ESA sceglie OVHcloud e CGI per il cloud sovrano dei dati satellitari

Contratto di 30 mesi per realizzare Digital EO, la piattaforma decentralizzata che dovrà gestire dati, calcolo e AI per l’osservazione della Terra. Prime installazioni in Italia, Francia e Germania.

L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha affidato a OVHcloud e a CGI, attraverso la controllata CGI France Défense et Spatial, la realizzazione di Digital Earth Observation (Digital EO), il nuovo sistema informativo europeo per l’osservazione della Terra. L’accordo ha una durata di 30 mesi e un valore definito “multimilionario”, senza cifre ufficiali. L’obiettivo è costruire un’infrastruttura digitale sovrana che riunisca in un unico ambiente dati satellitari, servizi e capacità di elaborazione, a supporto di comunità scientifica, pubbliche amministrazioni, imprese e cittadini.

Il problema: 500 petabyte entro il 2035

Alla base del progetto c’è una questione di scala. Secondo le stime dell’ESA, entro il 2035 i dati satellitari da gestire supereranno i 500 petabyte. Archiviare, elaborare e rendere utilizzabili volumi di questo tipo è una sfida operativa per l’Agenzia, ma anche un tema politico: il controllo delle infrastrutture che ospitano i dati di osservazione della Terra è considerato parte integrante della sovranità digitale europea. Un obiettivo che anche le imprese faticano a tradurre in pratica: per il 59% delle aziende la sovranità digitale resta irraggiungibile.

Digital EO nasce per rispondere a questa esigenza con un sistema decentralizzato, scalabile e resiliente, capace di gestire dati eterogenei insieme alle risorse di calcolo e di intelligenza artificiale. La piattaforma dovrà inoltre federare infrastrutture nazionali ed europee e sostenere lo sviluppo, la distribuzione e la governance di algoritmi, applicazioni e servizi.

Il collegamento con Copernicus e DestinE

Per l’ESA, Digital EO rappresenta un cambio nel modo in cui i dati di osservazione della Terra vengono gestiti e messi a disposizione. Secondo Nicolaus Hanowski, responsabile del dipartimento EO Mission Management and Ground Segment dell’Agenzia, il sistema dovrà garantire un supporto di lungo periodo ai programmi dell’ESA e della Commissione europea, tra cui Copernicus, il programma europeo di monitoraggio ambientale, e DestinE (Destination Earth), l’iniziativa per la creazione di un gemello digitale del pianeta.

I ruoli di OVHcloud e CGI

Il lavoro è suddiviso tra i due partner. OVHcloud fornirà la piattaforma cloud sovrana: risorse di calcolo, storage e networking, insieme a servizi cloud gestiti. L’infrastruttura sarà inizialmente distribuita tra Italia, Francia e Germania, con attività di supporto gestite dalla Polonia, ed è progettata per estendersi in seguito ad altri Paesi europei e al Canada. Il provider francese seguirà anche l’evoluzione del sistema nel tempo, in termini di prestazioni e resilienza. Per OVHcloud il progetto rientra nella strategia sulle infrastrutture di nuova generazione, che quest’anno ha visto il gruppo ampliare il proprio cloud quantistico con Belenos.

Il CEO e fondatore Octave Klaba ha sottolineato come l’Europa debba mantenere il pieno controllo delle infrastrutture che sostengono i suoi programmi strategici, indicando nel progetto un banco di prova per il cloud sovrano europeo applicato a volumi di dati in costante crescita.

A CGI spetta invece la fase di progettazione e integrazione del sistema. La società contribuirà a sviluppare le funzionalità che consentiranno alle organizzazioni di gestire i propri dati, servizi e utenti all’interno di Digital EO, e affiancherà operatori e sviluppatori nel miglioramento continuo della piattaforma. Didier Thérond, president Francia di CGI, ha indicato nelle competenze dell’azienda in cybersecurity, dati e intelligenza artificiale il contributo chiave per una piattaforma solida e scalabile.

Perché conta per il mercato

Il contratto si inserisce in una fase in cui la sovranità del dato è passata dal dibattito istituzionale alle scelte infrastrutturali concrete. Per le imprese il tema resta aperto: un’indagine recente rileva che il 64% delle aziende non ha ancora una strategia sulla sovranità dei dati, mentre cresce l’attenzione verso il rimpatrio dei dati dal cloud pubblico e verso modelli che garantiscano la reversibilità operativa dei carichi di lavoro.

La scelta di includere l’Italia tra i primi Paesi ospitanti è coerente con il momento del mercato nazionale, dove sono attesi investimenti in data center fino a 25 miliardi entro il 2028. Più in generale, il legame tra spazio e infrastrutture digitali è un terreno su cui l’Europa sta investendo anche in chiave prospettica, fino all’ipotesi dei data center spaziali.

Le prossime tappe

Nei 30 mesi del contratto, Digital EO dovrà passare dalla progettazione alla messa in servizio nei primi tre Paesi, per poi estendersi gradualmente. Attraverso la condivisione di infrastrutture e investimenti, l’ESA punta ad accelerare la ricerca e l’industrializzazione di servizi basati sui dati satellitari e a preparare il terreno per i futuri programmi dell’Agenzia.

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