Data center, nuovo cuore pulsante del digitale

Uno sguardo a trend, strategie, innovazione e sfide del futuro prossimo relativo a una delle principali infrastrutture per la digital innovation

Nel mondo digitale contemporaneo, dove l’economia dei dati cresce in modo esponenziale, i data center stanno rapidamente conquistando un ruolo strategico che va ben oltre quello di semplici centri di elaborazione. Sono, oggi, infrastrutture critiche che combinano avanzamenti tecnologici, sostenibilità ambientale e considerazioni geopolitiche e la loro evoluzione determina non solo la resilienza e la sicurezza dei servizi digitali, ma anche le traiettorie future della trasformazione industriale e sociale.

Come cambia la geografia dei data center in Europa

L’evoluzione dei data center non è più una questione solo per CIO o provider: riguarda la competitività industriale, la transizione ecologica e la sicurezza sistemica del Paese. Comprenderla oggi significa partecipare consapevolmente alla costruzione dell’infrastruttura critica del nostro futuro.

Ecco perché la scelta della localizzazione di un data center non risponde più a semplici criteri di spazio e connettività. La nuova geografia dell’infrastruttura digitale è dettata da una complessa sinergia che comprende accesso a energia rinnovabile, presenza di reti resilienti, condizioni climatiche favorevoli al raffreddamento, disponibilità di manodopera specializzata e compliance normativa. Se gli Stati Uniti dominano per numero di installazioni (erano 5.426 a marzo 2025 secondo Statista), l’Europa sta consolidando un approccio più equilibrato, incentrato sulla sovranità digitale e sulla distribuzione territoriale.

In Italia, città come Bologna, Torino o Trieste si candidano a diventare nuovi poli strategici, beneficiando di investimenti che puntano su aree meno congestionate e dotate di incentivi regionali. Si tratta di scelte che riflettono l’interesse crescente verso le cosiddette Tier-2 Cities, destinate a diventare i nodi futuri della nuova dorsale digitale continentale.

Geopolitica dell’infrastruttura e sovranità digitale

I data center non sono solo presidi tecnologici: sono ormai infrastrutture strategiche su cui si gioca una partita geopolitica cruciale. La proprietà, il posizionamento e la giurisdizione dei dati diventano elementi centrali per la sovranità digitale dei Paesi. Nel contesto della tensione geopolitica crescente tra blocchi digitali, la capacità di ogni Stato o Unione di assicurare la disponibilità, l’integrità e la residenza dei dati rappresenta un nuovo indicatore di autonomia strategica. Di fronte all’espansione delle Big Tech statunitensi e alla centralizzazione cinese, l’Europa si sta dotando di strumenti normativi e incentivi per promuovere un’infrastruttura sovrana e interoperabile, con l’obiettivo di proteggere dati critici e sostenere la competitività digitale del continente.

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Sostenibilità e pressione energetica: il doppio vincolo

Guardando al prossimo decennio, i data center saranno sempre più modulari, iperdensi, sostenibili e intelligenti. Saranno nativamente progettati per dialogare con le smart grid, integrarsi con fonti rinnovabili e rispondere dinamicamente ai carichi computazionali. Saranno, inoltre, nodi strategici non solo dell’economia digitale ma dell’ecosistema energetico. E proprio il peso energetico dei data center rappresenta la sfida più pressante del prossimo decennio.

Secondo l’IEA (Energy and AI, aprile 2025), nel 2024 i data center hanno assorbito 415 TWh, l’1,5% del consumo mondiale di elettricità, superando quello complessivo di Paesi come la Francia. L’avanzata dell’intelligenza artificiale, che da sola ha già assorbito oltre il 15% di tale consumo, sta ridefinendo radicalmente le esigenze di alimentazione e raffreddamento. La previsione è che, entro il 2030, la domanda energetica dei data center possa superare i 945 TWh, con l’AI responsabile di circa il 70% della crescita.

In questo scenario, l’efficienza energetica è divenuta parametro imprescindibile. Il PUE (Power usage effectiveness) rappresenta ormai il principale indicatore di performance: i data center più avanzati riescono a mantenere un PUE inferiore a 1.2 (un valore ideale di PUE pari a 1 indica che tutta l’energia consumata viene utilizzata esclusivamente per alimentare i server, senza dispersioni per raffreddamento o altre attività ausiliarie), mentre la media globale è più alta. Innovazioni nel raffreddamento a liquido, nei sistemi adiabatici e nel recupero termico stanno diventando sempre più determinanti.

