Roma entra nella mappa dei grandi data center del Mediterraneo

Digital Realty, con il supporto di Schneider Electric, sta realizzando ROM1 il primo data center di un nuovo campus da 35 MW a Roma all’insegna di efficienza e sostenibilità. Si estenderà per 20 ettari e punta a rafforzare il ruolo della Capitale come nuovo snodo digitale tra Italia e dorsali mediterranee.

Roma si prepara a entrare in una fase nuova della propria infrastrutturazione digitale. Il progetto Rome di Digital Realty, realizzato in collaborazione con Schneider Electric, è la prima fase di un campus data center che a regime raggiungerà 35 MW di potenza.

Non si tratta soltanto della costruzione di un data center, ma della creazione di un campus capace di inserirsi nella strategia mediterranea di Digital Realty, con un ruolo potenziale di snodo tra l’Italia centrale, il Sud del Paese, le dorsali dei cavi sottomarini e le nuove esigenze di connettività legate a cloud, AI e servizi digitali.

Il primo modulo, Rome 1, è in fase di completamento e l’inaugurazione è prevista per l’inizio del 2027. Avrà una capacità di oltre 3 MW.

Il progetto si inserisce in un piano di investimento rilevante da parte di Digital Realty, uno dei principali operatori globali del settore, leader in Europa, Africa e Medio Oriente e secondo negli USA, con 80 miliardi di euro di capitalizzazione. Il data center di Roma si aggiungerà a una piattaforma internazionale di oltre 300 strutture in più di 50 aree metropolitane e oltre 30 Paesi. Digital Realty ha annunciato investimenti per 2 miliardi di euro in Italia nei prossimi cinque anni, come parte di una strategia di espansione focalizzata sul Mediterraneo e sull’asse Roma-Milano.

Tra i partner centrali vi è Schneider Electric, che arriva a questo progetto in una fase di forte crescita, trainata anche dalla domanda di infrastrutture energetiche e di raffreddamento per i data center, con ricavi 2025 pari a 40,2 miliardi di euro. Il progetto ROM1 risponde a una necessità concreta del Paese: aumentare la disponibilità di infrastrutture digitali evolute, distribuite e adatte a sostenere la domanda di prossimità, continuità operativa, interconnessione e capacità computazionale.

In questa prospettiva, Roma può rappresentare un’alternativa e un complemento a Milano, oggi principale polo italiano dei data center, contribuendo a ridurre la concentrazione geografica e a creare un secondo asse strategico per cloud, contenuti digitali, disaster recovery e AI.

Ma c’è anche una lettura più ampia. La disponibilità di campus connessi, scalabili e integrati nei grandi ecosistemi globali può rafforzare la candidatura dell’Italia nei progetti europei legati alle Gigafactory per l’intelligenza artificiale.

Per queste ambizioni, infatti, non basta avere capacità elettrica o siti disponibili: servono infrastrutture affidabili, connesse, progettate per densità crescenti e collocate dentro reti internazionali di interconnessione.

Da questo punto di vista, il progetto Rome rappresenta un tassello concreto della possibile crescita dell’Italia come hub digitale del Mediterraneo.

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