System integrator 2.0: l’architetto dell’innovazione aziendale nell’era dell’AI

Come cambiano e si adattano, trasformando la complessità tecnologica in valore di business attraverso strategie misurabili e soluzioni ad hoc per le esigenze dei clienti

Il mercato italiano della system integration sta vivendo una fase di crescita robusta e strutturale, affermandosi come uno dei motori più dinamici dell’economia digitale nazionale. In un contesto B2B sempre più competitivo e complesso, il ruolo del system integrator (SI) non è più quello del semplice fornitore tecnico: oggi parliamo di partner strategici, chiamati a guidare le imprese lungo percorsi di trasformazione digitale che intrecciano tecnologie, processi e cultura aziendale. La spinta arriva da due direttrici principali: da un lato l’accelerazione dell’innovazione, dall’altro il crescente divario di competenze interne alle aziende. La combinazione di intelligenza artificiale, cloud in tutte le sue declinazioni, Internet of Things e automazione industriale ha reso i system integrator dei veri “architetti del digitale”, capaci di orchestrare ecosistemi tecnologici complessi e di custodire budget sempre più consistenti destinati all’innovazione.

Un mercato in espansione

I numeri confermano questa traiettoria: secondo le analisi di Statista il mercato italiano dei system integrator per il 2025 vale circa 3,65 miliardi di euro, una fettina di un mercato IT, che include consulenza e integrazione, che nel 2025 varrà intorno agli 80 miliardi di euro (fonte: Mordor Intelligence). Il mondo digitale, sostenuto anche dagli investimenti del PNRR, sta registrando un buon tasso di crescita e, al momento, non mostra criticità rilevanti nel medio-lungo periodo.

Intelligenza artificiale e cloud cambiano le regole del gioco

Il vero salto evolutivo, però, è dettato dalle nuove tecnologie. L’intelligenza artificiale – e in particolare l’AI generativa – spinge i system integrator a diventare “architetti di soluzioni intelligenti”, capaci di integrare capacità predittive, automazione avanzata e nuovi modelli di business. Il cloud, sempre più ibrido e multi-cloud, consolida i system integrator nel ruolo di strateghi e gestori di infrastrutture complesse, in cui sicurezza, resilienza e governance diventano cruciali. La sicurezza stessa evolve in logica convergente, fondendo dimensioni fisiche e digitali, mentre l’Industry 4.0, l’IoT e la sostenibilità si impongono come pilastri delle roadmap industriali.

Da fornitori a partner di lungo periodo

Per rispondere a queste sfide, i system integrator stanno modificando il proprio modello di business. Non più soltanto progetti una tantum, ma sempre più servizi gestiti, con rapporti con i clienti più continuativi. Allo stesso tempo cresce la tendenza alla specializzazione verticale, la costruzione di partnership con i grandi vendor globali e l’investimento in nuove competenze trasversali: non solo tecnica, ma anche architettura aziendale, comunicazione e capacità di problem-solving.

Come i system integrator rispondono al cambiamento

I system integrator stanno cambiando, ma come e in che modo lo stanno facendo? Come stanno reagendo alla trasformazione tecnologica in atto? Come trasformano la teoria in pratica? A queste domande hanno risposto alcuni dei principali attori italiani di questo mercato e ci hanno illustrato la loro visione e la loro strategia.

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Alberto Gazzani, COO di Archiva Group

Prende la parola per primo Alberto Gazzani, COO di Archiva Group, e nel suo intervento inquadra il ruolo del system integrator nel contesto attuale: “Il system integrator innovativo unisce competenze tecniche, visione di business e metodologie agili, diventando partner strategico delle imprese: non solo integra tecnologie, ma guida processi, ridisegna architetture e abilita ecosistemi digitali resilienti e scalabili. È l’architetto del futuro digitale, in grado di trasformare la complessità in un vantaggio competitivo. Il panorama tecnologico attuale, dominato da cloud ibrido, intelligenza artificiale generativa e agentica, cybersecurity avanzata e modelli as-a-service, richiede alle imprese italiane un adattamento rapido. In questo scenario il system integrator si trasforma: da semplice implementatore di soluzioni diventa orchestratore strategico della trasformazione digitale. Il cloud ibrido è oggi la scelta prevalente, ma la gestione di ambienti che spaziano dal data center all’edge richiede competenze in materia di orchestrazione dei container, data governance e gestione del cloud ibrido. Parallelamente, l’integrazione dell’intelligenza artificiale generativa e agentica sta ridisegnando i processi. È necessario creare ecosistemi in cui gli agenti intelligenti possano operare in autonomia, rimanendo comunque allineati agli obiettivi aziendali e ai vincoli normativi. La cybersecurity evolve verso i modelli Zero Trust, che impongono un identity management avanzato, un monitoraggio continuo e la sicurezza by design. Allo stesso tempo, i modelli as-a-service e le piattaforme iPaaS aprono a nuove logiche di progettazione cloud-native, multi-cloud e Infrastructure as Code”.