Edge computing: la nuova prossimità digitale

L’affermarsi del paradigma edge è una risposta alla crescente domanda di elaborazione in tempo reale, imposta da applicazioni industriali, IoT, veicoli autonomi e servizi immersivi. Gli edge data center, più piccoli, modulabili e vicini alle fonti del dato, offrono bassa latenza e resilienza locale, diventando strategici in territori meno infrastrutturati.

In Italia, questo modello si sta affermando in settori verticali come la logistica, l’automotive e la sanità. L’adozione di micro data center preassemblati in container permette installazioni rapide e scalabili, anche in ambienti remoti o con limitazioni infrastrutturali.

Questa architettura distribuita, oltre a ridurre i tempi di risposta, consente anche una migliore gestione del traffico dati, minimizzando la congestione sulle dorsali principali di rete. In scenari critici come gli impianti industriali o le infrastrutture sanitarie, poter contare su capacità computazionali locali significa garantire continuità operativa anche in assenza temporanea di connessione alla rete centrale.

Inoltre, gli edge data center rappresentano una leva strategica per abilitare nuovi modelli di business data-driven in contesti decentrati, favorendo la creazione di ecosistemi digitali locali capaci di generare valore autonomamente. La possibilità di elaborare e archiviare i dati vicino al punto di origine riduce anche le problematiche legate alla compliance normativa e alla sovranità del dato, aspetti particolarmente rilevanti nel contesto europeo.

Software-defined data center: infrastruttura adattiva

La crescente complessità dei carichi digitali impone una gestione più flessibile e intelligente. Nei software-defined data center, ogni componente fisico è virtualizzato e controllato via software. L’intelligenza artificiale diventa centrale per orchestrare risorse, ottimizzare i consumi, gestire la manutenzione predittiva e distribuire i carichi di lavoro in base a criteri dinamici.

Energia, UPS e batterie: l’altra rivoluzione silenziosa

La trasformazione dei data center coinvolge anche le infrastrutture più invisibili, come i sistemi di alimentazione e backup. Le nuove generazioni di UPS (Uninterruptible power supply) intelligenti, integrati con logiche AI e sistemi di gestione energetica avanzati, consentono di adattare in tempo reale il supporto ai carichi fluttuanti, ottimizzando l’efficienza complessiva del sito. Oltre a garantire la continuità di servizio in caso di blackout, queste soluzioni stanno evolvendo per supportare anche la regolazione dinamica della potenza reattiva e la stabilizzazione della rete, con benefici sistemici soprattutto nei contesti ad alta penetrazione rinnovabile. Alcuni fornitori, come Vertiv o Schneider Electric, stanno integrando nei propri UPS anche funzioni di monitoraggio predittivo e manutenzione automatizzata, basate su machine learning, che riducono drasticamente il rischio di fault critici non rilevati.

Le batterie stanno attraversando una fase di rinnovamento non solo tecnologico ma anche funzionale. Al tradizionale ruolo di backup, si affiancano nuove funzioni di storage attivo, partecipazione ai mercati dei servizi ancillari (ovvero meccanismi regolati che permettono agli operatori di fornire supporto alla rete elettrica) e supporto alla microgrid. Attualmente, la maggior parte dei data center utilizza batterie al litio ma si stanno affacciando le nuove batterie agli ioni di sodio (Na-ion), ancora in fase di sperimentazione avanzata, che promettono vantaggi in termini di costi e sostenibilità, grazie all’abbondanza del sodio e all’assenza di materiali critici come litio e cobalto. Alcuni data center pilota in Europa e Stati Uniti stanno già integrando sistemi ibridi di accumulo, capaci di ottimizzare la gestione del carico in tempo reale e contribuire alla flessibilità della rete anche in condizioni di alta domanda.

