Il tema ESG (Environmental, social, governance) è oggi trasversale in ogni ambito del Diritto, inclusi gli aspetti della contrattualistica correlati alla tecnologia. Peraltro, l’universo ampio della sostenibilità e della corporate social responsability ci invita a una riflessione sul cambiamento strategico che il nostro modo di approcciare il lavoro sta vivendo.
La regolamentazione europea (come la CSRD – Corporate sustainability reporting directive) impone, infatti, obblighi di rendicontazione ESG anche attraverso l’intera supply chain e, pertanto, le imprese hanno il “constraint” di dimostrare la conformità ESG non solo al loro interno, ma anche nei confronti dei loro partner tecnologici.
La relazione con fornitori e partner
I fornitori di tecnologia IT (cloud provider e outsourcer) sono, a tutti gli effetti, partner del business e, come tali, condividono con l’impresa anche i rischi e le responsabilità relative agli indici ESG.
L’adempimento di prevedere clausole contrattuali che siano a garanzia del rispetto di standard ESG anche nel contratto di servizi tecnologici diventa un “necesse est”. Di conseguenza, l’integrazione delle clausole ESG all’interno del contratto di matrice tecnologica soddisfa l’ esigenza di rendere sostenibili anche i servizi digitali (come outsourcing IT, cloud computing, servizi software). In tal modo, la relazione commerciale tra fornitori/partner commerciali e imprese si arricchisce di uno scenario che apporta maggiore tutela a entrambe le parti e che ha impatti rilevanti sui rapporti commerciali e sulla gestione del rischio commerciale.
Chi si occupa degli affari legali e della contrattualistica all’interno dell’azienda, nell’attuare il suo piano di azione utilizza la sua cassetta degli attrezzi che è composta da strumenti tecnici il cui utilizzo andrebbe diffuso con una campagna di sensibilizzazione all’interno della categoria. Uno di questi è, come già detto, prevedere un kit della contrattualistica ESG-oriented. Così facendo, si integrano nella strategia aziendale gli indici ESG perché il contratto costituisce il documento che cristallizza le relazioni commerciali e, dunque, fornisce un indirizzo chiaro al business.
Le azioni compiute con la previsione e poi la messa in atto di questo “to do” si realizzano in obiettivi concreti.
Per fare questo il responsabile legale accompagna l’impresa nell’integrazione degli obiettivi ESG nella governance, nei processi decisionali e nel reporting, agevola un approccio “beyond compliance” e ne diffonde la cultura, fa parte del CdA e contribuisce a decidere strategie condivise, collabora con funzioni interne (CSR, HR, Risk management, Investor relations) al fine di condividere le strategie decise a livello apicale.
Le ricadute delle clausole ESG sui contratti
L’integrazione delle clausole ESG nella contrattualistica tecnologica ha ricadute in diversi ambiti cruciali.
Innanzitutto, nella gestione della relazione commerciale tra il fornitore e cliente in cui si determina un vero e proprio cambio di paradigma.
Inoltre, nel lavoro del gruppo poiché richiede un approccio interdisciplinare che metta a fattor comune gli aspetti legale, tecnico, di compliance e sostenibilità.
Infine, verso i competitor diventando un adempimento che evita di perdere opportunità commerciali, anche se non ancora un obbligo normativo a tutto tondo.
L’impatto che questa previsione riveste nel rapporto contrattuale tra le parti ha degli effetti positivi (allineamento valoriale e strategico tra committente e fornitore e un miglioramento della reputazione e riduzione del rischio ESG), ma comporta anche rischi e criticità quali, per esempio, potenziali contenziosi per inadempienze o violazioni ed esclusione di fornitori non conformi, con impatto sulla competitività.
Tipologie di clausole ESG nei contratti tecnologici e strumenti giuridici
Per comprendere meglio il tema possiamo esaminare alcuni esempi in relazione a ognuno dei temi espressi nell’acronimo ESG.
Alla componente Environmental sono ascrivibili clausole ambientali quali, per esempio, l’adozione di data center “green” ovvero alimentati da energie rinnovabili, il monitoraggio e la riduzione della carbon footprint digitale, gli obblighi di reporting ambientale (per esempio la Power Usage Effectiveness o PUE).
Tra le clausole Social rientrano la protezione dei dati personali e della privacy (prevista come cluster del “diritto sociale digitale”), il rispetto dei diritti dei lavoratori nella supply chain, l’inclusione di criteri DEI (Diversity, Equity, Inclusion) nelle policy relative al personale che opera nell’organizzazione.
Le clausole di Governance includono l’obbligo di conformità a standard ESG internazionali (per esempio ISO 26000, GRI Standards), l’adozione di codici etici e di politiche anti-corruzione.
La gestione delle clausole ESG inserite nel contratto di servizi tecnologici va effettuata con l’utilizzo di strumenti giuridici, per esempio gli ESG-SLA (Service level agreement), gli audit ESG con cadenza periodica che possono essere fatti anche da terze parti, la previsione di clausole di manleva e di clausole di risarcimento per danni reputazionali ESG, la redazione di smart contract in ambito blockchain per automatizzare la verifica dei KPI ESG.
Verso la standardizzazione
Il trend attuale suggerisce un percorso verso la standardizzazione dell’uso delle clausole ESG all’interno dei template internazionali dei contratti di tecnologia e questo passaggio mette l’Italia in una condizione di parità operativa. Si tratta di un trend molto positivo assieme, per esempio, alla collaborazione tra dipartimenti di uffici legali, uffici compliance e IT finalizzata a una migliore definizione di contratti sostenibili e alla previsione delle clausole ESG anche in contratti di intelligenza artificiale e IoT.
Il cambiamento in atto necessita, tuttavia, un certo grado di flessibilità a carico del responsabile legale aziendale e una necessaria formazione a riguardo.
La sostenibilità, oramai, non è più una opzione ma una necessità che innesca anche un moto di minore instabilità nel futuro delle nuove generazioni.

