mercoledì 5 Ottobre 2022
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Sovranità digitale europea

Ecco la ricetta di Michel Paulin, CEO di OVHcloud

La diagnosi è chiara e nota: l’Europa della tecnologia è in ritardo e fa scelte scellerate. Bisogna agire subito, mettendoci più disciplina e volontà di quella via via manipolata da lobby esterne al Vecchio Continente. I dati sono altrettanto importanti di energia ed agricoltura. Per il gas l’Europa ha scoperto di essere nelle mani di un unico fornitore esterno nel momento in cui è scoppiata una crisi severa. Per i dati la situazione è oggi simile, con il predominio dei fornitori statunitensi e quindi la supremazia delle loro leggi, che non sono le nostre. Siamo ancora in tempo per agire prima di una crisi, ma oggi siamo al punto di svolta: bisogna agire subito. La sovranità digitale europea è sulla carta possibile, anche in tempi brevi, ma richiede un impegno superiore a quello finora messo in campo in ambiti nazionali ed europei. Per riappropriarci del controllo dei dati si richiede anche un diverso approccio alla gestione delle commesse: i governi dei singoli Paesi devono annullare la rotta atlantica e acquistare servizi cloud a operatori del Vecchio Continente. Solo con questo tipo di cooperazione l’intero ecosistema, dalla formazione ai finanziamenti, potrà prosperare in totale rispetto dei principi europei. È questa la proposta ribadita nel Consensus di Roma, ultima tappa di un giro circolare che nel corso dell’ultimo anno ha coinvolto i rappresentanti di governo e i leader di mercato.

Ce ne ha parlato Michel Paulin, CEO di OVHcloud.

“Nel corso dell’ultimo anno abbiamo fatto un lungo giro d’Europa incontrando uomini politici, aziende e comunità europee – racconta Paulin -. C’è un forte consenso sulla scarsa autonomia digitale europea: non abbiamo sovranità digitale e bisogna agire subito”. 

QUALI AZIONI AVETE INDIVIDUATO E CON QUALI TEMPI?

Paulin: “Tutti usano le commesse pubbliche per far emergere delle aziende forti, non solo in US e Cina ma anche in Corea. L’Ipcei (Importante Progetto di Comune Interesse Europeo, ndr), è uno strumento valido per programmare il futuro in settori strategici quali chip, intelligenza artificiale, computer quantistici, ma il percorso è troppo lungo e disperso per dare il massimo”. 

LEI CITA LA COREA DEL SUD, CHE HA GLI ABITANTI DELL’ITALIA CON UNA CATENA DEL COMANDO MOLTO PIÙ SEMPLICE DI QUELLA DELL’EUROPA.

Paulin: “La Corea del sud vent’anni fa non aveva niente e oggi è una potenza in molti ambiti, tra i quali i chip. E l’Europa parte da aziende leader nel campo dei chip, quindi meglio della Corea”.

MA NON CI VUOLE UN’AZIONE IMMEDIATA SU CIASCUNO STATO?

Paulin: “Nel cloud e nel software dobbiamo essere convinti che la guerra tecnologica non sia già persa. Oggi ci sono molti Paesi che non hanno hyperscaler locali ma acquistano dai Paesi che hanno questa tecnologia. La soluzione non può essere nazionale, ma europea: le faccio il caso dell’Estonia, della Polonia”.

I VOSTRI QUATTRO PILASTRI SEMBRANO PARALLELI ALLE AZIONI EUROPEE E LE COMPLEMENTANO. MA COSA STIAMO FACENDO OGGI?

Paulin: “L’80% dei dati europei è in tre provider americani: dobbiamo riprenderli. OVHcloud è una grande azienda che non riceve commesse pubbliche; in Italia, per esempio, avete Aruba. È impellente interrompere questo andamento nel cloud, nel software, nell’intelligenza artificiale. Non mi auguro che i miei figli crescano in un mondo regolato in modo diverso dai principi europei”.

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