mercoledì 5 Ottobre 2022
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Google Cloud porta i data center in Italia

Il colosso americano sbarca in Italia aprendo ben due “cloud region” a Milano e Torino con data center collegati direttamente alla sua dorsale internazionale. Una presenza che favorirà istallazioni ibride a minima latenza, garantendo il rispetto dei più stringenti requisiti normativi e che alimenterà un ecosistema da 3 miliardi di euro in 3 anni.

Google Cloud apre ufficialmente due “cloud region” in Italia: la prima a Milano già attiva e la seconda a Torino che sarà operativa a tra qualche mese. Con questa iniziativa, realizzata con la collaborazione di Telecom Italia e Banca Intesa Sanpaolo, Google diventa il primo operatore ad avere due regioni sul nostro territorio nazionale e l’Italia il primo Paese europeo a conseguire questo doppio traguardo.

Paolo Spreafico, director of customer engineering Google Cloud Italy spiega a Direction l’importanza di questa iniziativa.

Cosa significa per le aziende avere due “cloud region” Google in Italia?

È un importante risultato per Google e per l’Italia. L’Italia è il primo Paese europeo a ottenere due regioni collegate alla backbone di Google che si estende a livello internazionale su 34 regioni collegate anche tramite cavi oceanici, che Google gestisce in esclusiva.

La disponibilità di due regioni così vicine geograficamente minimizza la latenza, permette di mantenere i dati italiani sul territorio italiano e consente di predisporre politiche efficaci di disaster recovery.

Ogni regione italiana prevede un’infrastruttura cloud composta da almeno tre data center ovvero con almeno tre zone fisicamente separate. Questo consente di implementare architetture in alta affidabilità all’interno della regione stessa ma anche di offrire alle amministrazioni e alla PA la possibilità di implementare architetture di disaster recovery sul territorio italiano con una forte attenzione per tutti i requisiti regolamentativi.

Quali sono i vantaggi dal punto di vista tecnico?

Un primo vantaggio tecnico garantito dalla vicinanza geografica è la possibilità di realizzare architetture ibride ad alte prestazioni e bassa latenza per collegare le componenti data center on-premise con la parte del carico applicativo distribuito in cloud. Si pensi, per esempio, all’architettura transazionale di una banca che prevede una parte delle funzioni gestita dai sistemi locali della banca e la restante distribuita in cloud. Più in generale, per aziende che operano in ogni settore industriale, diventa possibile gestire in maniera graduale i processi di migrazione verso il cloud, passando per architetture ibride a bassa latenza.

La presenza dei dati su territorio italiano favorisce anche il rispetto della conformità a norme e regolamenti italiani ed europei.

Un altro vantaggio è la possibilità di predisporre condizioni di ripristino completo e in tempi rapidissimi a fronte di ogni tipo di disastro naturale o artificiale che dovesse interessare l’infrastruttura. Questo non solo per la distanza ravvicinata tra le due regioni di Milano e Torino, ma anche per le differenti caratteristiche infrastrutturali e geosismiche di ogni location che rispondono a specifici criteri.

Infine, la possibilità di distribuire i servizi sulle tre zone separate che compongono una regione, garantisce un livello costante di alta affidabilità sul cloud in modo completamente trasparente per l’utente finale.

Perché avete scelto Milano e Torino?

Una delle motivazioni riguarda i requisiti tecnici richiesti dalle “location” che sono stati esaminati da nostri ingegneri in California. Ma un’altra ragione importante per la scelta ha riguardato l’obiettivo di massimizzare l’impatto sul tessuto socio economico italiano. Uno studio del Politecnico di Torino ha stimato che l’apertura delle nuove regioni di Milano e Torino avrà, entro il 2025, un impatto economico di 3,3 miliardi di Euro con la creazione di 65mila nuovi posti di lavoro in Piemonte e Lombardia.

Che ruolo hanno i partner?

Per noi diventa fondamentale fare leva sui nostri partner per essere più pervasivi e intercettare le peculiarità del mercato italiano per arrivare dove non riusciremmo da soli.

Nel 2020 abbiamo annunciato investimenti da 900 milioni sul digitale in Italia prevedendo di destinare una parte di questa cifra a sostenere la partnership con Telecom Italia sfociata nella realizzazione delle due region. Telecom Italia è un player al vertice per livello tecnologico e pervasività sul territorio e mette a disposizione le facility che ospitano la nostra potenza computazionale per l’erogazione dei servizi Google Cloud.

Abbiamo avviato un’iniziativa importante denominata Opening Future con Intesa Sanpaolo e Noovle (la cloud company del Gruppo TIM) che mira a sviluppare intorno alle nuove regioni un ecosistema di start up e di piccole e medie aziende.

Cambieranno le relazioni tra Google e il tessuto imprenditoriale italiano?

La presenza di Google Cloud in Italia avvicinerà l’ecosistema alla realizzazione delle applicazioni in chiave di modernizzazione e consentirà alle aziende italiane, che vogliono intraprendere la strada dell’innovazione, di trovare in Google un interlocutore di riferimento.

Un operatore del livello di Google, che gestisce oltre un miliardo di utenze attive al mondo, affronta problemi molto complessi e ha sviluppato la capacità di sviluppare nuove tecnologie e nuovi approcci. Un esempio in tal senso è il percorso di modernizzazione applicativa basata sul progetto open source Kubernetes per l’orchestrazione dei carichi di lavoro containerizzati all’interno della nuvola Google.

Le nuove regioni sono importanti e un primo livello di adozione del cloud viene reso accessibile a tutti, ma esiste un passo successivo in cui Google rivendica un ruolo da protagonista: formare le aziende su quello che consideriamo l’approccio vincente per ottimizzare l’utilizzo di queste architetture cloud.

Crediamo, infatti, che, affinché possa avvenire il cambiamento, sia necessario sviluppare un ecosistema che stimoli, in modo non imposto ma naturale, l’innovazione tecnologica in relazione a temi quali: l’adozione del cloud, l’arricchimento delle applicazioni con componenti di machine learning e intelligenza artificiale, un approccio differente alla security, l’analisi di tipo data driven e così via. Si tratta di un processo in cui è possibile trovare analogie con quanto avvenuto in altri settori quali, per esempio, la sostenibilità che è ormai diventata di importanza centrale per ogni azienda.

Le nuove regioni avranno un impatto anche su workspace?

In realtà, proprio il fatto che il servizio Workspace sia distribuito a livello globale rappresenta, secondo noi, un “plus” incredibile in termini di prestazioni, accessibilità del servizio e scalabilità.

Google ha una roadmap molto chiara e intende andare sempre più incontro alle esigenze espresse dall’Unione Europea in relazione all’utilizzo dei dati e al tema della sovranità digitale con il proprio cloud e, su questo, non fa eccezione Workspace.

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