Edge to cloud: la rivoluzione che fa bene al business

Claudio Bassoli, amministratore delegato di HPE Italia, ci guida nel mondo dell’edge to cloud e nei vantaggi di business offerti dalla piattaforma Green Lake

HPE sostiene un modello edge to cloud in cui i dati vengono generati alla periferia della rete (edge) creando le condizioni per poi poter fluire senza interruzioni tra edge, cloud, data center ed essere usufruiti in forma di servizio. La componente tecnologica abilitante di questo modello è la piattaforma HPE Green Lake.

Claudio Bassoli, amministratore delegato di HPE Italia, ci guida nel mondo dell’edge to cloud.

Qual è l’aspetto innovativo di Green Lake?

Bassoli: Green Lake per noi rappresenta una nuova generazione di cloud che si differenzia dalla precedente per il fatto di fornire al cliente non solo la tradizionale possibilità di usare un servizio, ma anche la possibilità di disporre di infrastrutture dedicate di elaborazione e analisi nel punto in cui lo richiede oppure dove le applicazioni o la generazione di dati hanno specifici requisiti. Pensiamo, per esempio, alle auto a guida autonoma che hanno bisogno di elaborare un flusso di dati in tempo reale per fornire costantemente supporto alla guida e verificare lo stato dell’autovettura. Queste informazioni non possono essere inviate in qualche cloud tradizionale per essere elaborate e successivamente rimandate indietro.

Mi fa un esempio di come ottenere questa riduzione di tempi?

Bassoli: Il primo requisito è fornire architetture e strumenti efficaci rispetto alla tipologia di applicazioni che devo utilizzare. Un secondo aspetto è la possibilità di mantenere questo tipo di architetture costantemente aggiornate, che è fondamentale considerando la velocità di aggiornamento odierna del mondo applicativo e di calcolo. Spesso è proprio l’indisponibilità di un’infrastruttura aggiornata che inibisce l’uso di nuovi algoritmi o applicazioni.

Il modello edge to cloud sposta ulteriormente il focus sui servizi?

Bassoli: Tutti apprezzano i vantaggi del cloud ma, in realtà, il 70% dei dati e delle applicazioni risiede ancora nel data center e all’edge. La nostra visione è di un mondo ibrido con una nuova generazione di cloud basata sul modello Everything as a Service (EaaS). Gli analisti indicano che il modello EaaS sta crescendo di più rispetto al cloud pubblico perché molte aziende, per molteplici ragioni, vogliono avere delle infrastrutture dedicate potendone fruire come servizio anziché dovendole acquistare.

Grazie alla piattaforma Green Lake possiamo realizzare in modo rapido ed efficiente qualunque tipologia di servizio infrastrutturale. Sono già disponibili oltre settanta workload immediatamente pronti all’uso che interessano applicazioni, dati, backup e recovery, cyber sicurezza, intelligenza artificiale, elaborazione ad alte prestazioni e altro ancora. Gli ambiti di utilizzo sono ampissimi e spaziano dall’automotive al mondo oil & gas, dall’ambito industriale e manifatturiero alla logistica.

Quali sono i principali vantaggi di business che offre questo approccio?

Bassoli: In questo momento di grande focalizzazione sui costi energetici questa nuova generazione di cloud consente di ridurre di almeno il 33% il consumo di energia e di conseguenza i relativi costi. Questo è possibile grazie a una modalità di gestione molto efficiente di tutti i componenti coinvolti, che fa largo uso dell’intelligenza artificiale per regolare in modo automatico i consumi.

Un altro importante impatto sul business è il fatto che permette di ridurre i tempi di innovazione che, per un’azienda, rappresenta un aspetto fondamentale per conseguire un vantaggio competitivo. Abbiamo verificato che, durante l’emergenza Covid, con questa nuova generazione di soluzioni è stato possibile realizzare in 20 settimane progetti di ricerca e sviluppo che ne avrebbero richieste 104.

Anche la sicurezza migliora. Posizionare l’infrastruttura dove vuole il cliente significa, infatti, non dover spostare i dati e questo riduce i rischi e lascia la proprietà del dato saldamente in mano all’utente. Qualche mese fa abbiamo realizzato un progetto di disaster recovery che permette al nostro cliente di ripartire con la sua attività e i dati in un tempo massimo di 3 minuti da quando ha subito un attacco ransomware.

Inoltre, il nostro cloud non prevede né costi d’ingresso né di uscita.

È possibile affrontare questo processo di trasformazione per step progressivi?

Bassoli: Questa è assolutamente la nostra filosofia. L’infrastruttura cloud di HPE è attivabile a tempo zero perché si adatta alle esigenze del cliente.

HPE può portare in cloud anche un parco applicativo molto vecchio. L’infrastruttura HPE, essendo dedicata, permette di far girare da subito l’applicazione così com’è, per poi far evolvere l’infrastruttura nelle modalità e tempi richiesti dal cliente.

Questo è un aspetto molto importante per chi vuole intraprendere un percorso di trasformazione digitale, facendo migrare la vecchia infrastruttura verso il nuovo senza essere costretto a sostenere costi in tempistiche differenti da quelle che preferisce.

Quando si parte da infrastrutture molto vecchie il costo dell’operazione solitamente è molto elevato e, nella trasformazione verso tecnologie di nuova generazione, il nostro approccio consente di abbattere i costi fino al 90%.

 

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