Apple all’inseguimento delle PMI

Apple punta sul suo modello integrato e unificato per rispondere alle esigenze delle piccole realtà aziendali.

Meglio PC o Mac? E le soluzioni Apple sono adatte alle esigenze aziendali?

La diatriba è aperta da decenni e assume spesso i contorni delle grandi rivalità, da Coppi-Bartali a Sinner-Alcaraz per citare un paragone più attuale.

Alla vigilia dell’interruzione di supporto per Windows 10 (ovvero in un momento cruciale per molte realtà aziendali chiamate a pianificare il futuro dei propri sistemi) Apple rilancia non solo l’adeguatezza ma la superiorità del proprio ecosistema per le piccole e medie imprese.

Lo fa in un recente incontro dedicato alla stampa specializzata nel quale, curiosamente, non è stata offerta la possibilità ai giornalisti intervenuti di porre domande aperte ai relatori.

Gli aspetti distintivi del Mac

Durante la presentazione sono stati sottolineati tre punti considerati distintivi per indirizzare le PMI italiane verso il mondo Apple e che, secondo l’azienda, garantirebbero un’esperienza più efficiente, semplice e sicura per l’utente: la progettazione congiunta di hardware e software, un ambiente unico e integrato per gestire i flussi di informazioni tra Mac, iPhone e iPad e un livello di sicurezza ritenuto superiore.

Argomentazioni solide, perché l’offerta Apple poggia su basi tecnologiche indiscutibili. L’interazione tra dispositivi e la coerenza dell’ecosistema rappresentano da sempre un tratto distintivo della casa di Cupertino. È tuttavia necessario chiedersi quanto questi vantaggi siano davvero determinanti in un contesto aziendale più complesso.

La sincronizzazione tra dispositivi e applicazioni, per esempio, funziona al meglio solo se tutti i collaboratori di un’organizzazione adottano strumenti Apple.

In contesti dove il lavoro coinvolge fornitori o partner esterni e non è possibile imporre la standardizzazione su Mac, iPhone o iPad, il beneficio si riduce. In queste situazioni, l’esperienza d’uso uniforme tra PC, smartphone e tablet, garantita dal medesimo sistema operativo si traduce al più in un trasferimento dati semplificato tra il proprio smartphone e PC. Per questo tipo di esigenza tuttavia, le funzionalità cloud disponibili (molte delle quali open source o multipiattaforma) risultano già sufficienti e non necessariamente inferiori.

La semplicità d’uso associata alle applicazioni integrate in macOS sposta il confronto non sull’architettura dei sistemi, ma sulle soluzioni software disponibili. Apple non offre funzionalità esclusive e gran parte delle applicazioni di terze parti più diffuse (da Microsoft Office ad Adobe Creative Cloud fino alle piattaforme di comunicazione alla WhatsApp) garantiscono la stessa esperienza utente su qualsiasi sistema operativo.

Costi di acquisto e costi di gestione

Un altro aspetto cruciale di confronto riguarda i costi. I dispositivi Apple richiedono in genere un investimento iniziale più alto rispetto alle controparti Windows e Android, ma alcuni sottolineano che questa spesa potrebbe essere più che compensata nel tempo da un Total cost of ownership (TCO) competitivo, grazie a minori esigenze di supporto e a una gestione più semplice.

In passato alcuni si sono premurati di provare a fare stime. Nel 2023 ci ha provato Cisco, in uno scenario enterprise, stimando risparmi compresi fra 148 e 395 dollari per ogni MacBook in tre anni, soprattutto legati al tema della sicurezza.

Sempre del 2023 è l’analisi di Prowess Consulting che, nell’ambito SMB, giunse invece a conclusioni opposte, indicando che i PC possono garantire un TCO fino al 45% inferiore e un costo di acquisizione ridotto di 650 -1.249 dollari a seconda dei modelli.

In ogni caso, la forbice di prezzo rimane evidente, soprattutto per smartphone e tablet e per una PMI con decine o centinaia di postazioni l’investimento su Apple resta difficile da giustificare. Diverso il discorso per il singolo professionista o per il piccolo negozio retail.

