Uno Stato esiste se, e solo se, è in grado di garantire il rispetto delle regole e la relativa sicurezza. Questo vale anche – e soprattutto – nel mondo digitale, dove la tecnologia ha trasformato il concetto stesso di sovranità.
Al mondo reale se ne affiancano oggi altri, tra i quali il cyberspazio. In questo ambito, la necessità di sicurezza impone di affrontare ogni aspetto che coinvolga cittadini, imprese, enti pubblici e infrastrutture critiche in una rete unica. L’attuale tentativo di sicurezza di rete oggi si chiama NIS2.
Inoltre, oggi tutto avviene in tempo reale. I dati sono utili se sono fruibili in millisecondi ed elaborabili in secondi.
Un dilemma italiano è come collegare tutta l’Italia, privata o pubblica, piccola o grande, civile o militare, in un’unica rete con qualità minima garantita. È dai tempi di Socrate -non il filosofo, ma il progetto Sviluppo Ottico Coassiale Rete di Accesso Telecom- che ci si pone questo obiettivo, mai raggiunto, anzi amplificato dai pessimi risultati di OpenFiber. Il problema è sia negli Appennini, sia nelle varie mafie che controllano alcuni territori.
Un’alternativa è il satellite, purché con latenza ridotta. Oggi l’unica opzione è affidarsi alla rete Starlink per connettere un Paese ancora diviso geograficamente dall’Appennino, o aspettare una strategia europea autonoma come la futuribile rete Iris2, attesa per il 2031 con alcune centinaia di satelliti? Nello stesso time frame, la Cina progetta di lanciare circa 13mila satelliti. Le aree da coprire sono diverse (Europa, 5 milioni di km2; Cina, 10 milioni; globo, 500 milioni) ma gli orbitali sono sempre intorno alla Terra.
Starlink, Leonardo e la sfida geopolitica della cybersicurezza
Sulle scelte pesano aspetti non esclusivamente economici. Certo le intemperanze di Elon Musk, proprietario di Starlink, non aiutano in un business plan reale.
Ma tecnicamente il problema è un altro. Starlink è una rete di 6mila satelliti con i suoi data center e grandi capacità direttamente sul singolo satellite. Su qualsiasi rete i dati viaggiano criptati, quindi dove sia il data center o che l’intermediario veda i dati criptati non sono problemi reali. I dati sono piombo ed è il software a farli diventare oro.
Il vero problema è la dipendenza da un unico fornitore privato in uno spazio geopoliticamente instabile. Fidarsi ciecamente di una rete come Starlink per trasmettere dati di cittadini e pubblica amministrazione, senza un’alternativa nazionale o europea pronta, significa mettere a rischio la sovranità tecnologica del Paese che di questi dati deve poter disporre sempre. Non averli annulla l’imperativo del real time e ci condanna a retrocedere, economicamente e socialmente.
Il confronto con Iris, la costellazione europea, è impietoso: troppo pochi satelliti, tecnologia intermedia, tempi lunghi. Non può sorprendere che a giugno 2024, Telespazio, azienda controllata da Leonardo, abbia siglato un accordo per rivendere servizi di connettività satellitare Starlink in abbinamento a soluzioni italiane. È una mossa strategica che cambia gli equilibri.
Affidarsi a Starlink vorrebbe dire affidarsi in mani e piedi alla geopolitica su ben tre diversi fronti. Il primo è l’umore del presidente di turno degli Stati Uniti, che viene valutato dal suo elettorato con cadenza biennale; il secondo sono gli obiettivi di Elon Musk, che avendo sognato da piccolo di andare su Marte spingerà fortissimamente nella direzione dello spazio e quindi di Space X, l’azienda che tra l’altro mette in orbita i suoi satelliti di comunicazione. Bisognerà però valutare anche la possibilità che ha già la Russia (ma non solo) di far esplodere dei loro satelliti al centro di aree dello spazio satellitare, inquinando per sempre gran parte dello spazio disponibile.
Scelte rapide, trasparenti e sovrane in Europa
L’Europa, con i suoi ritardi cronici in settori strategici – dai microchip ai veicoli elettrici – difficilmente sarà pronta prima del 2031 con un sistema paragonabile a Starlink. Immaginare che Iris2 riesca quando tutte le altre strategie europee hanno fallito è più fede che strategia. La domanda cruciale è: possiamo permetterci di aspettare? Oppure serve stipulare un contratto con Starlink subito, ma con condizioni chiare, una durata limitata e un piano di backup credibile?
È tempo di investire in centri dati terrestri, reti ibride, sicurezza crittografica nazionale e progetti paralleli, per evitare di dipendere da un unico fornitore extraeuropeo. La cybersicurezza non è solo una questione tecnologica, ma di libertà, indipendenza e futuro.

