Jabra: l’AI generativa vocale sarà mainstream nel 2028

Uno studio recente di Jabra e LSE ha circoscritto il fenomeno emergente della “voce” nell’uso di AI

Entro il 2028, l’uso della “voce” rivoluzionerà il modo in cui lavoriamo con l’AI generativa. Lo ha stabilito uno studio condotto dalla London School of Economics and Political Science e da Jabra, marchio specializzato nell’audio-video professionale. Secondi i dati della ricerca globale, si stima che l’interazione vocale con l’intelligenza artificiale generativa plasmerà il futuro del lavoro, diventando mainstream. Ma prima, dice Jabra, le aziende dovranno colmare alcune lacune critiche.

Lo studio di Jabra: il 14% si fida già della “voce” nell’uso delle AI

Jabra, in collaborazione con la London School of Economics and Political Science (LSE), ha stimato che la modalità “voce”, già apprezzata da diversi utenti, diventerà mainstream grazie all’adozione dell’AI generativa, oltre la soglia degli early adopter. Realizzato presso il Behavioural Lab for Teaching and Research della LSE, lo studio prevede anzi che entro il 2028 la “voce” sarà il metodo principale di interazione con l’AI.

La ricerca ha visto coinvolto un campione di 171 professionisti. Ai partecipanti è stato assegnato in modo casuale il compito di svolgere attività rilevanti per il posto di lavoro con IA generativa utilizzando la “voce”, il testo o una combinazione di entrambi. I risultati sono stati valutati utilizzando misure della scienza comportamentale, tra cui prestazioni, carico cognitivo, fiducia e preferenza.

I principali risultati dello studio hanno incluso:

  • Il 14% dei partecipanti ha preferito l’uso della “voce” rispetto alla digitazione nell’interazione con l’AI generativa. Se confrontato con le curve di adozione tecnologica consolidate, questo dato rappresenta un punto di svolta, collocando l’adozione appena oltre la soglia degli early adopter, e segnalando un’accelerazione verso l’uso mainstream;
  • La fiducia nell’IA è aumentata del 33% quando i partecipanti hanno interagito tramite “voce” anziché testo. Molti hanno riferito che parlare con l’IA generativa li ha fatti sentire più connessi, posizionando la “voce” come un’interfaccia più collaborativa;
  • Alcuni compiti sono più adatti all’intelligenza artificiale vocale. I partecipanti hanno osservato che l’interazione vocale era ideale per domande rapide, generazione di idee e momenti in cui la velocità era fondamentale. Tuttavia, nei compiti che richiedevano persuasione, le prestazioni sono diminuite di quasi il 20% quando si utilizzava la “voce” rispetto al testo;
  • L’adozione è determinata più dal contesto che dall’età: i professionisti più anziani sono spesso più propensi a utilizzare la “voce” per le attività lavorative una volta testata, mentre i lavoratori della Generazione Z, che utilizzano comunemente sistemi a comando vocale come Siri o Alexa nella loro vita privata, sono meno propensi ad affidarsi ad essa in contesti professionali.

L’AI generativa vocale potrebbe diminuire il debito digitale

I risultati dello studio arrivano in un momento in cui i lavoratori hanno più strumenti che mai per connettersi, ma molti continuano ad avere difficoltà a collaborare in modo efficace. Il lavoro ibrido, la globalizzazione e le modalità della comunicazione online hanno creato livelli crescenti di “debito digitale”, lasciando i dipendenti con più messaggi ma meno tempo per lavorare in modo produttivo. Lo studio ha esaminato come si presenta il lavoro quando è alimentato dall’AI generativa vocale e come questa potrebbe cambiare la dinamica del contesto.

Paul Sephton, global head of brand communication di Jabra, ha dichiarato: “L’AI generativa sta ridefinendo il modo in cui viene svolto il lavoro, ma solo se le persone sono in grado di interagire con essa in modo naturale ed efficace. Questa ricerca conferma che la voce è destinata a diventare l’interfaccia principale con l’AI”.

I dati sono in linea con quanto previsto da molti amministratori delegati e esperti di tecnologia: il passaggio al conversational computing, ambito in cui parlare e ascoltare sono attività che iniziano a integrare o addirittura a sostituire la digitazione e la lettura”, ha spiegato Michael Muthukrishna, professore presso la London School of Economics and Political Science. “Il futuro non sarà plasmato da un’unica AI, valida per tutto. Sarà invece definito da un team di sistemi specializzati, tutti coordinati attraverso un’unica interfaccia in grado di comprendere al meglio”.

I risultati di Jabra e di Londra rivelano che la tecnologia voice-to-AI non è una visione lontana, ma una realtà emergente.

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