I casi di successo

Durante la presentazione Apple ha portato sul palco due testimonianze considerate emblematiche: il notaio Eugenio Stucchi, partner dello storico studio notarile Pini e Stucchi e Daniel Beckerman, fondatore, presidente e vulcanica mente creativa alla base del brand di occhiali Retrosuperfuture (RSF): progetto tutto italiano, che ha saputo conquistare un successo globale.

Due storie di successo in cui, però, a emergere è stato soprattutto il valore personale degli imprenditori più che l’impatto determinante della tecnologia; soprattutto nel caso di Beckerman che ha sottolineato come, fino a un certo punto di sviluppo della sua azienda, abbia fatto tutto da solo con il solo utilizzo del Mac e delle sue applicazioni.

“Ho creato la mia azienda nel 2007 praticamente da una mia idea e con un Mac – ha detto Beckerman -. La mia storia aziendale non esisterebbe se non ci fosse stato un Mac. Io stesso ho creato un sistema di gestione degli ordini con FileMaker che mi ha accompagnato nella crescita, passando da una manciata di ordini a 300.000. Oggi lo usano tutti i miei collaboratori e per tutti gli aspetti: operations, marketing, logistica, finance fino alla progettazione e modellazione 3D”. 

Stucchi, dichiarato appassionato del mondo Apple, ha introdotto i dispositivi Mac in tutte le postazioni dello studio, utilizzandoli anche per attività quali la firma digitale e l’archiviazione sicura dei documenti.

“Siamo una realtà media nel panorama della nostra professione, con diverse sedi e collaboratori di varie età – ha precisato Stucchi -. La scelta di adottare Mac è stata all’inizio guidata dalla mia passione per le cose belle, che funzionano bene, poi è seguita la razionalità e la praticità d’uso nella gestione del nostro lavoro. Quando sono entrato in studio ho cercato subito di inserire nei processi quella semplicità, trasparenza e stabilità che contraddistingue Mac dalle altre proposte”. 

Esperienze che presentano Apple come una scelta convincente per professionisti individuali o imprese che traggono vantaggio dall’avere strumenti potenti e unificati, ma che non hanno la necessità di integrare sistemi eterogenei su più ampia scala: qui la combinazione tra qualità costruttiva, design e facilità d’uso può fare la differenza.

Diverso è il discorso per la PMI vera e propria, che ha bisogno di soluzioni scalabili, aperte, integrabili e flessibili. Peraltro, il numero di applicazioni disponibili per MacOS resta ancora oggi inferiore a quello per il mondo Windows, soprattutto in ambiti verticali.

Il tema security

La sicurezza è da sempre uno dei punti chiave della proposta Apple, basata su un ecosistema più “chiuso” che, necessariamente, comporta maggiore rigidità e limitazioni di interoperabilità. Un potenziale vantaggio che nell’ambito delle PMI non necessariamente potrebbe essere sufficiente da solo a colmare il divario di costi e di compatibilità, soprattutto considerando che oggi gran parte della protezione dei dati aziendali passa comunque attraverso il cloud, indipendentemente dal sistema operativo adottato.

Gli scenari di rischio, inoltre, stanno cambiando. Come ricorda Kaspersky sul suo sito Web: “Attualmente il numero di programmi di malware diretti al sistema Mac OS X è inferiore rispetto a quelli che infestano l’ambiente Windows. Tuttavia, ciò non significa che i Mac siano del tutto sicuri”. “La verità è che sia i Mac sia i PC sono molto vulnerabili alle minacce Web e agli attacchi informatici”.

Apple resta quindi un’opzione tecnologicamente valida e con indubbi pregi per chi opera da solo o in piccole realtà, dove la coerenza dell’ecosistema e la forza del brand possono rappresentare fattori distintivi. Ma l’idea proposta dai suoi manager che le sue soluzioni rappresentino la scelta migliore per le piccole realtà aziendali appare più come un messaggio di marketing che una valutazione realmente supportata dai fatti.

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