DataCore e il valore strategico del software-defined storage

Nel mondo dello storage, DataCore si caratterizza per un’ approccio esclusivamente software-defined che, nel corso del tempo, si è costantemente ampliato per coprire le esigenze di ogni tipo di ambiente e diventare piattaforma strategica per modelli di business data driven

DataCore è stata un’azienda pioniere nella virtualizzazione dello storage a blocchi, in un momento in cui storage era sinonimo di hardware. Oggi, sull’onda dell’esplosione dei dati e della domanda di servizi a elevata prestazione, il vendor torna a raccontarsi puntando su un portafoglio molto più ampio di gestione dei dati che si estende attraverso block, object, container-native e high-performance file system, frutto di una serie di acquisizioni mirate che hanno trasformato il semplice strato di astrazione in una piattaforma di servizi dati end-to-end.

In Italia questo cambio di passo si riflette in una base installata di circa 800-850 clienti attivi, serviti da un canale di tre distributori e 140 rivenditori certificati.

Una crescita costante spinta da una solida retention

DataCore e il valore strategico del software-defined storage, DataCore e il valore strategico del software-defined storage
Rémi Bargoing, country manager Italia di DataCore

“L’azienda è cresciuta tantissimo: nell’ultimo anno abbiamo letteralmente raddoppiato sia l’organico sia il fatturato, aprendo nuovi mercati oltre all’Italia – racconta Rémi Bargoing, country manager Italia di DataCore -. Oggi disponiamo di un ventaglio di tecnologie che ci consente di parlare con il cliente di posizionamento strategico anziché soltanto di storage”.

Bargoing sottolinea come la spinta sia arrivata proprio dalla transizione verso modelli di revenue ricorrente.

“Il 99% del nostro business è Annual Recurring Revenue; questa scelta, pur complessa, ci assicura una crescita lineare e compatibile con le aspettative degli investitori”.

La fotografia finanziaria di DataCore parla di un’azienda “mid-size” ma profittevole (il fatturato non è noto essendo un’azienda privata): quindici esercizi consecutivi in utile, tasso di crescita annuo intorno al 15% e 1,4 Exabyte di dati gestiti a livello globale.

Un traguardo che, secondo il manager, dipende in larga misura da un tasso di retention lorda del 93% “segno che la piattaforma diventa strategica ed è difficilmente sostituibile una volta installata” e da una retention netta del 105%, indice di espansione continua presso i clienti esistenti.

La versatilità tecnologica come chiave per diventare piattaforma strategica

Il cuore del discorso, però, resta tecnologico. “Forniamo una risposta ai problemi delle aziende che hanno applicazioni e storage di brand diversi, on-premise o nel cloud – spiega Bargoing -. DataCore è uno strato software che virtualizza e centralizza questo caos senza richiedere vincoli o liste di compatibilità, garantendo all’applicazione accesso uniforme e policy coerenti. È l’equivalente di ciò che VMware ha fatto per i server, ma al livello del dato, per ogni tipo di ambiente: dal core, all’edge al cloud ibrido”.

Per supportare la molteplicità di protocolli necessari al conseguimento di questo obiettivo, DataCore ha dovuto integrare motori differenti, frutto di acquisizioni successive. Partendo dal block storage del prodotto SanSymphony (che ha dato origine all’azienda), la gamma di soluzione si è espansa con l’infrastruttura iperconvergente (HCI) StarWind per il mondo Enterprise ROBO, SMB ed Edge; con l’object storage software-defined Swarm ereditato da Caringo; le funzionalità di file storage per la gestione dei carichi HPC (High performance computing) della piattaforma derivata dall’acquisizione di ArcaStream; fino a OpenEBS capace di trasformare qualsiasi storage disponibile sui nodi worker Kubernetes in volumi persistenti locali o distribuiti.

Questo approccio multistrato risponde efficacemente a due tendenze convergenti: da una parte la frammentazione dei workload tra on-premise, public cloud e managed service provider; dall’altra l’esplosione dei cosiddetti dati secondari costituiti da video, immagini, log provenienti dall’Internet of Things, che crescono molto più velocemente dei database transazionali ma che richiedono lo stesso livello di resilienza.

“Il nostro compito è semplificare, ridurre i costi e garantire prestazioni elevate. Per questo abbiamo investito in tecnologie di parallelizzazione I/O, file system ad alte prestazioni e, più di recente, in intelligenza artificiale”, prosegue il country manager. Sfruttando intelligenza artificiale e machine learning, la piattaforma DataCore consente di automatizzare la collocazione in tempo reale dei dati in base ai modelli di accesso, eliminando l’intervento manuale.

Manifattura e normative spingono l’Italia, che guarda anche all’HPC

Guardando all’Italia, DataCore individua i maggiori driver di domanda nella manifattura del Nord, nel settore farmaceutico e nella Pubblica amministrazione, spinta dalle linee guida sulla sovranità del dato e dalla direttiva europea NIS2. Bargoing rileva nel nostro Paese anche un crescente interesse verso l’HPC, soprattutto da parte degli operatori finanziari e dei service provider.

“Le banche che fanno hyper-trading – osserva Bargoing – hanno bisogno di storage parallelo a bassissima latenza. Con ArcaStream portiamo al Canale italiano un’arma che prima mancava: una soluzione HPC-ready che è integrata all’interno della console unica DataCore” .

L’orizzonte, infine, resta quello di una piattaforma che bilanci innovazione e sostenibilità economica. Bargoing insiste sul concetto di lock-in positivo.

“È vero che quando un cliente sceglie DataCore deve compiere una decisione strategica – conclude il manager – ma è una scelta che non lo vincola tecnologicamente. È proprio questa integrazione profonda a permetterci di offrirgli, anno dopo anno, costi prevedibili e performance che crescono tre volte rispetto ai sistemi legacy”.

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