Siemens: smart building addio, arrivano gli edifici autonomi

AI e gestione intelligente permettono di creare edifici capaci di apprendere, decidere e ottimizzare in autonomia. A beneficio di comfort, costi e consumi energetici. Siemens lo ha provato mostrando casi pratici

La trasformazione energetica e digitale che sta ridefinendo città, infrastrutture e modelli di sviluppo, comporta anche un’evoluzione del building management: da semplice sistema di controllo diventa una piattaforma intelligente capace di apprendere, decidere e ottimizzare autonomamente processi, consumi e comfort. È questa la visione delineata da Siemens durante un incontro dedicato al futuro degli edifici autonomi, in cui assieme a progettisti e operatori del settore, ha raccontato esperienze concrete di integrazione tra sostenibilità, automazione e intelligenza artificiale.

Il ruolo degli edifici va ripensato

Claudia Guenzi, head of Smart Infrastructure e head of Buildings di Siemens Itali
Claudia Guenzi, head of Smart Infrastructure e head of Buildings di Siemens Itali

A tracciare il quadro di riferimento è stata Claudia Guenzi, head of Smart Infrastructure e head of Buildings di Siemens Italia, che ha posto immediatamente l’attenzione sulla necessità di ripensare il ruolo stesso degli edifici all’interno della società contemporanea. “Viviamo in un mondo che è sempre più complesso, più dinamico, più veloce. È cambiato il modo in cui viviamo, è cambiato il modo in cui lavoriamo, in cui ci spostiamo”, ha spiegato. Secondo Guenzi, tuttavia, il settore edilizio non ha ancora compiuto un’evoluzione coerente con le potenzialità offerte dalle tecnologie digitali. “Gli edifici sono ancora oggi troppo spesso dei sistemi passivi, isolati, che non dialogano con il mondo che li circonda”.

Energie e ambiente, oltre alla tecnologia

Il tema assume un valore strategico non soltanto dal punto di vista tecnologico, ma soprattutto energetico e ambientale. Gli edifici, infatti, rappresentano uno dei principali nodi della transizione ecologica globale. I numeri illustrati, che sono stati estratti dal report, hanno delineato uno scenario estremamente significativo: entro il 2050 la popolazione mondiale raggiungerà i 9,7 miliardi di persone e circa il 68% vivrà nelle aree urbane. Parallelamente, il 75% degli edifici presenti oggi nei Paesi europei viene considerato inefficiente dal punto di vista energetico, mentre il 95% del patrimonio immobiliare che sarà utilizzato nel 2050 esiste già oggi.

Una situazione che pone il settore immobiliare al centro delle strategie di decarbonizzazione. Gli edifici consumano infatti il 40% dell’energia prodotta globalmente e sono responsabili del 39% delle emissioni complessive. Inoltre, con l’aumento della popolazione urbana, si stima che la superficie costruita raddoppierà entro il 2050. “Se mettiamo insieme tutti questi numeri è facile capire perché sia così importante parlare di sostenibilità e di transizione energetica”, ha sottolineato Guenzi.

La fotografia del mercato

Per comprendere come il settore stia affrontando questa evoluzione, Siemens ha realizzato l’ Infrastructure transition mointor, indagine condotta su 1.400 operatori del comparto in 19 Paesi. Investitori, progettisti, gestori e sviluppatori immobiliari hanno restituito la fotografia di un mercato in forte trasformazione, ancora caratterizzato da criticità operative ma sempre più orientato verso digitalizzazione e automazione.

In Italia, il 57% degli intervistati ha dichiarato di essere pronto ad aumentare gli investimenti nelle tecnologie di building automation. Un segnale che evidenzia il cambiamento di paradigma in atto: il patrimonio immobiliare non viene più percepito come semplice costo statico, ma come elemento centrale nel percorso di efficientamento energetico e sostenibilità. Parallelamente, il 56% degli operatori si aspetta una significativa riduzione dei costi grazie all’implementazione delle tecnologie digitali, mentre il 55% ritiene che queste soluzioni miglioreranno salute, sicurezza e comfort delle persone all’interno degli edifici.

