La Chiesa, tra tecnologie e questione sociale

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È già di per sé fantastico che nel nostro tempo, sempre frenetico e insufficiente, scandito da ininterrotti flussi di informazioni e comunicazioni digitali, ci siano stati milioni di persone in attesa del colore del fumo di un camino che, chissà quando, ci avrebbe dato l’annuncio dell’habemus papam.

La nomina di Papa Leone XIV, guardata dal punto di vista dell’evoluzione tecnologica e della coscienza del suo impatto sociale, è stata dirompente: ad esempio non si può sottovalutare l’importanza di aver portato come elemento centrale di riflessione e di dibattito per milioni di fedeli nel mondo, il complicato rapporto che oggi esiste tra lo sviluppo tecnologico, soprattutto per quanto riguarda l’intelligenza artificiale, e l’impatto di questa sul piano sociale e di inclusione per tutte le persone del pianeta. Fin dal nome, come ormai ben sappiamo, stiamo assistendo a una svolta. È in continuità con quel Leone XIII che nel 1891 attraverso la sua enciclica Rerum Novarum segnò l’inizio della dottrina sociale della chiesa cattolica, che da allora si trasformò, definendo un modello di posizionamento della Chiesa nel mondo, in un soggetto attivamente impegnato nelle questioni sociali.

Alla fine dell’800 la rivoluzione industriale stava infatti cambiando in profondità il mondo del lavoro dove l’azione di un capitalismo sfrenato, al quale in risposta si sviluppò quella di un socialismo massimalista e ateo, procurò enormi scompensi e ingiustizie sul piano dello sfruttamento selvaggio, senza regole, di uomini e soprattutto di donne e bambini. La Chiesa decise allora di intervenire sostenendo temi quali la dignità del lavoro e la necessità di stabilire condizioni dignitose alle persone, diritti salariali, assecondando la volontà dei lavoratori di riunirsi in sindacati (favorendo ovviamente quelli cattolici) e in sostanza prendendo le parti dei deboli e degli oppressi.

Ecco il valore del nome scelto dal nuovo Papa, che prelude alla sua azione pastorale: avere attenzione, capacità di intervento e protezione delle persone deboli nel lavoro e nella società all’alba della nuova rivoluzione digitale, che si è accelerata negli ultimi anni attraverso la diffusione dell’intelligenza artificiale. Una tecnologia, sostiene la Chiesa, da comprendere nella sua genesi e applicazione in quanto a forte impatto sociale e potenziale forma di potere, di discriminazioni e in sostanza, in un futuro molto a breve, di profonda ridefinizione delle relazioni interpersonali, che inevitabilmente impatteranno regole di lavoro e di convivenza, con il rischio di creare nuove fasce di esclusi.

Il messaggio, sappiamo, non è nuovo. Da tempo se ne parla, ma il punto focale è la potenza del messaggio papale in quanto tale, che ha accelerato la presa di coscienza globale su questa tematica, portando il dibattito al centro dell’attuale fase cambiamento nella quale si stanno definendo ruoli, professioni, criteri relazionali e modelli di sviluppo di una futura società umana.

Il clero, da sempre, non si occupa solo di teologia, ma ha ben presente, studiandole e spesso vivendole da vicino, quali sono le fasi di snodo cruciali della società, quelle in cui è alto il rischio di creare esclusi, discriminazioni e attacchi alla dignità umana e alla giustizia sociale.

Le persone in genere non sono attente a questi cambiamenti, le subiscono. È sempre una élite culturale, e il clero è senz’altro una di queste, che decide dove bisogna porre l’attenzione, dove indirizzare il messaggio quando milioni di fedeli (in questo caso), e l’umanità in genere, rischiano di perdersi o di essere sfruttati.

Lo scontro riguarda anche un piano politico-economico, con le Big Tech poco interessate a bilanciare le possibili disuguaglianze derivate dal controllo sullo sviluppo degli algoritmi, dalla delicata definizione di modelli di istruzione dei sistemi di AI potenzialmente discriminanti, dalla disponibilità di calcolatori di immensa potenza che però solo una piccola parte di soggetti sulla terra possono sviluppare e utilizzare. Il tema è centrale in questi anni: come lavorare affinché le decisioni e le scelte restino prerogative dell’essere umano senza delegarle a sistemi che possono avere una sempre maggiore capacità decisionale autonoma? Come armonizzare questo sviluppo con un mondo in cui non si dovrà dimenticare aree del pianeta in cui intere popolazioni non dovranno essere lasciate indietro? In cui le terre e l’ambiente in genere dovranno essere preservate? Un mondo dove il cambiamento climatico non dovrà pesare solo sulle spalle degli ultimi ma in cui la tecnologia, in tutti i settori, potrà dare risposte di maggiore equità?

La Chiesa potrà mettere in campo, nelle sue varie forme di studio, di presenza e di condizionamento, il proprio peso sociale. Ne è un esempio il ruolo attivo avuto dal Vaticano nella formulazione del recente AI Act definito dall’Unione europea (rilasciato circa un anno fa per garantire uno sviluppo e utilizzo dell’AI in Europa che sia affidabile, armonizzato, definendo parametri di rischio e divieto di utilizzo, favorendo investimenti per una innovazione con maggiori garanzie di equità, contrariamente all’esempio americano o asiatico), dove la Santa Sede, attraverso i propri organismi diplomatici non solo ha attivamente partecipato ai tavoli di discussione internazionali, ma è intervenuta direttamente nell’elaborazione di alcune posizioni e normative che puntano a focalizzare e definire i parametri della dignità umana e dell’etica nello sviluppo e applicazione di queste tecnologie.

È in atto a livello mondiale uno scontro culturale, economico e geopolitico nel quale queste tecnologie strategiche possono determinare, ancor più delle guerre, le future supremazie. Una visione di affermazione e di sfruttamento contro una visione di inclusione e di benefici distribuiti ad ampie fasce sociali. E un soggetto come la Chiesa, con il suo seguito, può senz’altro dire la propria in questo scontro, accelerando la presa di coscienza di milioni di persone su questi temi che modelleranno il nostro futuro.

La Chiesa tra tecnologie e questione sociale, La Chiesa, tra tecnologie e questione socialeIl mercato mondiale dell’intelligenza artificiale, per Paese (in % del valore totale, 2024)
Fonte: elaborazioni I-Com su stime Statista
Stefano Uberti Foppa
Stefano Uberti Foppa
Giornalista professionista, è stato direttore della rivista e del portale ZeroUno per 22 anni. Inizia a occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno, edito da Arnoldo Mondadori Editore, di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Fonda nel 2006 la casa editrice Next Editore, poi confluita, nel 2017, nel Gruppo Digital360. Si occupa dell’analisi dell’evoluzione digitale sia in rapporto allo sviluppo di impresa sia all’impatto sui modelli organizzativi e sulle competenze professionali ed è oggi opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia.

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