O&DS apre la strada al vibe coding con l’AI agentic

O&DS avvia un progetto pilota sul vibe coding integrato con AI agentic. Una sperimentazione che unisce intelligenza artificiale e competenze dei programmatori per innovare lo sviluppo software in modo sicuro ed efficiente.

L’intelligenza artificiale sta entrando in modo sempre più incisivo nei processi di sviluppo software. Tra le metodologie emergenti si distingue il vibe coding, un approccio che sfrutta l’AI agentic per generare codice, prototipi e applicativi leggeri in tempi ridotti. In questo scenario, la società italiana O&DS, specializzata in innovazione digitale e soluzioni tecnologiche personalizzate, ha avviato un progetto pilota per analizzarne potenzialità e limiti.

Cos’è il vibe coding

Il vibe coding si basa sull’integrazione di strumenti di AI, come Claude, all’interno delle suite di sviluppo o delle reti aziendali. Questo consente all’AI di interagire direttamente con database, file system e applicazioni, generando tabelle, query, store procedure, API, pagine web e script. L’obiettivo è ridurre sensibilmente i tempi di realizzazione, con un risparmio che può arrivare a ore o giorni di lavoro.

L’approccio critico di O&DS

O&DS ha scelto di non presentare questa tecnologia come una scorciatoia, ma come un laboratorio sperimentale. Secondo Giuseppe Cicconi, co-founder dell’azienda, il vibe coding può stimolare la creatività e migliorare l’efficienza, ma richiede solide competenze in programmazione, database e sicurezza informatica: “Il vibe coding apre prospettive interessanti, soprattutto in fase di prototipazione. Ma non bisogna pensare che basti un prompt per ottenere codice stabile e sicuro. Il lavoro umano resta centrale: serve esperienza, visione e capacità di guidare l’AI”.

Un punto condiviso anche da Massimo Trezzi, co-founder di O&DS, che definisce il vibe coding un acceleratore utile, purché supportato da competenze solide: “Non è una scorciatoia che abbassa la qualità, ma uno strumento per risparmiare tempo e aprire nuove possibilità all’innovazione”.

Opportunità e limiti

L’AI agentic applicata al vibe coding permette non solo di generare codice, ma anche di eseguire azioni specifiche attraverso i server MCP, capaci di connettere i modelli AI a risorse interne ed esterne. Si tratta di un’evoluzione che va oltre la semplice automazione e apre prospettive di utilizzo concreto, soprattutto in ambito di prototipazione.

Tuttavia, il codice prodotto dall’AI non è esente da bug e vulnerabilità, richiedendo ancora numerose revisioni manuali. Per questo motivo O&DS considera il vibe coding una sperimentazione, senza proporlo come soluzione definitiva ai clienti. È ideale per test rapidi e prototipi, ma lo sviluppo di software destinati alla produzione richiede ancora l’intervento dei programmatori esperti.

Una fase simile alle prime adozioni del cloud

Secondo O&DS, il vibe coding vive oggi una fase analoga a quella che, in passato, ha caratterizzato l’introduzione del cloud o del mobile development: tecnologie inizialmente accolte con cautela, poi diventate standard consolidati. Il ruolo delle aziende pioniere è proprio quello di valutarne l’impatto concreto e contribuire a definirne i confini di utilizzo.

O&DS come osservatore attivo

Attraverso il progetto pilota, O&DS conferma la propria capacità di anticipare le tendenze tecnologiche, mantenendo però un approccio pragmatico. L’azienda punta a integrare l’AI agentic con l’esperienza dei programmatori, con l’obiettivo di ottenere software robusti, sicuri e utili alle imprese.

Il vibe coding non viene visto come un punto di arrivo, ma come una tappa di un percorso più ampio, in cui la collaborazione tra intelligenza artificiale e competenze umane può generare valore concreto.

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