilevanza dei dati, del loro impiego, della brevettabilità e delle leggi relative.

Al di là degli interventi istituzionali, più o meno rilevanti, è stata utile la presenza di due dirigenti dei ministeri centrali per lo sviluppo, il Miur (ricerca) e il Mimit (innovazione).

“Abbiamo adottato il metodo quantum, mettendo insieme tutti gli operatori in una stanza: mai prima Miur, Mimit, Acn e altri avevano dialogato così tanto”, ha detto Francesca Galli, dirigente ufficio di gabinetto del Miur. “Bisogna adottare anche altrove il metodo quantum – le fa eco Luca De Angelis, direttore generale tecnologie abilitanti al Mimit – che funziona e inoltre aumenta le percentuali di successo. Tra i vari meccanismi d’innovazione grande risalto devono avere gli Ipcei, Importanti progetti di comune interesse europeo, che sono tre: microelettroniche, intelligenza artificiale ed Edge. L’Italia è un mercato troppo piccolo per avere un’economia di mercato tutta sua e quindi dobbiamo fonderci con altre realtà ovviamente a partire dall’Europa”. “Bassa natalità, migrazione dei cervelli., riduzione della durata delle competenze”, ha poi aggiunto Francesco De Santis, VP R&S Confindustria. “Attenzione a tutto il ciclo di vita del dato, fino all’uso – ha sottolineato Valentino Valentini, vice ministro Mimit, aggiungendo che per adeguare i finanziamenti – serve un mercato europeo dei capitali unico, cinque diversi non vanno bene”.

Le 4 misure proposte

Cosa fare dunque per rafforzare il ruolo dell’Italia nella Ricerca e Innovazione ICT e migliorare la competitività del Paese di fronte alle sfide tecnologiche che si prospettano a livello globale? Il Rapporto Anitec-Assinform suggerisce 4 misure: più sinergie nella partecipazione ai programmi europei e Pnrr, maggior credito d’imposta per la R&I ICT, un modello a rete per la ricerca applicata e il rafforzamento del capitale umano.

Sinceramente i quattro punti proposti da Anitec-Assinform non sembrano attuali, né attualizzabili. Difficilmente il credito d’imposta potrà portare risultati affidabili nella tecnologia avanzata.

È invece centrale, a nostro avviso, il richiamo di tutti a una vera collaborazione sinergica e se vogliamo anche dell’auspicio -scritto nel Piano Draghi – di rendere strutturali gli investimenti europei finora straordinari, nonostante ciò che potrebbe voler dire per il mondo della Finanza. Tecnologia e geopolitica avanzano senza trattative e l’Europa non è adeguatamente dotata di infrastrutture tecnologiche sufficientemente avanzate e resilienti né sarà in grado di risolvere questo problema nell’immediato futuro.

Preparandosi

al quantum computing

La seconda parte del Rapporto offre un’analisi dettagliata del settore emergente delle quantum technologies, evidenziando il loro potenziale rivoluzionario e la loro centralità per l’evoluzione del digitale. L’argomento è interessante, oltre che adatto alle competenze in fisica dell’Italia. Anche in questo caso, però, il commento potrebbe essere scritto senza leggere il rapporto.

Pur avendo un crescente impegno in questo settore grazie al Pnrr, l’Italia è ancora indietro rispetto a Stati Uniti e Cina (non solo in termini di investimenti e produttività brevettuale).

Per competere a livello globale nella corsa allo sviluppo di nuovi mercati di tecnologie e componenti quantistiche, l’Italia deve aumentare da milioni a miliardi gli investimenti per il Quantum attraverso ricerca applicata, protezione brevettuale e sviluppo di ecosistemi di innovazione che integrino ricerca avanzata ed esigenze industriali.

Ovviamente questa cosa non è possibile in tempi brevi. Ciononostante, la foto del mondo quantum italiano presente nel Rapporto è dettagliata, interessante e comprensibile: ne raccomandiamo la lettura a tutti gli interessati, anche perché in questo caso i dati sono sufficientemente recenti.

Anche in questo caso il rapporto Anitec-Assinform suggerisce una serie di politiche chiave per accelerare lo sviluppo e l’adozione di queste tecnologie. Sono molto qualitative: aumentare l’interesse generale verso il quantum, prepararsi a nuovi scenari di rischio cyber, creare una solida base di competenze quantistiche. Mentre ci chiediamo quanto siamo preparati alle competenze del futuro, nelle scuole medie italiane si riaffaccia il latino. Anche in questo caso viene da chiedersi quanto siamo pronti, parati in quella antica lingua, alle conseguenze.

R&S a livelli pre-pandemia

Nel 2022, la spesa per R&S intra-muros nel settore ICT ha raggiunto quota 2,5 miliardi di euro, con una crescita minima nel 2021 (1,5%). Quasi la metà di questi due miliardi e mezzo si è concentrata nel settore del software e dei servizi IT, mentre le aziende di produzione di hardware hanno registrato un aumento del 7,1% rispetto all’anno precedente.

L’84% degli investimenti in Ricerca e Sviluppo nel settore ICT è arrivato da fondi privati, a dimostrazione del forte impegno delle aziende italiane nell’innovazione tecnologica. Gli addetti coinvolti in attività di R&I sono 52.000 e quasi 19.600 i ricercatori a tempo pieno.

Horizon

Il Rapporto sottolinea che l’Italia ha ricevuto complessivamente 724,1 milioni di euro attraverso il programma Horizon 2020 per progetti di R&I ICT e, a fine 2024, 293,2 milioni di euro attraverso Horizon Europe. Il tasso di successo è in aumento rispetto al passato, ma ancora inferiore a Germania e Francia. La quota di spesa R&S intra-muros nel settore ICT per l’ltalia è scesa dal 9,5% al 6,7% della spesa complessiva dell’UE27 tra il 2010 e il 2022: l’Italia soffre ancora di un sottodimensionamento rispetto alle maggiori economie europee.

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