Retail ed e‑commerce: i numeri di un divario da recuperare

L’e-commerce ha conquistato il 20% del retail europeo, ma conta solo per il 13% In italia. Per essere competitive, le aziende italiane devono investire in modelli omnicanale efficienti che integrino il negozio fisico e sfruttino in sicurezza i dati disponibili.

L’e-commerce ha conquistato il 20% del retail europeo, ma conta solo per il 13% in Italia. Per essere competitive, le aziende italiane devono investire in modelli omnicanale efficienti che integrino il negozio fisico e sfruttino in sicurezza i dati disponibili. Fondamentale oggi ottimizzare i processi di filiera, migliorare i margini e la customer experience

Il retail italiano sta vivendo una fase non particolarmente brillante, ma non per questo meno sfidante sul piano dell’innovazione dei modelli di business e dell’integrazione con i canali digitali. Tra questi, l’e‑commerce è il segmento che registra la crescita maggiore, con un fatturato stimato in circa 62 miliardi di euro nel 2025 (fonte Netcomm) in aumento del 6% rispetto all’anno precedente, nonostante le incertezze del quadro macroeconomico e la compressione del potere d’acquisto dei consumatori.

Dati meno conservativi, pubblicati in un report di Mordor Intelligence, assegnano all’e-commerce italiano una crescita annuale prossima al 10% e l’obiettivo di raggiungere i 180 miliardi di dollari entro il 2030. Una quota che appare comunque contenuta in uno scenario mondiale in cui, secondo Statista, vendite via e‑commerce hanno raggiunto i 6 trilioni di dollari nel 2024, con una previsione di crescita fino a 7 trilioni entro la fine del decennio, quando rappresenteranno circa un quarto del totale retail.

I numeri (ancora contenuti) dell’e-commerce italiano

Il rapporto tra le vendite realizzate sui canali tradizionali e quelle realizzate con l’e-commerce mostra chiaramente un ritardo nello sviluppo del retail digitale italiano. I dati Netcomm attribuiscono all’e‑commerce B2C una quota pari a circa il 13% del totale retail (online + tradizionale per l’anno 2024) con una penetrazione intorno all’11% per i prodotti e al 17% per i servizi. Per confronto, secondo elaborazioni Eurostat su dati 2024, la quota dell’e-commerce sul mercato retail europeo si attesta intorno al 20%, per un valore complessivo di 887 miliardi di euro, percentuale che risulta in linea con la media mondiale, stimata da Statista tra il 20-22%.

Per quanto riguarda la quota di consumatori europei che ha utilizzano l’e-commerce, Eurostat 2024 colloca al primo posto l’Irlanda (96%), seguita dai Paesi Bassi (94%) e dalla Danimarca (91%). Al piede della lista ci sono Bulgaria, con la quota più bassa (57%), Italia e Romania (entrambe al 60%). Secondo dati Netcomm, riportati dagli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, il numero di acquirenti online italiani ha toccato i 35,2 milioni nel 2025, salendo di 1,5 milioni rispetto all’anno precedente.

Il numero di imprese italiane dotate di un sito e-commerce è stimato in 91mila nel 2025, in crescita del 3,4% rispetto al 2024. Dati che fotografano un settore retail in fase di cambiamento e maturazione, con operatori impegnati a inseguire non soltanto i volumi di vendita online, ma la redditività, l’efficienza logistica e l’integrazione con i canali tradizionali. Un’evoluzione che vede l’e-commerce affermarsi come componente strutturale del retail, a fianco del negozio fisico, tutt’ora centrale nell’esperienza d’acquisto.

La tecnologia come chiave per tenere il passo

Per i CIO e responsabili degli sviluppi online in aziende retail, l’innovazione digitale si traduce in tre priorità chiare. La prima è la costruzione di piattaforme omnicanale coerenti, in grado di gestire in modo integrato stock, ordini e pricing tra negozi fisici, vendite via web, mobile e marketplace. La seconda è la valorizzazione dei dati, attraverso l’impiego di strumenti analitici e di AI applicate non solo al marketing, ma anche alla pianificazione della domanda, alla gestione del rischio e alla logistica. La terza è la sicurezza: l’integrazione tra i diversi canali di vendita e la condivisione dei dati aumentano la superficie d’attacco per i malintenzionati della rete, esponendo le aziende a maggiori rischi economici, sui fronti reputazionali e di compliance normative.

A differenza di quanto accade nei mercati più maturi, dove i pure player digitali dettano spesso l’agenda, in Italia sono le grandi catene retail tradizionali a guidare la trasformazione “fisico‑digitale”, puntando sulla convergenza dei canali. È in questo contesto che le esperienze in corso rappresentano un laboratorio prezioso per valutare i modelli avanzati come il retail media, il live commerce e i servizi in abbonamento. Un assaggio di ciò che sarà la normalità del mondo retail nei prossimi anni.

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