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Paola Pomi, CEO di Sinfo One

Gli fa eco Paola Pomi, CEO di Sinfo One, che disegna per il system integrator un ruolo assolutamente centrale nella rivoluzione tecnologica in atto: “Oggi, il system integrator non può più limitarsi a implementare o collegare sistemi: deve essere un architetto di ecosistemi digitali intelligenti. L’evoluzione verso i modelli “as-a-service” ha trasformato radicalmente l’approccio progettuale. Non vendiamo più software, ma offriamo soluzioni integrate che combinano ERP verticali, BI, Performance management, strumenti predittivi e sistemi PLM in architetture cloud sicure. L’intelligenza artificiale generativa funge da collante intelligente che trasforma i dati in informazioni interrogabili e utilizzabili dal management, mentre la sicurezza informatica avanzata protegge l’intero ecosistema. Le competenze distintive di un system integrator moderno si fondano su quattro pilastri: consulenza strategica basata sui processi, non sulla tecnologia; capacità di selezionare e orchestrare ambienti e soluzioni cloud-native multivendor; expertise verticale profonda e change management per tradurre le specificità settoriali in architetture digitali performanti. Nelle aziende di distribuzione e produzione, per cui Sinfo One opera da oltre 40 anni, gli strumenti di intelligenza artificiale stanno trasformando i processi operativi: ad esempio, gli algoritmi di computer vision controllano le immagini dello shop floor, supportando l’identificazione immediata di difetti o non conformità. In altri casi, l’AI assiste nella codifica degli articoli, suggerendo le classificazioni, o nelle chiusure periodiche, scansionando migliaia di transazioni per individuare le anomalie contabili. Il system integrator deve quindi padroneggiare l’arte del change management digitale e accompagnare le PMI nell’adozione di tecnologie abilitanti con un approccio centrato sul ROI tangibile. Solo così possono trasformare la complessità tecnologica in un vantaggio competitivo sostenibile”.

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Angela Sebastianelli, head of marketing and sales ops data science di Var Group

Angela Sebastianelli, head of marketing and sales ops data science di Var Group, mette sul piatto il ruolo che sta svolgendo l’intelligenza artificiale e come un system integrator deve essere capace di gestirla in diversi contesti: “Oggi l’innovazione passa dall’integrazione delle intelligenze: quella artificiale, in tutte le sue forme, e quella umana e organizzativa che guida con visione e responsabilità. Da un lato, le soluzioni di AI debole e automazione, come le applicazioni conversazionali, permettono di velocizzare le attività ripetitive, migliorare l’efficienza e liberare risorse. Dall’altro lato, l’intelligenza artificiale più avanzata si esprime negli agenti intelligenti, in grado di osservare, comprendere, decidere e agire in autonomia, aprendo scenari inediti di collaborazione tra uomo e macchina. In questo contesto, un system integrator realmente innovativo non si limita a integrare sistemi, ma progetta piattaforme cloud ibride e sicure, garantisce la governance dei dati e sviluppa modelli “as-aservice” che permettono di adottare l’AI in modo scalabile. Solo in questo modo la tecnologia può diventare un motore per la competitività sostenibile e orientata al business, favorendo la creazione di un ecosistema digitale agile, sicuro e inclusivo”.

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Romeo Scaccabarozzi, Amministratore Delegato di Axiante

Tempo, competenze e cultura dell’errore. Romeo Scaccabarozzi, amministratore delegato di Axiante, affronta questa evoluzione sottolineando come il ruolo del system integrator sta cambiando profondamente così come il rapporto con i clienti: “I system integrator stanno attraversando una trasformazione radicale. Basti pensare che, se prima progettavano architetture destinate a durare 7-10 anni, oggi i modelli “as-a-service” hanno ribaltato questo approccio: ogni soluzione può essere rivista annualmente. Questo cambiamento ha intensificato l’interazione con i clienti su tematiche centrali, dato che la tecnologia è diventata il fulcro dello sviluppo aziendale. Il system integrator deve quindi rivedere costantemente il master plan, fornire opzioni ottimali per ogni momento specifico e adattarsi rapidamente al contesto attuale e alle future evoluzioni. . Di conseguenza, sia system integrator sia cliente devono definire obiettivi e KPI più specifici e misurabili a scadenze ravvicinate. Un nuovo paradigma che richiede maggiore agilità e competenze sempre aggiornate per gestire un ambiente in continua evoluzione. A nostro avviso, la criticità principale riguarda la quantità delle competenze piuttosto che la loro tipologia, e continua a essere fondamentale affiancare alle competenze tecniche quelle business per instaurare un dialogo proattivo con il cliente. Di conseguenza, sono necessari professionisti trasversali per ecosistemi sempre più complessi. Pertanto, le soluzioni di data integration e management sono strategiche: il tradizionale perimetro informativo si è dissolto con l’adozione massiccia di modelli as-a-service, creando frammentazione su decine di applicazioni SaaS distribuite. In questo contesto complesso, la configurazione piuttosto che la personalizzazione rigida emerge come approccio vincente, in quanto è in grado di rispondere agilmente alle evoluzioni tecnologiche e aziendali. Ciò rende necessario che i system integrator arruolino professionisti adattivi, aperti al cambiamento e disposti a esplorare nuovi ambiti. Ciò rende essenziale adottare una cultura che tolleri l’errore, riconoscendolo come un’opportunità di apprendimento nell’ambito dell’innovazione continua”.

