In un contesto lavorativo sempre più ibrido, la comunicazione deve garantire qualità, sicurezza e integrazione. Snom punta su una gamma ampia, servizi a valore e partnership strategiche per rispondere alla crescente frammentazione delle esigenze. Intervista esclusiva a Massimo Lucini, channel director Italy Snom.
Come sta cambiando la telefonia per supportare il lavoro ibrido?
La telefonia sta evolvendo per adattarsi a un concetto di lavoro che non ha più vincoli fissi di tempo e luogo, ma è orientato al raggiungimento di obiettivi. Tuttavia, nella realtà, molti ambienti non sono adeguati: spazi domestici rumorosi, contesti non ottimizzati, strumenti inadeguati. I dispositivi devono colmare queste lacune: non basta avere un PC per lavorare bene, se questo non è progettato per garantire un’audio di qualità o la cancellazione del rumore. È per questo che l’offerta di dispositivi si è ampliata: oggi è fondamentale trovare lo strumento più adatto all’ambiente specifico in cui si lavora. Con l’annuncio del primo telefono IP commercializzato al mondo, Snom è attiva nell’ambito delle telecomunicazioni sin dal 2000 e sviluppa soluzioni pensate per la flessibilità del lavoro moderno. Idealmente ogni smart worker dovrebbe ricevere una dotazione su misura e sono i nostri partner a svolgere un ruolo chiave nel comprendere le esigenze e proporre la soluzione giusta al cliente. Ecco perché le offerte si stanno moltiplicando, pur mantenendo la chiarezza necessaria per essere comprensibili e gestibili.
Le aziende italiane chiedono soluzioni sempre più personalizzate?
Assolutamente sì. Le richieste sono molto più frammentate rispetto al passato e questo si riflette nella varietà dei nostri prodotti. Rispetto a quando entrai in Snom, 13 anni fa, oggi l’offerta si è ampliata enormemente per adattarsi a preferenze, contesti e usi diversi. Consideriamo, per esempio, le cuffie: c’è chi le preferisce con archetto, chi sull’orecchio, chi con cavo, chi wireless. A volte le preferenze sono estetiche, altre volte funzionali. Il partner non può sempre interpretare le necessità del singolo utente, ma la user experience resta centrale: solo un’offerta ampia consente davvero di rispondere in modo efficace.
Come garantite l’integrazione con le piattaforme di comunicazione più diffuse?
L’integrazione è per noi una priorità. Collaboriamo con numerosi vendor per garantire il supporto completo alle funzionalità dei centralini, incluso l’autoprovisioning: colleghi il telefono e sei subito operativo.
Abbiamo poi un team dedicato proprio all’integrazione dei nostri dispositivi con le principali piattaforme di Unified Communication, come Zoom e Microsoft Teams, e a ogni vendor dedichiamo referenti tecnici e commerciali che seguono l’intero processo d’integrazione.
Oltre alla compatibilità, ci sono partnership certificate?
Sì, alcuni nostri dispositivi sono certificati per Zoom e ufficialmente supportati da Microsoft. Questo garantisce la piena funzionalità, ma anche una configurazione semplice e immediata.
State lavorando anche su nuove funzionalità, magari con il supporto dell’intelligenza artificiale?
L’AI trova maggiore applicazione a livello di PBX, dove i dati vengono elaborati e incrociati. Il telefono, di per sé, è uno strumento che deve adattarsi all’ambiente in cui è usato, garantendo affidabilità e qualità. Per ora, riteniamo che l’impatto dell’AI sui terminali sia ancora limitato, anche se l’integrazione con sistemi intelligenti rimane un’area da monitorare.
Come si articola oggi l’offerta di Snom?
L’offerta è divisa in quattro segmenti: telefoni fissi, dispositivi Dect per la mobilità, accessori per lo smart working (cuffie, microfoni, speaker) e soluzioni verticali per l’hospitality.
Stiamo ampliando ogni linea in base alle esigenze reali. Il telefono fisso resta centrale anche per chi lavora parzialmente in ufficio e deve garantire qualità, sicurezza, stabilità. Ma lo smart working include anche figure che operano fisicamente in azienda: magazzinieri, operai, tecnici, infermieri. Per loro servono dispositivi resistenti, versatili e adatti a contesti difficili, dal magazzino alla sala operatoria.
I dispositivi cordless sono ancora attuali?
Altroché e questo è dimostrato dal fatto che è un settore che continua a crescere e, di fatto, privo di reali concorrenti. Chi dice che i Dect sono superati, dimentica che non tutto si può fare con lo smartphone: un operaio che ha i guanti sporchi di grasso, non riesce a usare il touchscreen di uno smartphone. In ambienti particolari, l’unica alternativa al DECT potrebbe essere il Wi-Fi, ma il Dect è nato progettato per la voce, ha una copertura fino a tre volte superiore al Wi-Fi, è più stabile e meno soggetto a interferenze. La nostra gamma di cordless è progettata per affrontare contesti critici, dalla produzione industriale all’ambiente sanitario.
Cosa intendete per mobilità, oltre ai cordless?
Parliamo di tutti quegli accessori che aumentano la libertà d’uso: cuffie, speaker, dispositivi che si collegano non solo al telefono, ma anche al PC o ad altri strumenti. È importante distinguere tra telefonata e videoconferenza: in certi contesti serve rapidità, in altri serve vicinanza visiva. Ma la vera sfida oggi è evitare la frammentazione della comunicazione. Quando un sistema UC costringe l’utente a inviare la stessa richiesta via chat, email, WhatsApp, diventa inefficiente. La mobilità deve semplificare, non complicare.

