L’interazione vocale con l’IA entra nella routine aziendale

Lo studio Jabra–LSE mostra che l’interazione vocale con l’IA generativa è sempre più diffusa: il 14% dei professionisti la preferisce alla digitazione, con un aumento del 33% della fiducia negli assistenti AI.

Le interfacce vocali, spinte dall’evoluzione dell’intelligenza artificiale generativa, stanno diventando un canale di comunicazione sempre più naturale tra persone e tecnologie. L’adozione crescente di assistenti vocali, chatbot e sistemi di riconoscimento del linguaggio è il segnale di una trasformazione profonda nel modo in cui i professionisti interagiscono con gli strumenti digitali.

Se un tempo la digitazione era il linguaggio privilegiato del lavoro, oggi la voce consente di accedere più rapidamente alle informazioni, generare contenuti, organizzare riunioni o automatizzare attività ripetitive. Secondo le stime di Gartner e McKinsey, la diffusione delle tecnologie vocali in ambito aziendale è destinata a crescere esponenzialmente, trainata da applicazioni di intelligenza artificiale capaci di comprendere il contesto e adattarsi allo stile comunicativo umano.

L’analisi Jabra–LSE: la voce supera la soglia degli early adopter

Secondo un nuovo studio globale condotto da Jabra in collaborazione con la London School of Economics and Political Science (LSE), entro il 2028 l’interazione vocale diventerà la modalità principale di utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa (Lo studio completo è disponibile qui).

La ricerca, svolta presso il Behavioural Lab for Teaching and Research della LSE, evidenzia che il 14% dei professionisti preferisce già parlare con l’AI anziché digitare. Un dato che colloca la tecnologia oltre la soglia degli early adopter, confermando un’accelerazione verso l’uso diffuso.

Ma il risultato più significativo riguarda la fiducia: interagendo tramite voce, la fiducia nell’AI aumenta del 33% rispetto alla digitazione. Molti partecipanti hanno dichiarato di sentirsi più coinvolti e di percepire la voce come un canale più collaborativo.

Lo studio evidenzia inoltre che alcune attività lavorative sono particolarmente adatte all’interazione vocale, come le richieste rapide, la generazione di idee o la gestione di compiti in cui la velocità è essenziale. Nei contesti che richiedono capacità persuasive, invece, le prestazioni risultano inferiori di circa il 20% rispetto all’interazione testuale.

Un altro elemento interessante riguarda i profili demografici: l’adozione è determinata più dal contesto che dall’età. I professionisti senior, una volta testata la tecnologia, si dimostrano spesso più propensi a utilizzarla in ambito lavorativo, mentre i più giovani, abituati a Siri o Alexa, la adottano meno in contesti professionali.

Verso il conversational computing

Per Paul Sephton, Global Head of Brand Communication di Jabra “L’IA generativa sta ridefinendo il modo in cui viene svolto il lavoro, ma solo se le persone sono in grado di interagire con essa in modo naturale ed efficace. Questa ricerca conferma che la voce è destinata a diventare l’interfaccia principale con l’AI. In Jabra, la nostra esperienza nel campo dell’audio professionale ci consente di rendere possibile questo futuro del lavoro, garantendo che – sia che ci si trovi alla propria scrivania, in una sala riunioni o in viaggio – la voce venga catturata con la chiarezza e la precisione richieste dall’AI generativa”.

Il professor Michael Muthukrishna della LSE aggiunge che il passaggio al conversational computing segnerà un’evoluzione profonda: parlare e ascoltare diventeranno attività centrali nel lavoro quotidiano, integrando o sostituendo la digitazione. Il futuro sarà definito non da una singola IA, ma da un ecosistema di sistemi specializzati, coordinati attraverso un’unica interfaccia capace di comprendere la voce e il contesto.

LEGGI ANCHE

Gli ultimi articoli