La consapevolezza sulla sicurezza informatica è ormai diffusa, ma non sempre si traduce in comportamenti concreti o piani efficaci di risposta agli incidenti. Come sottolinea Edwin Weijdema, Field CTO EMEA di Veeam, “oggi il punto cruciale non è più essere consapevoli, ma essere preparati”.
Molte organizzazioni oggi, a fronte anche delle recenti normative, hanno introdotto strumenti di difesa, ma senza testarne davvero l’efficacia. La vera sfida è far sì che le procedure di sicurezza siano operative quando serve, come un’estintore che deve funzionare, non solo essere visibile.
La consapevolezza come sistema di allerta precoce
Secondo Sneha Banerjee, enterprise analyst di ManageEngine, gli attacchi informatici raramente arrivano dal nulla. Esistono segnali silenziosi che indicano vulnerabilità: un numero crescente di email di phishing, dispositivi personali non protetti usati dai manager, o fornitori esterni compromessi.
Trascurare questi indizi significa offrire agli hacker un accesso facilitato. La consapevolezza, quindi, non è un concetto astratto ma un sistema di allerta precoce, capace di prevenire incidenti più gravi. Ogni segnalazione, ogni anomalia, deve essere trattata come un segnale da analizzare e non come rumore di fondo.
Le piccole imprese non sono un’eccezione
Le PMI italiane sono tra le più esposte, spesso per mancanza di risorse dedicate. SimpleCyb, cybertech con sede a Parma, ha rilanciato nel Cybersecurity Awareness Month il proprio impegno nel promuovere una cultura della sicurezza “concreta e accessibile a tutti”. Il CEO David Baldinotti invita le imprese a partire dai gesti quotidiani: password robuste, autenticazione a più fattori, backup regolari, formazione del personale e aggiornamenti costanti. Azioni semplici, ma decisive, che possono ridurre il rischio in modo sostanziale.
La visione di SimpleCyb è chiara: la sicurezza deve adattarsi ai processi aziendali, non il contrario. È un approccio umano e su misura, che trasforma la protezione digitale in una leva di fiducia e continuità operativa.
Prevenzione e formazione, due pilastri fondamentali
Anche Check Point Software Technologies sottolinea l’importanza della prevenzione come principio guida delle strategie di sicurezza. Le minacce, sempre più basate sull’intelligenza artificiale, richiedono una postura proattiva.
Nel suo contributo, Cristiano Voschion, country manager Italia di Check Point, evidenzia cinque aree chiave: verificare le app prima di installarle, riconoscere i messaggi di phishing, imparare a identificare i deep fake, ignorare messaggi sospetti e monitorare le credenziali compromesse. La formazione continua dei dipendenti è un elemento imprescindibile: “seguire questa regola empirica coprirà la maggior parte degli scenari: se qualcosa sembra strano, non interagire e segnalarlo”.
Dalla consapevolezza all’azione
La sicurezza informatica non è un obiettivo, ma un processo che richiede costanza, verifica e cultura condivisa. Ogni azienda, indipendentemente dalle dimensioni, deve investire nel colmare il divario tra consapevolezza e preparazione. Testare i piani di risposta, coinvolgere tutto il personale e adottare un approccio umano alla protezione sono i passi che fanno la differenza tra una vulnerabilità e una difesa solida.
Come ricorda Weijdema di Veeam, “la consapevolezza ha portato molte aziende a dotarsi degli strumenti giusti. Ora, ciò che conta è saperli usare quando serve”.
5 azioni per passare dalla consapevolezza alla preparazione
1. Testare regolarmente le procedure di risposta agli incidenti
Ogni piano di sicurezza deve essere verificato sul campo. Le simulazioni di attacco – come esercitazioni ransomware o scenari di data breach – consentono di misurare la reattività del personale e l’efficacia dei processi. È utile includere tutte le funzioni aziendali coinvolte, dal reparto IT alle risorse umane, fino alla comunicazione esterna. Le prove pratiche permettono di individuare lacune organizzative e di affinare i protocolli di escalation.
2. Effettuare una mappatura continua delle superfici di esposizione digitale
L’espansione dei servizi cloud, delle app di terze parti e delle integrazioni API moltiplica i punti d’accesso. Monitorare costantemente domini, ambienti di test e risorse non più in uso è essenziale per ridurre il rischio di vulnerabilità. Strumenti di scanning automatico o servizi di threat intelligence aiutano a rilevare configurazioni errate o credenziali esposte prima che possano essere sfruttate.
3. Consolidare la formazione e la cultura della sicurezza
La preparazione non riguarda solo le tecnologie, ma soprattutto il comportamento delle persone. Programmi di formazione ricorrenti, con sessioni brevi e interattive, aiutano i dipendenti a riconoscere email di phishing, link fraudolenti o richieste anomale. Rendere la cybersecurity parte integrante del lavoro quotidiano favorisce la costruzione di una cultura condivisa della responsabilità digitale.
4. Validare e aggiornare periodicamente i piani di business continuity
La resilienza operativa dipende dalla capacità di garantire la continuità delle attività in caso di incidente. È necessario verificare la funzionalità dei backup, la rapidità del ripristino e la chiarezza dei flussi decisionali. La disponibilità di copie dei dati offline e la definizione di priorità critiche rendono più efficace la risposta a qualsiasi interruzione.
5. Integrare la sicurezza nella governance aziendale
La cybersecurity deve essere considerata una funzione trasversale, collegata alla strategia e alla gestione del rischio. Coinvolgere il top management e includere metriche di sicurezza nei report direzionali consente di mantenere alta l’attenzione e di garantire investimenti coerenti con l’evoluzione delle minacce. La consapevolezza, in questo modo, diventa un elemento strutturale della cultura organizzativa e non un’iniziativa temporanea.

