CISO italiani tra rischio crescente e GenAI sfida aperta per la cybersecurity

Il report Proofpoint Voice of the CISO 2025 evidenzia come i responsabili della sicurezza italiani affrontino più attacchi, perdite di dati e l’impatto della GenAI sulla governance IT.

Proofpoint ha pubblicato la quinta edizione del report Voice of the CISO, un’analisi che raccoglie le opinioni di 1.600 Chief information security officer in 16 Paesi. I dati italiani offrono uno spaccato preoccupante: cresce la percezione del rischio, aumentano le perdite di dati e la gestione della GenAI diventa una priorità strategica ma anche una fonte di nuove vulnerabilità.

Attacchi in aumento e scarsa preparazione

L’84% dei CISO italiani ritiene che la propria organizzazione sia esposta a un attacco informatico significativo nei prossimi dodici mesi. Una percentuale nettamente superiore rispetto al 61% del 2024. Tuttavia, oltre la metà (56%) ammette di non avere processi e strumenti adeguati per rispondere.

Il dato più critico riguarda le perdite di informazioni: il 77% dei CISO dichiara di aver subito una violazione materiale nell’ultimo anno, un balzo rispetto al 27% registrato l’anno precedente. Tra le principali minacce vengono citate frodi via email (45%), attacchi interni (41%), ransomware (31%) e malware (31%).

Il fattore umano resta la vulnerabilità principale

Il comportamento dei dipendenti continua a essere al centro delle criticità. Il 94% dei CISO italiani che ha subito perdite di dati attribuisce almeno una parte della responsabilità a personale in uscita dall’azienda. L’errore umano viene indicato come il rischio maggiore dal 68% dei responsabili della sicurezza, nonostante il 64% ritenga che i dipendenti conoscano le pratiche di base di cybersecurity.

Questa discrepanza mette in evidenza come la consapevolezza non sia sufficiente senza un’effettiva applicazione dei comportamenti corretti. Il 27% delle organizzazioni italiane dichiara di non avere risorse dedicate alla gestione del rischio interno.

GenAI tra priorità e preoccupazioni

L’intelligenza artificiale generativa entra stabilmente nell’agenda dei CISO italiani. Il 69% considera prioritario abilitare un utilizzo sicuro di questi strumenti nei prossimi due anni. Parallelamente, il 60% teme che piattaforme pubbliche di GenAI possano causare fughe di dati sensibili dei clienti.

Le aziende stanno progressivamente passando dalla logica del divieto alla governance: il 55% ha introdotto linee guida per l’uso interno e il 64% sta valutando difese basate su AI. Tuttavia, l’entusiasmo rispetto al 2024 è calato: dal picco dell’80% di interesse si è scesi a un più cauto 64%. Inoltre, tre organizzazioni su cinque (61%) hanno deciso di limitare del tutto l’uso della GenAI da parte dei dipendenti.

Pressione crescente sul ruolo del CISO

L’impatto degli attacchi si riflette anche a livello di governance. L’allineamento tra CISO e Consiglio di Amministrazione è sceso dal 75% del 2024 al 64% del 2025, con i board sempre più concentrati sul rischio di downtime e sulle conseguenze economiche delle interruzioni.

La pressione personale non è da meno: il 61% dei CISO italiani parla di aspettative eccessive, mentre il 55% ha vissuto o assistito a episodi di burnout nell’ultimo anno. Nonostante un aumento delle misure di protezione della responsabilità individuale, un terzo ritiene di non avere risorse adeguate a soddisfare gli obiettivi richiesti.

Un equilibrio difficile da mantenere

Il report conferma come i CISO italiani si trovino a gestire una doppia sfida: proteggere le organizzazioni in un contesto di minacce crescenti e governare l’adozione della GenAI senza comprometterne la sicurezza. Un compito che richiede capacità tecniche, visione strategica e un costante bilanciamento tra innovazione e rischio.

Il report completo “Voice of the CISO 2025” è disponibile sul sito Proofpoint a questo link

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