Superata la fase smart, l’edificio diventa autonomo

Un aspetto, quello del comfort, tutt’altro che secondario. “Ognuno di noi passa il 90% della propria vita all’interno degli edifici”, ha ricordato Guenzi. Case, scuole, uffici, ospedali, aeroporti, centri commerciali e università diventano quindi spazi decisivi non solo per l’efficienza energetica, ma anche per il benessere quotidiano delle persone.

Da qui nasce il concetto di autonomous building, l’edificio autonomo e human centric che Siemens considera il nuovo paradigma del settore. Non più semplicemente smart building capaci di generare dati, ma infrastrutture in grado di analizzarli autonomamente e prendere decisioni in tempo reale. “L’edificio di domani, ma già di oggi, è un edificio sempre più autonomo. Un edificio che prende decisioni e che è centrato sulle persone”, ha chiarito Guenzi.

L’evoluzione descritta da Siemens attraversa diverse fasi. Si parte dagli edifici tradizionali, semplici consumatori di energia privi di capacità di interazione con l’esterno, passando poi all’introduzione dell’automazione. Successivamente arrivano gli smart building, capaci di raccogliere dati e renderli disponibili ai gestori. Oggi il salto di paradigma consiste invece nella capacità degli edifici di interpretare autonomamente le informazioni, attivando azioni correttive e ottimizzazioni senza necessità di intervento umano continuo.

Un edificio capace di apprendere, adattarsi e ottimizzare le prestazioni

In termini concreti, un edificio autonomo è una struttura capace di apprendere, adattarsi e ottimizzare le proprie prestazioni. Analizza i consumi, regola gli impianti, migliora il comfort, riduce sprechi e previene anomalie attraverso algoritmi predittivi e intelligenza artificiale. “Non si tratta di sostituire l’uomo, ma di eliminare attività ripetitive e meccaniche che nessun energy manager sarebbe in grado di gestire manualmente su larga scala”, ha precisato Guenzi, sottolineando come la collaborazione tra intelligenza artificiale e competenze umane resti fondamentale.

La trasformazione verso l’autonomia richiede però un percorso strutturato. Siemens individua dieci passaggi chiave, a partire dalla connettività digitale dell’edificio, che deve smettere di essere un asset isolato e iniziare a dialogare con il sistema urbano, energetico e con gli utenti stessi. Fondamentale diventa poi l’integrazione dei diversi sottosistemi tecnologici: climatizzazione, illuminazione, sicurezza, gestione energetica e controllo accessi devono condividere dati in tempo reale per influenzarsi reciprocamente in modo virtuoso.

La raccolta massiva dei dati rappresenta il passaggio successivo. I sistemi di building management più avanzati oggi elaborano milioni di dati al secondo, alimentando modelli predittivi e algoritmi di intelligenza artificiale sempre più sofisticati. L’obiettivo è trasformare il building in un organismo capace di apprendere continuamente dal proprio funzionamento e ottimizzarsi lungo tutto il ciclo di vita.

Costi ridotti e continuità operativa

Secondo Siemens, i benefici sono già misurabili. L’uso dell’intelligenza artificiale nella gestione energetica può ridurre fino al 15% i costi complessivi e arrivare al 40% di riduzione nei sistemi HVAC, ovvero nella componente più energivora di un edificio. Il tutto senza compromettere comfort e qualità dell’aria.

Accanto all’efficienza energetica emergono poi temi come continuità operativa e manutenzione predittiva, cruciali soprattutto in strutture critiche quali ospedali, aeroporti e data center. Gli algoritmi intelligenti consentono di ridurre fino al 50% le interruzioni non pianificate e di diminuire significativamente i costi di manutenzione, passando da logiche correttive a modelli preventivi.

