Data center, l’Italia hub del Mediterraneo: mercato a 15 miliardi nel 2031

La corsa dell'intelligenza artificiale fa crescere del +250% il mercato mondiale delle infrastrutture per data center. In Italia il settore vale già 7,5 miliardi di dollari e la capacità di carico IT è destinata a quadruplicare entro il 2030. Cresce parallelamente il peso del raffreddamento a liquido, come spiega Nicola Salvaggio, business development director for Thermal Management di Faster

La spesa mondiale in apparecchiature e infrastrutture per data center ha raggiunto i 290 miliardi di dollari nel 2024 e supererà i 1.000 miliardi di dollari entro il 2030, con una crescita superiore al +250% in sei anni. È quanto emerge dal Data Center Equipment & Infrastructure Market Report 2025-2030 di IoT Analytics, che fotografa un settore trasformato dalla diffusione dell’intelligenza artificiale generativa, dal cloud computing e dall’espansione dell’High performance computing (HPC).

L’aumento della densità di calcolo nei data center sta portando in primo piano un tema tecnico finora secondario rispetto alla potenza di elaborazione: la gestione termica. Il raffreddamento a liquido (liquid cooling) sta diventando un fattore sempre più determinante per la continuità operativa e l’efficienza energetica delle infrastrutture digitali, man mano che i carichi di lavoro legati all’AI generativa spingono i sistemi verso densità di potenza più elevate.

Dove vanno gli investimenti

Secondo il report di IoT Analytics, oltre il 70% del capitale destinato ai data center (CAPEX) è assorbito dalle infrastrutture IT (server, reti e sistemi di archiviazione) mentre l’infrastruttura di impianto, che comprende i sistemi elettrici e di raffreddamento, pesa per il 12%. A trainare la spesa è soprattutto il segmento dei server, spinto dagli investimenti in intelligenza artificiale generativa da parte degli hyperscaler, i grandi operatori che gestiscono infrastrutture cloud su scala globale. Il mercato mondiale dei server per data center è atteso quasi quintuplicare, passando da 204 miliardi di dollari nel 2024 a 987 miliardi entro il 2030.

L’Italia si candida a hub del Mediterraneo

Anche il mercato italiano dei data center è in fase di espansione. Secondo le stime di Mordor Intelligence, il valore del settore in Italia passerà da 7,5 miliardi di dollari nel 2025 a 8,5 miliardi nel 2026, fino a sfiorare i 15 miliardi entro il 2031, con un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del +12,1% nel periodo 2026-2031.

Ancora più marcata la dinamica sulla capacità di carico IT, che secondo le stesse stime crescerà da 1,08 GW nel 2025 a 4,09 GW entro il 2030, con un CAGR del +30,5%. Una traiettoria che, secondo gli analisti, rafforza il posizionamento dell’Italia come uno dei principali hub emergenti per i data center nell’area mediterranea, sostenuto dall’espansione del cloud hyperscale, dalla digitalizzazione della pubblica amministrazione e dalla crescente domanda di capacità computazionale legata all’intelligenza artificiale.

Il nodo del raffreddamento

Sul fronte tecnologico, l’attenzione degli operatori si sta spostando sempre più sui sistemi di raffreddamento, chiamati a reggere il passo di infrastrutture sempre più dense e energivore. Ne è convinto Nicola Salvaggio, business development director for Thermal Management di Faster, azienda italiana fondata nel 1951 attiva nella progettazione e produzione di sistemi di connessione idraulica, che negli ultimi anni ha avviato una divisione dedicata alla gestione termica per il settore data center.

“Il settore dei data center sta vivendo una fase di crescita senza precedenti, alimentata dalla fame di calcolo. Le proiezioni verso i 1.000 miliardi di dollari di spesa dimostrano che non si tratta solo di espandere le volumetrie esistenti, ma di compiere un salto nell’ingegnerizzazione degli impianti”, osserva Salvaggio, secondo cui la sfida principale per il comparto non riguarda soltanto l’aumento della capacità di calcolo, ma la tenuta dell’intero ecosistema tecnologico che la sostiene.

Per rispondere alla crescente domanda legata alle applicazioni AI e HPC, Faster ha sviluppato una gamma di soluzioni per il thermal management conformi alle specifiche Open Compute Project (OCP) per il liquid cooling dei data center. Il portafoglio comprende le serie UQD (Universal Quick Disconnect), UQDB (Universal Quick Disconnect Blind) e LQC (Large Quick Connector), pensate per le applicazioni Direct-to-Chip e per i sistemi di distribuzione del refrigerante, oltre alla serie SLM (Snap-Lock Modular), rivolta alle applicazioni di liquid cooling ad alta portata tra le Coolant Distribution Unit (CDU) e i rack. Quest’ultima integra un doppio meccanismo di sicurezza e un’attivazione del flusso solo a connessione completata, con l’obiettivo dichiarato dall’azienda di limitare il rischio di perdite di liquido, un fattore critico per la continuità operativa dei data center ad alta densità.

“Per sostenere server sempre più potenti, l’infrastruttura fisica e di gestione termica deve garantire livelli di affidabilità molto elevati. La crescita dell’intelligenza artificiale sta ridefinendo i requisiti tecnologici dei data center e richiede componenti capaci di assicurare prestazioni costanti, sicurezza e continuità operativa lungo l’intero circuito di raffreddamento – aggiunge Salvaggio -. Con i prodotti per il thermal management vogliamo supportare questa evoluzione mettendo a disposizione competenze ingegneristiche, capacità produttiva e soluzioni sviluppate per rispondere alle esigenze dei data center ad alta densità e delle applicazioni di intelligenza artificiale”.

Il quadro che emerge dai diversi report di settore conferma dunque una tendenza già evidente da alcuni trimestri: la crescita dei data center non dipende solo dalla disponibilità di capacità di calcolo, ma sempre più dalla capacità delle infrastrutture fisiche, energia, raffreddamento, connessioni, di reggere il ritmo imposto dall’intelligenza artificiale.

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