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Christian Pisani, CIO di Aton It

Anche l’intervento di Christian Pisani, CIO di Aton It, verte sul cambio di pelle del system integrator, sulle sfide che deve affrontare per restare sul mercato: “Il system integrator sta vivendo una trasformazione profonda: da semplice “assemblatore di tecnologie” diventa oggi orchestratore di ecosistemi digitali intelligenti. A guidare questo cambiamento è il paradigma del business-as-a-service (BaaS) 2.0, che supera la logica tradizionale dell’esternalizzazione per offrire servizi nativamente digitali e cognitivi. Grazie alla combinazione di cloud ibrido, AI generativa e cybersecurity avanzata, il system integrator è in grado di proporre processi aziendali completi – dalle risorse umane alla supply chain – come servizi scalabili e automatizzati. Un modello che democratizza soluzioni enterprise e le rende accessibili anche alle Piccole e medie imprese tramite abbonamenti flessibili. Le competenze richieste oggi sono sistemiche e multidisciplinari. Sul fronte infrastrutturale, l’integrazione punto a punto lascia spazio all’orchestrazione di architetture ibride cloud-native, capaci di distribuire i carichi di lavoro tra on-premise, cloud pubblico ed edge. La sicurezza diventa “by design”, fondata su Zero Trust e su sistemi di threat intelligence basati su machine learning, per una protezione adattiva e continua. Nell’ambito analytics, l’intelligenza artificiale generativa trasforma i dati in motori di insight predittivi e prescrittivi. I system integrator più innovativi sviluppano pipeline di real-time analytics che uniscono streaming processing, modelli di deep learning e interfacce conversazionali, democratizzando l’accesso all’intelligenza dei dati. Elemento distintivo è l’approccio “outcome-based”: il system integrator non si limita al deployment tecnologico, ma si assume la responsabilità sui risultati di business. Questo richiede metodologie DevSecOps, architetture a microservizi per scalabilità granulare e monitoraggio continuo per un’ottimizzazione predittiva delle performance. Il vantaggio competitivo risiede nella capacità di rendere le imprese più agili, sicure ed efficienti, costruendo ecosistemi che si evolvono autonomamente e garantiscono innovazione costante e resilienza in scenari di crescente complessità”.

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Emanuele Caronia, CEO di Exelab

La chiusura spetta a Emanuele Caronia, CEO di Exelab, che sottolinea come nel mare magnum della tecnologia il system integrator deve essere il punto di riferimento per i clienti per trovare la rotta verso le soluzioni più idonee: “Man mano che il cloud ibrido, l’intelligenza artificiale e i modelli as-a-service diventano più accessibili, il valore non risiede nella tecnologia in sé, ma nella sua capacità di influire sugli indicatori di business. L’offerta cresce a ritmo serrato e molte soluzioni si assomigliano, quindi non è facile scegliere. Criteri fondamentali come la conformità normativa, l’affidabilità, la velocità di implementazione, la scalabilità, l’integrabilità e la misurabilità del risultato sono spesso offuscati dall’hype. La comunicazione online mostra un mondo estremamente semplificato, ma non tutte le soluzioni “out of the box” rispettano questi criteri e spesso non sono neanche sufficienti dal punto di vista funzionale. In questo contesto, il system integrator fa la differenza: seleziona tecnologie sicure e a prova di futuro, le integra e crea le condizioni per misurarne l’impatto ed evolverle rapidamente. In un contesto in cui le aziende utilizzano in media oltre 100 applicazioni, governare la complessità è parte integrante del valore, non un dettaglio trascurabile. La rotta giusta parte dagli obiettivi e procede per passi brevi e verificabili: problemi concreti, prototipi rapidi, metriche chiare e scale-up solo quando il valore è provato. In Exelab, ad esempio, accompagniamo i nostri clienti con percorsi misurabili che privilegiano l’impatto sull’esperienza degli utenti e sul business rispetto ai progetti monumentali, spesso già obsoleti prima ancora di essere completati. In questo modo, l’innovazione resta accessibile, comprensibile e, soprattutto, utile”.

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