Come valutare la sostenibilità delle applicazioni

All’interno del grande tema della qualità del software, oggi più che mai critico per business e processi aziendali sempre più digitalizzati, Cast ha presentato il Digital Energy Score come parte della propria offerta di tool di software intelligence.

Nel grande ambito della sostenibilità ambientale, dietro le enunciazioni e i programmi di cambiamento, si muovono spesso tecnologie evolute in grado di impattare su un effettivo disegno di sostenibilità, ben oltre il diffuso green washing.

Uno dei segmenti più critici e strategici per agire su un piano di nuova efficienza energetica è senz’altro quello delle applicazioni software che a seconda del loro livello qualitativo di scrittura di codice e di modernizzazione effettuata (in caso di applicazioni legacy) impattano sui consumi energetici dei data center e dei sistemi informativi in generale.

È un tema molto attuale, inserito nel grande mare della software quality, che punta a ridurre i consumi energetici e i rischi di business spesso correlati a sviluppi di software custom e a personalizzazioni di quelle applicazioni che negli anni hanno ormai perso di efficienza e che necessitano di un tracciamento e di un’ottimizzazione continua in rapporto a parametri di sostenibilità definiti dagli organismi internazionali.

Coding: un’area in forte cambiamento

L’aggiustamento continuo delle applicazioni, soprattutto di quelle legacy, è un percorso fisiologico. Ma sottoponendo questi software a procedure di misurazione integrate nei processi di monitoraggio applicativo si possono raggiungere percentuali di riduzione dei consumi in media anche molto elevate, in alcuni casi fino al 50% e oltre.

È un tema su cui bisogna porsi obiettivi strutturali: in un percorso di valutazione della sostenibilità ambientale delle applicazioni, dopo essere partiti con progetti pilota, serve puntare alla creazione di un ecosistema azienda-software vendor terze parti, che devono anch’esse essere ingaggiate nel miglioramento continuo dei parametri che definiscono la qualità del portfolio applicativo. Va prevista anche la creazione in azienda di unità organizzative e di figure professionali dedicate, una su tutte il quality application manager, che possano rendere continuo il processo di miglioramento in generale sulla qualità del software e nello specifico in relazione agli indicatori Esg (Environmental, social and corporate governance) che stanno diventando ormai parte integrante dei modelli di analisi delle aziende. Si tratta di percorsi per i quali servono tool sempre più intelligenti e autonomous nella raccolta, analisi, gestione dei dati e comunicazione continua tra partner e azienda relativamente alle misurazioni e ai Kpi definiti e raggiunti in tema di sostenibilità. E poi, come dimenticare lo tsunami intelligenza artificiale? Anche nel coding queste tecnologie stanno ormai gradualmente ridefinendo l’intero ciclo di sviluppo software, non più limitandosi alla gestione delle attività di routine ma ridisegnando l’approccio alla risoluzione di problemi, dove lo sviluppatore, come ormai avviene in tante altre professioni IT, deve ripensare il proprio ruolo. In questo caso sviluppando, alla luce delle sue competenze, una capacità di valutazione critica sulle modalità di operare delle tecnologie di AI, tenendo ben presenti i fondamentali e i princìpi dell’ingegneria del software. Anche nel caso di percorsi di sostenibilità del software che impattano tutte le fasi del ciclo di vita dello sviluppo così come nella governance e nell’ottimizzazione continua delle applicazioni, la crescita di una collaborazione persone-AI sarà fondamentale.

Un’etichetta di efficienza energetica per le applicazioni

È in questo contesto che allo scopo di valutare l’efficienza energetica delle applicazioni software, ispirato alla famosa “Etichetta Energetica” europea, Cast ha di recente presentato il DES, Digital Energy Score, un tool per valutare la sostenibilità delle applicazioni.

Si tratta di un indicatore che rappresenta il più recente tra gli strumenti proposti dalla società all’interno della cosiddetta area della “software intelligence”, per mettere a disposizione dei decisori tecnologici aziendali strumenti e Kpi in grado di gestire al meglio gli asset software.

Nello specifico l’indicatore finalizza quattro aspetti chiave nei processi di modernizzazione applicativa:

  • misura i rischi digitali (analizzando sicurezza, efficienza delle performance, sostenibilità e riduzione di Co2 con conseguente contenimento dei costi legati ai consumi energetici);
  • rafforza la capacità di IT governance con azioni continue di risk mitigation, root-cause analysis (un processo analitico e sistemico per scoprire le cause alla radice dei problemi del software. La logica alla base è che sia molto più utile scavare in profondità un problema per trovare l’effettiva causa che lo ha generato, evitando che si ripeta, anziché continuare a curarne ciclicamente i sintomi senza fare nulla di strutturale per prevenirli);
  • misura la software supply chain;
  • accelera i processi di modernizzazione applicativa con AI e cloud transition.

