Dati sensibili, come la crittografia limita l’impatto delle intrusioni

Stormshield spiega come la crittografica contribuisce a ridurre l’impatto delle intrusioni e a limitare gli accessi non autorizzati alle reti.

La protezione dei dati è oggi uno degli aspetti più critici della sicurezza informatica. Anche con sistemi di controllo degli accessi ben strutturati, le intrusioni restano una minaccia concreta per le reti aziendali. La capacità di limitare l’impatto di un attacco passa quindi attraverso strumenti in grado di rendere inutilizzabili le informazioni in caso di violazione. Tra questi, la crittografia è una delle misure più efficaci.

La crittografia come barriera ai dati sensibili

Cifrare i dati significa trasformarli in un formato illeggibile per chi non dispone delle chiavi di decrittazione. Questo principio si applica sia ai dati in transito — durante la comunicazione tra dispositivi e server — sia ai dati a riposo, conservati su database, dispositivi mobili o sistemi cloud.

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Jocelyn Krystlik, Business Unit Manager presso Stormshield

Come sottolinea Jocelyn Krystlik, Business Unit Manager presso Stormshield, «la crittografia serve a rendere i dati illeggibili, consentendo la lettura solo a chi dispone della chiave di decrittazione. Affinché sia realmente efficace, deve essere implementata end-to-end, ossia dal punto di origine fino alla piattaforma di archiviazione o di condivisione esterna, per esempio nel cloud».

Molte aziende delegano questa attività ai provider o alle piattaforme cloud, che spesso gestiscono la cifratura lato server (“at-rest encryption”). «Affidare la gestione delle chiavi di cifratura a terze parti significa rinunciare al pieno controllo sulle informazioni più sensibili» aggiunge Krystlik. Per mantenere trasparenza e tracciabilità, è quindi cruciale che le chiavi di decifratura rimangano sotto il controllo diretto dell’organizzazione.

Crittografia end-to-end e gestione delle chiavi

Uno degli approcci più affidabili è la crittografia end-to-end, che protegge i dati per l’intero percorso di trasmissione, impedendo l’intercettazione anche a chi gestisce l’infrastruttura di rete. Tuttavia, l’efficacia di questo sistema dipende dalla gestione sicura delle chiavi crittografiche.
Le chiavi devono essere generate, distribuite e archiviate con criteri di massima sicurezza, adottando soluzioni come moduli hardware di sicurezza (HSM) o servizi di gestione centralizzata basati su policy aziendali rigorose.

Sicurezza senza rinunciare alla praticità

Uno dei motivi per cui la crittografia viene talvolta trascurata è la percezione che possa rallentare i processi o complicare il lavoro quotidiano. «Spesso la cybersecurity – e in particolare la crittografia – viene sacrificata in nome della semplicità d’uso. Eppure, non lasceremmo mai la porta di casa aperta per comodità: lo stesso principio vale per la protezione dei dati aziendali» afferma Krystlik.
Grazie a soluzioni end-to-end intuitive e interoperabili, oggi è possibile garantire una protezione avanzata senza compromettere la produttività. La stessa Krystlik aggiunge: «La crittografia rappresenta il primo passo verso una sicurezza di lungo periodo, fondamentale in vista della prossima rivoluzione tecnologica legata ai computer quantistici».

Computazione quantistica e nuove sfide

La computazione quantistica è destinata a cambiare radicalmente il modo in cui si proteggono le informazioni. «Il BSI (Bundesamt für Sicherheit in der Informationstechnik), pendant tedesco della nostra ACN, avverte già del rischio di attacchi “store now, decrypt later”: i cybercriminali rubano oggi dati cifrati per decifrarli in futuro, quando i computer quantistici renderanno possibile ciò che oggi è tecnicamente irrealizzabile» avverte Krystlik.
Per questo motivo, le aziende dovrebbero già ora adottare soluzioni di crittografia post-quantistica. «Quando le tecnologie quantistiche diventeranno diffuse, sarà troppo tardi per proteggersi. Il momento di rafforzare la sicurezza dei dati è adesso» conclude.

Un approccio strategico alla sicurezza

La crittografia non sostituisce gli altri livelli di difesa — come firewall, sistemi di monitoraggio o autenticazione multifattore — ma li integra in un approccio più completo. L’obiettivo è ridurre la superficie d’attacco e limitare i danni anche quando una violazione avviene.
In molte organizzazioni, la cifratura è ormai parte integrante delle policy di compliance, in linea con normative come il GDPR, che impone misure tecniche adeguate alla protezione dei dati personali.

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