Prove concrete di una trasformazione già in atto

Per dimostrare come questa trasformazione sia già concreta, Siemens ha presentato alcuni casi applicativi reali. Tra questi, il progetto sviluppato con Lavazza, dove l’integrazione tra sistemi e intelligenza artificiale ha consentito una riduzione del 30% dei consumi energetici complessivi della Nuvola Lavazza. “Per noi i benefici sono concreti: maggiore efficienza energetica, più sicurezza e un comfort superiore per tutte le persone che vivono e lavorano ogni giorno all’interno della Nuvola”, ha evidenziato Antonio Curlante, Property & Facility director, Lavazza Group.

Un altro esempio significativo è il nuovo campus dell’Università degli Studi di Milano nell’area ex Expo, realizzato da Renco. Andrea Salaroli, Project Manager dell’azienda, ha raccontato la complessità di un’infrastruttura destinata a diventare uno dei principali poli scientifici italiani. “La sostenibilità del nostro progetto è uno dei cardini principali”, ha spiegato.

Il campus, certificato LEED Gold, avrà una superficie complessiva di 210 mila metri quadrati e ospiterà sette edifici dedicati a ricerca e didattica. La struttura integrerà sistemi avanzati di gestione energetica sviluppati con Siemens, in grado di monitorare produzione e consumi in tempo reale. “Abbiamo sviluppato un Energy Management System che ci permette di massimizzare l’utilizzo delle rinnovabili con un monitoraggio istantaneo e una previsione in funzione dell’andamento dei consumi durante l’anno”, ha dichiarato Salaroli.

L’infrastruttura potrà contare su 13 megawatt di potenza installata, 2 megawatt generati dal fotovoltaico e sistemi di sfruttamento della falda per il raffrescamento e il riscaldamento. Centrale anche il tema della rigenerazione urbana: il progetto recupera integralmente l’area Expo 2015 con logiche di economia circolare. “Abbiamo recuperato il 98% delle terre scavate e rigenerato completamente tutte le pavimentazioni esistenti. Nulla è stato mandato in discarica”, ha evidenziato Salaroli.

Risparmi dell’11% rispetto a una baseline già altamente efficiente

Il tema della continuità operativa emerge invece con forza nel caso del nuovo ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano, illustrato da Salvatore Bruno, CEO di GKSD ESCo, chief sustainability officer (CSO) ed Energy manager del Gruppo San Donato. “L’obiettivo del progetto Galeazzi si sposava con i tre pilastri fondamentali del gruppo: umanità, innovazione e sostenibilità”, ha spiegato.

L’ospedale, anch’esso certificato LEED Gold, integra un sofisticato Building Management System collegato a una piattaforma di Energy Management sviluppata con Siemens. Dopo il primo anno di attività, il monitoraggio avanzato e gli interventi di ottimizzazione hanno consentito un ulteriore risparmio energetico dell’11% rispetto a una baseline già altamente efficiente. “Abbiamo registrato un risparmio di circa 1.100 megawattora di energia elettrica, 290 mila metri cubi standard di gas naturale e 1.600 megawattora di calore da teleriscaldamento”, ha dichiarato Bruno.

Numeri che equivalgono ai consumi di circa 400 famiglie e che assumono particolare rilevanza in una struttura ospedaliera, caratterizzata da elevatissimi fabbisogni energetici e dalla necessità di garantire continuità assoluta dei servizi sanitari.

Responsabilità collettiva

A chiudere l’incontro è stato un richiamo alla responsabilità collettiva legata all’evoluzione delle città e del patrimonio edilizio. “L’edificio autonomo è anche una responsabilità nei confronti delle città in cui viviamo, dei nostri figli e del nostro pianeta”, ha concluso Claudia Guenzi. Una trasformazione che, secondo Siemens, non appartiene più al futuro ma a un processo già avviato, destinato ad accelerare rapidamente nei prossimi anni, sostenuto da tecnologie digitali, intelligenza artificiale e nuove competenze capaci di ridefinire il ruolo stesso degli edifici nella società contemporanea.

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