QUI per SCARICARE IL REPORT IEA “ENERGY AND AI” (aprile 2025)

Gli attori del mercato e la divisione delle quote

Sul versante dei grandi operatori infrastrutturali, spiccano in particolare gli hyperscaler – ovvero Amazon Web Services (AWS), Microsoft Azure e Google Cloud Platform (GCP) – che dominano la domanda di capacità computazionale avanzata, soprattutto per supportare carichi AI. McKinsey segnala che la richiesta di data center “AI-ready” crescerà in media del 33% annuo tra il 2023 e il 2030 e che circa il 70% della nuova capacità (rispetto a stime di capacità attuali che risultano più conservative rispetto a quelle dell’IEA) nei prossimi anni sarà destinata a supportare carichi di intelligenza artificiale, trainata proprio dagli hyperscaler e da grandi modelli come Gemini e ChatGPT.

LEGGI QUI IL REPORT MCKINSEY “AI power: Expanding data center capacity to meet growing demand

Sul fronte dei system integrator e fornitori di infrastruttura fisica (server, storage, networking), IDC segnala un boom delle vendite di GPU server nel 2024: +89% anno su anno nel quarto trimestre, con un +73,5% sull’intero anno e una crescita media quinquennale stimata al 16,3%. Per Gartner il segmento data center systems dovrebbe toccare nel 2025 la spesa complessiva di 475 miliardi USD (+42,4% su base annua), grazie alla forte dinamica legata ai server AI-optimized che arriveranno a triplicare il fatturato rispetto ai server tradizionali entro il 2027.

Tra i principali colocation provider e operatori di data center neutralizzanti, Equinix si conferma leader mondiale, con 260 data center in 33 Paesi al 2025; a seguire QTS (Quality Technology Services) attivo soprattutto negli Stati Uniti con presenze significative in Nord-Virginia, Chicago e Dallas. In ambito asiatico, Tencent Cloud detiene circa il 2% del mercato globale per fatturato dei servizi di infrastruttura cloud. Sul fronte dei fornitori di infrastruttura critica nei data center, spiccano i cosiddetti “nut & bolts” industriali tra cui Vertiv (ex-Emerson Network Power) che vanta oggi oltre 30mila dipendenti e vendite nel 2024 di circa 1,36 miliardi di dollari. In Europa, aziende storiche come Schneider Electric, ABB, Siemens e Legrand hanno incrementato significativamente il loro peso nel settore con l’arrivo dell’AI: secondo il Financial Times, dal lancio di ChatGPT nel novembre 2022 il loro valore di mercato combinato è aumentato di oltre 150 miliardi dollari, con Schneider che nel 2024 ha realizzato circa il 24% degli ordini proprio dal settore data center.

LEGGI QUI IL REPORT IDC “Servers Market Insights”

Infine, secondo Credence Research, il mercato globale degli Internet Data Center (infrastruttura hardware, hosting e colocation) ha generato nel 2024 circa 61,5 miliardi di dollari e si prevede possa superare i 150,5 miliardi di dollari entro il 2032, con un CAGR globale dell’11,84 %.

Verso il data center del 2030

Guardando al prossimo decennio, i data center saranno sempre più modulari, iperdensi, sostenibili e intelligenti. Saranno nativamente progettati per dialogare con le smart grid, integrarsi con fonti rinnovabili e rispondere dinamicamente ai carichi computazionali. Saranno, inoltre, nodi strategici non solo dell’economia digitale ma dell’ecosistema energetico.

L’evoluzione dei data center non è più una questione solo per CIO o provider: riguarda la competitività industriale, la transizione ecologica e la sicurezza sistemica del Paese. Comprenderla oggi significa partecipare consapevolmente alla costruzione dell’infrastruttura critica del nostro futuro.

Recupero di calore: da scarto a risorsa urbana

In alcune città europee, tra cui Amsterdam, Oslo e Francoforte, il calore residuo generato dai data center viene immesso nelle reti di teleriscaldamento urbano, riducendo l’impatto ambientale e trasformando un costo operativo in valore per la collettività. Un modello che comincia ad affacciarsi anche in Italia. Nel comune di Rozzano (MI) TIM Enterprise, in collaborazione con GETEC e il Comune, ha realizzato un progetto per recuperare il calore di scarto del data center di TIM e immetterlo nella rete di teleriscaldamento locale, riscaldando oltre 5.000 abitazioni.

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