Jabra, parte del gruppo GN, ha sempre avuto un obiettivo chiaro: migliorare la comunicazione tra le persone. Dall’audio per i professionisti, all’audio medicale, fino alle soluzioni avanzate per la collaborazione, il vendor ha sempre cercato di portare valore aggiunto e di rendere le interazioni più semplici e naturali.
Il lavoro ibrido e il ruolo dell’audio

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enterprises Sud Europa di Jabra
Con l’ascesa del lavoro ibrido, accelerata dalla pandemia di Covid-19, Jabra ha saputo cogliere l’opportunità di rispondere a un cambiamento epocale nelle modalità di lavoro in cui l’utilizzo in ambito professionale e domestico si confondono. “Oggi – osserva Adriano Palomba, sales director large enterprises Sud Europa di Jabra – sviluppiamo soluzioni per affrontare questo periodo di adattamento post-Covid, dove il lavoro non è più solo un luogo fisico, ma una serie di attività che possiamo svolgere da qualsiasi luogo. Jabra si pone dunque come partner di riferimento per supportare il nuovo equilibrio tra casa, ufficio e qualsiasi altro luogo. La voce resta comunque il modo più efficace e naturale per accedere alle informazioni e migliorare la collaborazione. Attraverso strumenti come Microsoft Copilot, possiamo ottimizzare le riunioni, raccogliere note e gestire attività, riducendo il tempo dedicato alle operazioni meno produttive. L’obiettivo è fornire strumenti che non solo migliorino l’efficienza, ma che possano anche arricchire qualitativamente il modo in cui le persone comunicano”.
AI come supporto, non sostituzione
Nello scenario tecnologico futuribile, che tutti prevedono sarà dominato dall’intelligenza artificiale, è lecito aspettarsi che l’interfaccia prioritaria di interazione con l’AI sarà di tipo vocale.
In base a questo presupposto, Jabra ha deciso di condurre uno studio globale, che ha coinvolto oltre 4.200 utenti finali e 1.800 decisori aziendali, per comprendere meglio in che modo l’intelligenza artificiale venga percepita. Un’indicazione chiara emersa da questa indagine è il ruolo importante che l’AI svolge e continuerà a svolgere come strumento di supporto all’operatività.
“L’AI è un supporto piuttosto che un sostituto – osserva Palomba -. Il nostro approccio è di empowerment: vogliamo fornire agli utenti strumenti per essere più efficienti senza eliminare il contributo umano. L’idea è quella di sfruttare l’AI per gestire attività ripetitive, consentendo alle persone di concentrarsi su ciò che veramente fa la differenza: creatività, strategia e interazione umana.”
La qualità audio favorisce l’interazione con l’AI
Jabra sviluppa e commercializza dispositivi audio di alta qualità, dalle cuffie professionali alle soluzioni speakerphone, pensate per migliorare la produttività e la qualità della comunicazione.
La qualità dell’audio è uno degli aspetti centrali di differenziazione su cui punta l’azienda. Per garantire che l’AI possa funzionare al meglio, in particolare nelle interazioni vocali, Jabra ha sviluppato un sistema di test in collaborazione con Force Technology che verifica la capacità delle soluzioni di AI di comprendere l’audio in condizioni reali, inclusi accenti e rumori di fondo.
“La nostra visione per il futuro del lavoro – conclude Palomba – è strettamente legata alla capacità di integrare in maniera sinergica l’intelligenza artificiale e le tecnologie vocali all’interno dei flussi di lavoro, rendendo la comunicazione e la collaborazione più semplici e naturali. In questo contesto, stiamo lavorando per creare soluzioni sempre più intuitive che non solo migliorano la qualità delle interazioni, ma rendono anche possibile un vero equilibrio tra produttività e benessere personale”.
L’AI e i lavoratori italiani
La ricerca condotta da Jabra prevede anche alcune indicazioni specifiche per l’Italia. Tra queste un elevato ritorno in ufficio, con focus sulle attività di pianificazione e scarsa adozione dell’AI. Il lavoro è svolto principalmente in spazi piccoli, con il lavoro ibrido meno autonomo e pianificato dall’azienda.
I professionisti italiani gestiscono più mansioni rispetto ai colleghi di altri Paesi, con prevalenza di e-mail (69%), riunioni (61%), collaborazione (68%) e pianificazione (51%).
La consapevolezza dell’AI tra i lavoratori italiani è alta (93%), specialmente per dispositivi audio/video, ma solo il 22% la utilizza concretamente. Gli italiani hanno un’opinione positiva sull’AI al lavoro (41%) e sono aperti al suo utilizzo futuro (86%), ma solo il 12% ritiene che debba essere fornita dall’azienda. Attualmente, solo il 14% crede nei vantaggi per la qualità del lavoro, mentre il 68% vede nell’AI un potenziale risparmio di tempo da dedicare alla formazione (33%), a orari flessibili (27%) e ai rapporti personali (28%).
Riguardo ai timori verso l’AI, il 49% pensa che il termine AI sia usato in modo troppo generico, il 34% teme un controllo delle prestazioni e il 27% la perdita del posto di lavoro. Inoltre, il 25% considera l’AI deleteria per l’atmosfera lavorativa, mentre il 25% evidenzia timori per la sicurezza.
Infine, il 20% degli intervistati dichiara che la propria azienda non prevede di assumere specialisti dell’AI, il 28% sta esplorando l’ipotesi, il 18% sta formando i dipendenti internamente e il 14% sta già assumendo profili specifici per l’intelligenza artificiale.

