Chip europei: a che punto siamo

Condividi

Non riesco a capire la strategia europea per lo sviluppo dei chip, che avrebbe dovuto raddoppiare dal 10 al 20% la produzione Europea “già” nel 2030. È vero che il Vecchio Continente sta partorendo molti interventi, in particolare compresi in due diversi progetti di JU (joint undertaking). Recentemente ha preso forma il Dare (acronimo di Designing AI hardware for European sovereignty) per lo sviluppo di una nuova generazione di chip specializzati per applicazioni di AI, in teoria dedicato al settore automobilistico ma con ambizioni ben maggiori.

Particolare clamore ha suscitato la notizia di Axelera, una società europea che in alcuni servizi di vario genere è stata definita come la sfida europea a Nvidia. I più audaci, addirittura, l’hanno definita startup italiana: Fabrizio Del Maffeo, Ceo e fondatore, è un giovane italiano, ma l’azienda è olandese.

Chip “italiani” contro Nvidia?

Axelera è molto interessante. In soli tre anni ha fatto tre tape-out, ovvero tre progetti completi di chip per inferenza su modelli ridotti a 8 bit per l’edge computing. Di questi l’ultimo, Metis, sta portando revenue. Il chip in questione è molto performante:  non nasce per i videogame, non può far training di AI, quindi può raggiungere prestazioni avanzate. La mano tecnica è di Evangelos Eleftheriou, esperto di data flow, un argomento al quale ho dedicato un articolo con riferimento all’architettura SambaNova. Questo tipo di chip ha una specifica implementazione della memoria (che Axelera chiama D-Imc, Digital In-Memory Computing) il che li rende estremamente performanti ma estremamente vincolati alle scelte progettuali.

Al di là del clamore, Del Maffeo ha messo in piedi un’azienda di grande interesse che per conto dell’Europa dovrebbe sviluppare entro il 2027 una prima unità di elaborazione per intelligenza artificiale (AIPU , Ai processing unit) di altre prestazioni, Titania. Per onestà intellettuale devo rilevare che partire da zero con un chip di grandi dimensioni, avendo finora fatto solo un chip di piccola dimensione, è un percorso lungo e denso di insidie.

Scommesse tra Dare e… avere

Il progetto Dare, ufficialmente guidato dai tedeschi di Infineon, vede grande partecipazione spagnola visto che quel governo ha messo a disposizione la maggior quantità di Fondi della partnership, a esclusione dei fondi comunitari. Ecco perché gli obiettivi, una Cpu e due acceleratori, oltre ad Axelera (olandese, per la parte di AI accelerator) prevede Opensip (spagnola, per l’acceleratore vettoriale) e Codasip (tedesca fondata da cechi per la Cpu general purpose).

Riunisce 38 partner di spicco da tutta Europa, tra cui la Fondazione Icsc, capofila di un consorzio che comprende anche le Università di Torino, Pisa e Sapienza di Roma, i Politecnici di Torino e Milano, la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN).

Gli sviluppi del processore Rhea1

Ma non si vive di solo Dare. Già da tempo esiste la Epi, European Processor Initiative, volta a sviluppare sempre entro il 2030 l’architettura necessaria per sistemi HPC. Anche in quel caso le origini erano state sul RiscV,  sistema Open Source di origine statunitense, per poi parzialmente passare all’architettura Arm, più matura, alla quale bisogna pagare royalties che detiene probabilmente brevetti di britannica e quindi non più nell’Unione Europea, quotata al Nasdaq ma con il 90% nelle mani della giapponese Softbank.

Due i chip del progetto: l’acceleratore Epac e la HPU Rhea1.

Tornando sulle difficoltà industriali di questo settore, l’acceleratore Epac, basato su RiscV, era atteso per il 2025 ma non è arrivato. La sua finalizzazione è stata posticipata, ufficialmente per la difficoltà intrinseca di competere sul mercato (e forse anche per l’architettura RiscV). Al suo posto, nei supercalcolatori europei stiamo usando… Nvidia.

Rhea1 è invece attivo, con i primi esemplari già disponibili nel Seine Reference Server.

Nel progetto europeo della dominanza nei microprocessori c’è quindi la diversificazione necessaria alla creazione di un ecosistema. Investire in un unico progetto sarebbe stato più pratico per ottenere un primo risultato, ma senza avere la robustezza di una rete di aziende ed università coinvolte nel progetto continentale.

Cosa ci attende davvero?

Certo, le stime del settore, fatte prima di valutare queste due nuove iniziative, non sembrano dare scampo all’Europa. Non siamo partiti dal 10% del mercato, ma da un 8-9% e, se va tutto bene, lì resteremo fino al 2030 o 2032. Anche dal punto di vista degli investimenti, una recente analisi mostrava le nostre inadempienze: è vero che le cose cambiano ma poiché gli approcci di recupero non stanno funzionando, è estremamente probabile che le cose possano addirittura peggiorare.

Incuranti dei proclami provenienti dal progetto MAS, Mayflower Autonomous Ship, una nave a guida autonoma, totalmente priva di equipaggio, non possiamo fare a meno di rivolgerci ad altri già per la stretta sopravvivenza. All’orizzonte si stagliano entità di vario genere, pronte con approcci diversi: non solo Cina, ma anche India, Paesi Arabi, lontano Oriente e attenzione alla Nigeria; lo so, sembra una battuta, ma potrebbe non esserlo.

Leo Sorge
Leo Sorge
Leo Sorge è laureato in ingegneria elettronica, ma ha preferito divulgare scienze e tecnologie reali o presunte. Ritiene che lo studio e l’applicazione vadano separate dai risultati attesi, e che l’ambizione sia il rifugio dei falliti. Ha collaborato a molte riviste di divulgazione, alle volte dirigendole. Ha collaborato a molti libri, tra i quali The Accidental Engineer (Lulu 2017), Lavoro contro futuro (Ultra 2020) e Internetworking (Future Fiction 2022). Copia spesso battute altrui, come quella sull’ambizione e anche l’altra per cui il business plan e la singolarità sono interessanti, ma come spunti di science fiction.

Altri Editoriali

La semplificazione come atto di leadership

Prima o poi, c’è un momento, nella vita di...

AI europea spinta dalla SAI 304 223

La sicurezza dell’AI è centro di dibattito in qualsiasi...

Elogio dell’indecisione, del dubbio e del pensiero

Milano, cinema strapieno, prima nazionale de “La grazia”, l'ultimo...

Il capitale umano come leva della reputazione aziendale

Leggendo gli scritti di Francesca Caputo, autrice del libro...

Sarà il quantum a far esplodere la AI bubble?

Per rivoluzionare ottimizzazione, telecomunicazioni e crittografia, la parola d’ordine...

La difficile strada dell’AI europea

È stato durante la recente cerimonia di inaugurazione del...