La NIS2 e gli United Cyberstates of Europe

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La rivoluzione digitale ha affossato l’Europa dei diritti? La vecchia Europa è attaccata da tutte le parti: scientifica, tecnica, geografica, sociale, informatica, economica e militare.

Siamo in un periodo nel quale la spinta all’Unione è ridotta e siamo in mano a persone che usano la forza, sia militare, sia tecnologica, oltre il concetto di Stato. E la tecnologia è al centro di tutto.
Purtroppo nel corso degli ultimi decenni l’Italia, e più in generale l’Unione europea, ci hanno riempito di classicheggianti primati a sfondo morale che per motivi mai chiariti sarebbero dovuti diventare primato anche economico. Sappiamo che non è successo: per dirne una, il computer quantistico ordinato dal Cineca è finlandese. Fermi e Majorana si rigirano nella tomba.
Nel frattempo, le nostre vecchie industrie nelle quali eccellevamo, diciamo alimentari, metallurgiche, metalmeccaniche, elettriche ed elettroniche sono andate in frantumi. Quelle emergenti, dai materiali ai chip, dai veicoli elettrici ai satelliti, dal cloud e alla cybersecurity, non hanno mai superato la prima fase. L’Italia sarà anche geniale, ma non è sistemica.

Nel frattempo, lo Stato -termine per la descrizione della superficie- è stato affiancato da altre dimensioni, da quella digitale (cyber war) a quella spaziale (satelliti di comunicazione), che affrontano la situazione in modo diverso da quello come si arrivò al Congresso di Vienna del 1815.
Ma nulla di tutto ciò ha impedito ai politicanti di Brema di affastellare leggi e avverbi superlativi a dimostrazione della nostra superiorità continentale.

NIS2 vuol dire riscossa?

Forse però qualcosa sta cambiando. Leggendo tra le righe di quello che si vede, infatti, potremmo aver trovato un punto sul quale appoggiare la riscossa del vecchio Continente: la NIS2.
Questa normativa ha un livello di chiarezza, di infrastrutturazione, di omogeneità che fa ben sperare per la costituzione di un’identità regionale di macroarea che possa almeno in parte agire in senso europeo, limitando i danni degli attacchi digitali siano essi economici, civili o militari.
“Scherzosamente dico sempre che abbiamo ceduto all’Europa la cybersovranità, quell’operazione che non riusciamo a fare a livello governativo”, mi ha recentemente detto Denis Cassinerio, Regional sales director per l’Europa meridionale di Acronis.
La loro Cyber Protect è una piattaforma unificata che integra backup, disaster recovery, next-generation anti-malware basato sull’intelligenza artificiale, cybersecurity avanzata ed endpoint management. L’azienda si sta ora rivolgendo agli MSP/MSSP, ai quali verrà affidata l’implementazione della NIS2, anche con alcune responsabilità (gran parte delle quali resteranno agli organi direttivi dell’azienda). La necessità di uniformare il business potrebbe portare anche all’accorpamento di una quota rilevante di piccole aziende che altrimenti resterebbero al di fuori della supply chain e quindi chiuderebbero.

Italia in pole tra gli MSP?

Può l’Italia avvantaggiarsi dalla NIS2? L’esperienza in Europa di Cassinerio contrasta le solite classifiche di preparazione scientifica, digitale e altro che normalmente ci relegano agli ultimi posti. Il manager dice che in Italia abbiamo forti e diffuse competenze in cybersecurity e che i nostri governanti digitali hanno lavorato bene, permettendoci di essere tra i primi nel Continente (lo so, l’abbiamo sentito spesso). Quindi questo settore potrebbe riservarci sorprese di buona riuscita economica.

Tornando alla cessione di responsabilità a macroaree, è oggi essenziale, ma è molto difficile da fare in superficie, nei confini dello Stato, dove si ritiene ancora che storia-lingua-confini siano la base per qualunque corretto comportamento nell’oggi.

Lo vediamo anche nelle decisioni dell’UE. Se è incredibilmente difficile nominare un unico direttivo militare europeo, è stato meno difficile organizzare una struttura di cybercontrollo le cui entità siano capaci di agire di concerto per proteggere aziende o infrastrutture critiche dai continui, infiniti attacchi che vengono giorno e notte da vari entità più o meno governative di provenienza russa, ucraina, cinese, nordcoreana, iraniana etc etc.
Si tratta di un risultato straordinario, in parte bissato dagli Ipcei, i programmi di comune interesse europeo che stanno riguardando alcune chimiche alla base della rivoluzione elettrica, elettronica e digitale.

Postura cibernetica chiave dei fidi bancari?

Come collegare però il mondo digitale al mondo reale? Come trovare un meccanismo di enforcement? Ed ecco la sorpresa: potrebbero pensarci le banche. “Oggi per fare business bisogna essere allineati: le stesse banche stanno pensando di non rilasciare crediti a chi non abbia una postura di sicurezza corretta e verificata”, ha ripreso Cassinerio.

Questo sì che sarebbe un cambiamento! E forse da questo può nascere una riscossa in campi come il cloud, che per gran parte potremmo gestire in casa ma che per vari motivi abbiamo regalato agli Stati Uniti.
Quello che è chiaro è che l’oggi è imprevedibile e frulla non più in tempo reale, bensì in tempo più che reale, perché richiede la valutazione preliminare di scenari ancora prima che si verifichino. Forse stavolta l’approccio europeo porterà un contributo reale. Forse.

 

Leo Sorge
Leo Sorge
Leo Sorge è laureato in ingegneria elettronica, ma ha preferito divulgare scienze e tecnologie reali o presunte. Ritiene che lo studio e l’applicazione vadano separate dai risultati attesi, e che l’ambizione sia il rifugio dei falliti. Ha collaborato a molte riviste di divulgazione, alle volte dirigendole. Ha collaborato a molti libri, tra i quali The Accidental Engineer (Lulu 2017), Lavoro contro futuro (Ultra 2020) e Internetworking (Future Fiction 2022). Copia spesso battute altrui, come quella sull’ambizione e anche l’altra per cui il business plan e la singolarità sono interessanti, ma come spunti di science fiction.

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