La manifattura italiana ha imboccato la via della trasformazione digitale, ma il percorso è tutt’altro che lineare. I dati del rapporto State of Smart Manufacturing 2025 di Rockwell Automation parlano chiaro: la spinta verso tecnologie intelligenti c’è, ma si scontra con vincoli interni, complessità operative e una sfida crescente sul fronte delle competenze.
Tecnologia e visione: il punto di partenza
Secondo l’indagine condotta su oltre 1.500 aziende manifatturiere a livello globale, l’adozione di soluzioni smart è in aumento. In Italia, il 56% delle imprese ha già avviato test su sistemi di produzione intelligente, il 20% li utilizza su scala più ampia e un altro 20% sta pianificando investimenti nel breve periodo. Ma questa adozione, pur promettente, mostra segni di rallentamento nella sua efficacia.
La manifattura intelligente non è un concetto futuristico: è oggi. Parliamo di tecnologie che connettono processi, persone e dati in tempo reale, con l’obiettivo di rendere la produzione più flessibile, reattiva e sostenibile. L’intelligenza artificiale, in particolare, ha assunto un ruolo centrale, con usi concreti nel controllo qualità, nella cybersecurity e nella gestione delle supply chain.
AI e automazione: la risposta (parziale) a pressioni crescenti
Il 41% delle aziende italiane intervistate sta introducendo soluzioni di intelligenza artificiale o automazione per compensare la carenza di personale qualificato. È una scelta quasi obbligata in un contesto dove le competenze digitali scarseggiano, e i cicli produttivi devono restare competitivi. Tuttavia, la tecnologia da sola non basta.
Il 47% degli intervistati dichiara che la conoscenza dell’AI sarà “estremamente importante” nelle organizzazioni entro il 2025. Questo dato è in forte crescita rispetto all’anno precedente, e mostra come la competenza digitale non sia più un vantaggio, ma un prerequisito. In parallelo, le aziende pianificano programmi di riqualificazione interna: oltre il 50% prevede di spostare lavoratori esistenti verso ruoli più tecnici o ad alto valore aggiunto.
“In Italia, l’adozione dell’AI è ambiziosa nelle intenzioni, ma ancora limitata nella messa in pratica – afferma Fabrizio Scovenna, managing director Italia di Rockwell Automation -. Per passare dall’interesse ai risultati, è fondamentale che i produttori si concentrino sull’integrazione strategica, su casi d’uso concreti e su obiettivi chiaramente misurabili.”
Ostacoli interni e freni organizzativi
Se la direzione è chiara, i passi avanti sono ancora ostacolati da problematiche persistenti. Tra i principali limiti interni individuati dalle aziende italiane emergono:
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Lentezza nell’implementazione e integrazione delle tecnologie
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Difficoltà nell’attrarre personale con le competenze necessarie
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Vincoli di budget
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Difficoltà nel bilanciare qualità e redditività
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Problemi nel trasformare i dati raccolti in decisioni operative
Il 23% delle aziende segnala di non avere ancora la tecnologia necessaria per competere. E nonostante la raccolta di dati sia sempre più estesa, solo il 44% di questi viene effettivamente utilizzato in modo strategico. Il risultato è un valore potenziale che resta spesso bloccato a livello teorico, senza un impatto concreto sull’operatività quotidiana.
Sicurezza informatica: una priorità che sale
In uno scenario sempre più interconnesso, la sicurezza informatica ha smesso di essere un tema di contorno. Nel 2025 la cybersecurity è al secondo posto tra i principali rischi esterni percepiti dalle aziende manifatturiere. Il 49% prevede di adottare sistemi AI/ML specifici per la protezione delle infrastrutture IT/OT nei prossimi 12 mesi, segnando un aumento significativo rispetto all’anno precedente.
Il dato si accompagna a un’altra tendenza: la cybersecurity viene sempre più vista come una competenza chiave da integrare nelle squadre interne, non solo come un servizio da esternalizzare. Il 47% delle aziende ritiene che queste capacità saranno “estremamente importanti” nel prossimo futuro.
Supply chain e reshoring: la logistica torna al centro
Un altro nodo critico è la gestione della supply chain, messa a dura prova dalla volatilità geopolitica e commerciale. Il 28% delle aziende sta rivedendo attivamente i propri fornitori, alla ricerca di maggiore affidabilità. Le operazioni di reshoring e nearshoring tornano così al centro della strategia produttiva, con l’obiettivo di ridurre la distanza tra produzione e consumo.
Qui la smart manufacturing offre strumenti interessanti: AI e automazione aiutano a modellare catene logistiche più reattive, capaci di adattarsi in tempo reale e di rispondere rapidamente a cambi di scenario. Non si tratta solo di ridurre i costi, ma di guadagnare in resilienza.
Il paradosso del capitale umano
Uno degli elementi più interessanti che emerge dal rapporto riguarda il rapporto tra tecnologia e forza lavoro. A differenza di quanto si potrebbe pensare, l’automazione non sta riducendo la domanda di personale. Anzi, il 48% delle aziende prevede un aumento degli organici, spinto proprio dall’introduzione di tecnologie smart.
Le imprese stanno cercando profili con capacità analitiche, competenze digitali e propensione al lavoro in team. L’intelligenza artificiale, in questo contesto, non sostituisce le persone, ma cambia le mansioni. I ruoli più ripetitivi vengono automatizzati, liberando risorse per attività a maggiore valore aggiunto.
ROI e adozione: la questione della velocità
Il rapporto evidenzia una tensione ormai nota: il potenziale delle tecnologie intelligenti è alto, ma il ritorno sugli investimenti non sempre arriva nei tempi attesi. Questo frena l’adozione su larga scala, spingendo le aziende a procedere per piccoli progetti pilota, anziché interventi strutturali.
L’approccio suggerito è quello degli MVP (prodotti minimi validi), con rilasci incrementali ogni 90-100 giorni. È una strategia pragmatica, che consente di misurare il valore, correggere rapidamente e scalare solo quando i risultati sono tangibili.
Italia: volontà forte, risultati da consolidare
Nel contesto globale, l’Italia mostra una forte volontà di trasformazione, ma deve ancora sciogliere nodi strutturali importanti. Le aziende italiane intervistate si dimostrano attente alle opportunità offerte dalle tecnologie intelligenti, ma dichiarano apertamente che la gestione del cambiamento resta difficile. Il 30% indica la “resistenza culturale” come uno degli ostacoli principali.
Serve quindi un doppio lavoro: sul piano tecnologico, per dotarsi di strumenti interoperabili e scalabili, ma anche sul piano organizzativo, per accompagnare le persone nel cambiamento.
Secondo la fotografia scattata dal rapporto State of Smart Manufacturing 2025 l’industria manifatturiera italiana ha chiaro che il futuro non sarà questione di scegliere “se” adottare l’AI, ma di “come” farlo con intelligenza, continuità e visione.
Per il Rapporto completo State of Smart Manufacturing 2025 cliccare QUI

