Infrastrutture critiche a caccia di resilienza

Servono telemetrie affidabili, controllo degli accessi e piani di ripristino dimostrabili per un’operatività senza interruzioni

Le infrastrutture critiche sono sistemi vivi in cui tecnologia e processo si sovrappongono a vincoli fisici, di sicurezza personale e di servizio pubblico. L’obiettivo non è soltanto ridurre la probabilità di un incidente informatico, ma assicurare che, qualora accada, la fornitura di energia non si fermi, i treni non rimangano in stazione, gli ospedali non sospendano triage e cartelle cliniche, i pagamenti non vadano in stallo. In questi contesti, protezione del dato e continuità del servizio diventano la stessa cosa: l’integrità delle informazioni alimenta le decisioni operative, mentre la disponibilità dei sistemi dipende dalla qualità con cui quelle informazioni sono raccolte, custodite e recuperate.

Dal campo al cloud senza perdere il controllo

L’interconnessione di impianti e reti con cloud, 5G e IoT ha ampliato la superficie d’attacco ma, soprattutto, ha reso più complessa la catena della fiducia. I sensori sul campo generano telemetrie che si muovono su segmenti di rete eterogenei, attraversano gateway, piattaforme di messaggistica e altre dove i dati vengono normalizzati, arricchiti e correlati con fonti esterne. La priorità è garantire che ogni passaggio mantenga provenienza, coerenza e tempi certi.

Il controllo degli accessi deve riflettere questa catena; servono identità forti per operatori e workload, principi di minimo privilegio, segregazione netta tra il dominio informatico (IT) e quello dell’operatività industriale (OT), federazione delle identità dove più ambienti cooperano.

Il risultato atteso non è una barriera monolitica, ma una serie di controlli coerenti che accompagnano il dato dalla periferia alla decisione, riducendo gli errori di configurazione e impedendo ai cybercriminali i possibili movimenti laterali all’interno del perimetro aziendale.

La sicurezza industriale che si integra con i processi senza bloccarli

L’evoluzione della sicurezza OT ovvero associata agli impianti industriali non può limitarsi alla messa in sicurezza di PLC, SCADA e reti. L’obiettivo è inserire la difesa dentro il ritmo operativo di impianti e reti, evitando azioni che interrompano la produzione o i flussi operativi.

Il monitoraggio passivo del traffico industriale, l’inventario continuo degli asset e la rilevazione di anomalie di protocolli devono aiutare a individuare possibili anomalie senza “toccare” dispositivi critici o influenzare finestre di manutenzione molto ridotte.

In parallelo, il dialogo con i sistemi di gestione del cambiamento e con le sale operative diventa strutturale, perché un allarme che non distingue tra manutenzione programmata e comportamento malevolo genera falso rumore; così come una regola che scatta in orario di picco può bloccare più di quanto protegga.

L’integrazione con l’identità aziendale, infine, è ciò che consente di legare ogni azione a un soggetto verificato, mentre la segmentazione di rete e l’adozione di modelli zero trust impediscono che un singolo punto debole diventi un guasto sistemico.

L’AI, quando i dati sono affidabili, consente allora di accelerare la correlazione tra telemetrie OT e indicatori IT, mettendo in relazione eventi che, presi isolatamente, sembrano innocui, ma che insieme delineano un attacco in corso.

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