Nel panorama tecnologico in rapida evoluzione, Red Hat ha scelto di posizionarsi con decisione come abilitatore di un’intelligenza artificiale aperta, leggera e infrastrutturalmente sostenibile. In occasione del recente Red Hat Summit, Rodolfo Falcone, country manager per l’Italia, ha delineato con chiarezza la visione strategica dell’azienda: “Il futuro dell’artificial intelligence è open”, ha affermato con enfasi, sintetizzando in uno slogan la direzione che Red Hat intende imprimere allo sviluppo tecnologico, soprattutto nel campo dell’AI generativa.
Red Hat non intende competere con i colossi dell’AI sul terreno dei modelli proprietari, ma si propone come il layer tecnologico essenziale per una gestione efficace, sostenibile e trasparente di qualunque intelligenza artificiale. L’open source, in questo contesto, rappresenta non soltanto un modello di sviluppo, ma un paradigma industriale per garantire interoperabilità, sicurezza e libertà di scelta.
Neural Magic e il progetto VLLM: inferenza efficiente con meno GPU
Questa impostazione non è soltanto una dichiarazione d’intenti, ma si traduce in investimenti concreti, partnership estese e un’evoluzione decisa del portafoglio prodotti. In particolare, l’acquisizione della statunitense Neural Magic – specializzata in modelli AI compressi ad alte prestazioni basati sul progetto open source VLLM – ha permesso di integrare nella piattaforma Red Hat una tecnologia capace di eseguire inferenze su modelli di grandi dimensioni minimizzando l’uso di GPU, senza comprometterne l’accuratezza. È un passo decisivo nella direzione dell’efficienza computazionale e dell’inclusività tecnologica: l’AI può ora essere implementata anche in ambienti con risorse hardware limitate.

country manager Red Hat
“Non abbiamo un nostro modello di AI generativa – ha spiegato ancora Falcone – ma rendiamo semplice, stabile e sicura la gestione di qualsiasi modello all’interno dell’infrastruttura del cliente”. In altre parole, Red Hat punta su un approccio agnostico, che lascia all’utente finale la libertà di scegliere, combinare e ottimizzare modelli e risorse a seconda delle proprie esigenze, che si tratti di ambienti on-premise, cloud pubblico o ibridi.
RHEL 10: AI integrata e sicurezza post-quantistica
Questa logica si riflette in tutta l’architettura tecnologica dell’azienda. La nuova versione del sistema operativo Red Hat Enterprise Linux 10 (RHEL 10), per esempio, incorpora funzionalità avanzate di AI integrata, come l’assistente virtuale iSpeed, in grado di supportare amministratori e tecnici nell’analisi dei fault, nella configurazione dei pacchetti o nella creazione di immagini containerizzate. Inoltre, RHEL 10 è il primo sistema operativo Linux ad adottare protocolli di cifratura post-quantistica, offrendo protezione avanzata anche contro le minacce provenienti dai futuri sistemi di calcolo quantistico.
Sul fronte della virtualizzazione, Red Hat propone un’evoluzione significativa rispetto al passato. OpenShift Virtualization consente oggi di gestire virtual machine direttamente all’interno dei container, abilitando una convergenza operativa che riduce le complessità di gestione e migliora l’agilità infrastrutturale. Secondo i dati presentati durante il summit, nei prossimi tre anni il 40% dei workload sarà eseguito in ambienti containerizzati, accelerando la necessità di piattaforme ibride e scalabili.
Strategie multi-cloud e automazione semplificata
In quest’ottica, anche la strategia di supporto multi-cloud è stata ampliata: la tecnologia Red Hat per la virtualizzazione è ora compatibile con AWS, Google Cloud, Microsoft Azure, Oracle e IBM Cloud, permettendo ai clienti di effettuare spostamenti “virtual-to-virtual” fluidi tra data center on-premise e ambienti cloud, senza la necessità di complessi processi di conversione.
Grande attenzione è riservata anche all’automazione dell’IT. Ansible, la piattaforma Red Hat per l’automazione, è stata arricchita con funzionalità di AI generativa che consentono anche a utenti con scarse competenze di sviluppo di creare playbook in linguaggio naturale, analizzare errori o comprendere le finalità di codice esistente. Questo rende l’automazione accessibile, diffusa e soprattutto sostenibile in un contesto in cui le risorse qualificate sono sempre più scarse.
Sistemi operativi per veicoli autonomi: la sfida del 2025
Infine, uno sguardo al prossimo futuro: nel terzo trimestre del 2025 Red Hat prevede di rilasciare il proprio sistema operativo per i veicoli a guida autonoma. Si tratta di un progetto open source che dovrà soddisfare stringenti requisiti normativi e prestazionali, ma che rappresenta già oggi un tassello fondamentale della strategia di lungo termine.