Standard di sostenibilità per risultati e risparmi

Si è da tempo rilevato come l’attuazione di una strategia di sostenibilità rappresenti per le aziende la possibilità di definire meglio i propri modelli di innovazione, di go-to-market e di governance che riescono a dare evidenza di risparmi e risultati economici. La scelta di investire sulla sostenibilità del software, con modelli di business oggi sempre più digital intensive, significa poter ridurre una parte significativa di emissioni Co2 da parte dei sistemi attraverso un minore e più efficiente consumo energetico. Con impatti immediati che spesso contribuiscono non poco a finanziare percorsi di innovazione.

Il sistema regolatorio internazionale ha posto la sostenibilità al centro di una serie di requisiti: tra le norme più rilevanti vi è la CSRD (Corporate sustainability reporting directive), che, entrata in vigore nel gennaio 2023, richiede alle imprese europee di divulgare l’impatto delle proprie azioni ambientali, sociali e di governance sul business. Vi è quindi l’obbligo di redigere un bilancio formale di sostenibilità secondo metriche standardizzate, con requisiti tra i quali la definizione dei consumi e le prospettive di riduzione di consumo dei propri asset. Vi è poi la CSDDD (Corporate sustainability due diligence directive) che approvata dalla Commissione europea nel 2024 punta a regolamentare le diverse forme di responsabilità delle imprese in relazione al loro impatto ambientale, sociale e di governance (Esg); richiederà, a partire dal 2027, una due diligence di sostenibilità di tutta la catena di fornitura di approvvigionamento aziendale, quindi anche nell’ambito del software e delle applicazioni.

Infine vi è l’OMG (l’organizzazione internazionale per lo sviluppo degli standard tecnologici tra cui anche quelli relativi all’ambito della sostenibilità applicativa) con il suo standard di misurazione della sostenibilità di un asset software ASCRSM (Application source code resource sustenaibility measure), su cui si basa il nuovo DES di Cast. Misura la sostenibilità delle risorse consumate da un codice applicativo e permette di determinare la misura di quanto questo è effettivamente efficiente dal punto di vista energetico. Predice il comportamento del consumo di energia di un asset digitale puntando a ridurlo attraverso la conoscenza architetturale, l’analisi strutturale, la simulazione dinamica per determinare il livello di sostenibilità di un’applicazione. Rileva inoltre anche l’adeguatezza o meno del codice applicativo rispetto a delle best practice implementative.

Capire i livelli tecnologici dell’applicazione

Per implementare lo standard ASCRSM serve un engine che sia in grado di effettuare il reverse engineering dell’intero stack applicativo e l’analisi architetturale richiesta per computare le CWE (Common Weakness Enumeration, cioè l’elenco dei principali punti deboli nella codifica e progettazione del software) dello standard ISO/IEC 5055:2021. La fase di comprensione di ogni layer tecnologico di cui si compone un’applicazione, di come interagisce con altri software è centrale per capire e anticipare i comportamenti in esecuzione. Attraverso l’engine Cast Imaging vengono effettuate entrambe queste operazioni. Sul modello architetturale ricostruito è quindi possibile valutare i pattern strutturali indicati nello standard OMG, verificarne gli scostamenti ed elaborare il tasso di compliance rispetto allo standard ASCRSM. Da qui viene individuato il potenziale risparmio energetico e proposto un piano delle fix (azioni di correzione) da attuare nonché una valutazione di costo in giorni-uomo.

Il DES di Cast poggia su un grande repository (Appmark) alimentato negli anni con misure di diversi parametri applicativi per differenti tipologie di aziende (oltre 700 business organization)  provenienti da clienti registrati in modo anonimo. Sulla base di questo campione, una fonte importante di informazioni legate ai rischi strutturali delle applicazioni, considerate le metriche dell’OMG/ASCRSM e sulla base dell’analisi statistica è stata quindi definita una classificazione su cui è possibile posizionare l’applicazione in esame e valutarne il posizionamento in termini di consumo energetico (il Digital Energy Score Rank).

Considerando che la maggior parte dei consumi energetici dei data center (dal 67% fino al 95% del totale dei consumi) è oggi relativo a come le applicazioni utilizzano le risorse computazionali e che in prospettiva l’AI tenderà ad aumentare sensibilmente i consumi energetici, capire il digital carbon footprint del software, oltre a essere etico genera senz’altro un risparmio da poter reinvestire in progetti di innovazione.

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