AI tra moda, salute mentale e spiritualità

Il mercato globale dell’intelligenza artificiale vale oltre 500 miliardi di dollari e cresce del 20% l’anno. Dalla moda alla salute mentale, dal lutto alla spiritualità, l’AI trova applicazioni in contesti sorprendenti.

Il valore globale del mercato dell’intelligenza artificiale supera i 500 miliardi di dollari, con un tasso di crescita annuo del 20%. Secondo i dati diffusi dall’Università Niccolò Cusano, il traino arriva soprattutto dal mondo delle imprese: otto aziende su dieci hanno già investito in tecnologie AI, contro il 20% del 2017. Sul mercato sono disponibili oltre 3.300 applicazioni in grado di migliorare le performance in più di 50 settori, alcuni dei quali inattesi, come moda, salute, ristorazione, lutto e religione.

L’uso quotidiano dell’intelligenza artificiale è ormai diffuso anche tra gli utenti finali: l’80% di chi naviga online interagisce con sistemi AI ogni giorno, spesso senza esserne pienamente consapevole. Secondo Unicusano, la tecnologia ha superato la soglia dell’invisibilità, integrandosi in attività e processi quotidiani che spaziano dalle interazioni con chatbot e assistenti virtuali fino ad ambiti più inusuali.

Moda generativa e sostenibilità

Il 35% dei brand del settore moda utilizza già l’AI per creare collezioni e design. Software di machine learning analizzano trend, tessuti e modelli per generare autonomamente nuovi outfit, contribuendo anche alla riduzione degli sprechi grazie a previsioni di produzione più accurate. Alcune sfilate sperimentali hanno visto modelli virtuali indossare abiti progettati interamente da algoritmi.
Il mercato dell’AI nella moda è stimato a 3,14 miliardi di dollari nel 2025, con una crescita del 40% rispetto all’anno precedente. Unicusano evidenzia come ogni giorno vengano creati circa 200 capi d’abbigliamento generati da algoritmi.

Salute mentale e supporto digitale

Il mercato dei chatbot terapeutici è in rapida espansione: da 1,49 miliardi di dollari nel 2024 a 2,01 miliardi nel 2025 (+35,2%). Questi strumenti, basati su elaborazione del linguaggio naturale e analisi emotiva, offrono assistenza 24 ore su 24 e sono sempre più diffusi tra i giovani: il 31% degli under 35 ha interagito almeno una volta con un assistente terapeutico AI, mentre il 59% lo utilizza per gestire ansia e stress.
Secondo le previsioni, entro il 2030 il 70% delle diagnosi sarà supportato da sistemi di intelligenza artificiale.

Lutto e memoria digitale

L’uso dell’AI nei riti funebri, quasi inesistente fino al 2020, è oggi in crescita. In alcuni Paesi, chatbot e ologrammi consentono di interagire con una replica digitale di una persona defunta, sollevando questioni legate all’identità e al consenso post-mortem.
Esistono servizi che inviano messaggi programmati dopo la morte, software come “Rememory” in grado di riprodurre voce e movenze dei defunti, e persino pacchetti che offrono “incontri” virtuali con persone scomparse. In Giappone una startup ha lanciato un “pacchetto lutto” dove si riceve una chiamata settimanale da un parente defunto, mentre in Corea del Sud un’azienda ricorre all’AI e alla realtà virtuale per ricostruire l’immagine dei defunti consentendo così un “ultimo incontro” ai parenti.

Spiritualità e riti guidati da AI

Dal 2017, oltre venti località nel mondo hanno introdotto robot-preti o cerimonie religiose supportate da algoritmi. Figure come Mindar in Giappone o BlessU-2 in Germania guidano funzioni e offrono riflessioni spirituali. Il 48% degli utenti intervistati da Unicusano si dichiara favorevole a queste pratiche e il 28% dei giovani credenti ha già utilizzato l’AI per consigli spirituali.

Dalla spiaggia alla cucina

Nel 2025 saranno almeno 15 le spiagge italiane dotate di bagnini robotizzati capaci di rilevare incidenti in mare in meno di tre secondi e monitorare condizioni ambientali. In ristorazione, l’adozione di AI per prenotazioni, ordini e gestione del servizio è raddoppiata dal 2020, con il primo ristorante interamente AI-driven aperto nel 2024. Nel settore alberghiero, il 76% dei marchi ha in programma investimenti per integrare queste tecnologie, soprattutto per ottimizzare check-in, pulizie e customer experience.

Il nodo della formazione

Nonostante la diffusione, solo il 16% dei laureati italiani ha ricevuto una formazione adeguata sull’uso consapevole dell’AI e il 64% degli studenti non distingue tra intelligenza artificiale “debole” e “forte”. Per questo, l’Università Niccolò Cusano promuove una formazione trasversale: dai master in intelligenza artificiale e blockchain ai corsi di diritto digitale, fino ai moduli tecnici nelle lauree magistrali in ingegneria. Capire l’AI oggi significa interpretare il futuro, e guidarlo con consapevolezza.

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