Digitale e sostenibilità: risparmio con sviluppo del business

Le imprese stanno trovando nella sostenibilità ambientale un parametro di riferimento per allineare modelli organizzativi, competenze e tecnologie verso una nuova capacità competitiva. Dal risparmio energetico, al controllo dei costi attraverso tecnologie e architetture smart fino a nuovi modi di fare business. Ma la trasformazione non è cosa semplice

Alle prese con una ”disruption” continua dovuta a un insieme di complessità economiche, culturali, sociali, nonché a revisioni geopolitiche in atto su scala mondiale e alle recenti difficoltà indotte dalla pandemia, le imprese sono oggi alla disperata ricerca di modelli di riferimento sui quali orientare le proprie strategie di sviluppo del business.

Una risposta concreta, già confermata dai primi numeri positivi, viene dall’allineamento delle scelte strategiche di impresa con i modelli di sostenibilità. Perché se l’evidenza di una crisi climatica spinge verso una transizione ecologica che ridefinirà, oltre che le nostre abitudini comportamentali, anche i modelli produttivi, logistici e di consumo, è già in essere la messa a punto di modelli di sviluppo di business sostenibili per creare nuova competitività. Un quadro nel quale l’IT gioca un ruolo di primo piano a partire da rinnovati criteri di efficienza energetica dei sistemi, verso modelli di utilizzo applicativo e sistemi di analisi dati orientati all’eliminazione delle inefficienze, fino a una visione di business globale basata sulla sostenibilità.

È un percorso che necessita di tappe di avvicinamento con Kpi e risultati misurabili per trasformare quella che già nelle aziende più illuminate è oggi una visione integrata nelle strategie di business in concrete evidenze di migliori performance, presidio di nuovi mercati, miglioramenti nel controllo dei costi, finalizzazione mirata degli investimenti. Capgemini ha svolto a fine 2022 uno studio a livello globale presso numerose grandi imprese di tutti i settori (2.004 partecipanti provenienti da 668 organizzazioni con fatturati oltre il miliardo di dollari) per sondare le loro strategie di sostenibilità e verificarne i risultati concreti. L’elemento di riferimento che emerge fin da subito risiede nei risultati di business raggiunti proprio grazie all’implementazione di practice sostenibili, a ogni livello dell’impresa, dallo sviluppo strategico del business, al ripensamento organizzativo, al ridisegno dei processi, alla scelta tecnologica. Queste imprese hanno rilevato in media l’83% in più di fatturato per addetto tra il 2020 e il 2021 rispetto ad aziende senza questo tipo di strategia.

Sono imprese che stanno compiendo la transizione, anche culturale, del loro modo di operare, investendo, ad esempio, in tecnologie innovative, quali software AI e sensori IoT per monitorare l’impatto ambientale delle loro infrastrutture tecnologiche e produttive. Aziende guidate in questa trasformazione da un top management convinto nel dare alla sostenibilità una priorità di business (Ceo); una parte Finance (Cfo) che favorisce gli investimenti in progetti di innovazione sostenibile attraverso tutte le unit dell’impresa; un Marketing (Cmo) che spinge all’adozione di protocolli di reale implementazione evitando il diffuso “green washing”; una Ricerca & Sviluppo dove il chief design officer progetta “by design” concetti e funzioni di sostenibilità nei nuovi prodotti e servizi; un supply chain officer che si fa garante di partner in grado di operare secondo reali criteri di sostenibilità; un Cio che rivede alcuni fondamenti architetturali dei sistemi informativi lavorando sulla costante eliminazione del costoso e impattante legacy hardware e software presente nei silos aziendali; un Hr che lavora davvero alla ricerca di quelle nuove competenze necessarie a sostenere questa difficile transizione.

Efficienza energetica dei sistemi informativi…

Sono i sistemi informativi che possono accelerare un vero cambiamento e dare immediata evidenza di risparmi e vantaggi. A cominciare dal ridisegno di architetture legacy verso modelli meno “energivori”, razionalizzando i parchi applicativi, identificando terze parti più ecosostenibili. Servirà controllare i costi energetici legati a una corretta distribuzione applicativa, sviluppando i nuovi moduli applicativi in modo coerente con i principi di sostenibilità dell’architettura generale. Usare ad esempio green coding per produrre algoritmi con un consumo energetico ottimizzato; utilizzare software “smart” (AI, IoT, analytics, A/R, V/R, digital twins) per una governance architetturale e applicativa evoluta, orientata alla riduzione del consumo energetico. Numerose iniziative di ottimizzazione energetica si sono concentrate negli ultimi anni attorno al nucleo primario di un sistema informativo: il datacenter, laddove l’architettura informativa preveda server e mainframe on premise (cioè installati in azienda) in confronto a scelte che privilegiano l’utilizzo di servizi esterni in cloud, dove i datacenter sono invece in carico al fornitore cloud.

Ci sono differenze architetturali fondamentali tra i moderni datacenter, i mainframe/server di oggi con processori e componenti vari pensati “by design” in un’ottica funzionale di efficienza energetica, rispetto a quelli di solo un decennio fa, con tolleranze fisiche inferiori e maggiore dispersione di calore. Tuttavia il sistema centrale resta sempre “energivoro”, e oggi, con richieste elaborative e di gestione di dati e applicazioni in costante aumento, lo è ancora di più. Serve quindi un costante lavoro di monitoraggio e riduzione d’impatto orientato all’ottimizzazione d’uso di questi sistemi. Sono tecnologie delicate e costose, che lavorano 24×7 su cui, attraverso l’analisi continua dei dati, è possibile giungere a livelli ottimali di raffreddamento (e quindi di consumo energetico) in rapporto a un utilizzo sempre più efficiente. Ciò significa anche capire i reali utilizzi di questi data center che spesso lavorano a richieste elaborative che potrebbero essere soddisfatte in determinate ore del giorno o della notte, dove il costo energetico è minore/maggiore (decidendo quindi le priorità dei task da assegnare al sistema in funzione della loro criticità). O addirittura sono sistemi impegnati in task provenienti da applicazioni obsolete, a grande carico elaborativo ed energivoro, ma che in molti casi potrebbero essere persino eliminate per quanto poco vengono usate in azienda. Un’analisi del parco applicativo che talvolta porta a un consolidamento su un numero più contenuto di server e di mainframe, ridotto traffico di rete e minore utilizzo di storage, con evidenti risparmi e maggiore efficienza operativa (magari accoppiando tutto ciò con un ripensamento del layout del posizionamento dei sistemi per ottimizzare la ventilazione dei corridoi di raffreddamento e di uscita del caldo). Tutto questo, infine, lo si potrebbe trasferire, come requisito richiesto in fase di accordo contrattuale, al proprio fornitore di servizi cloud, forzando quindi un approccio sostenibile anche sui propri partner.

…e strategie globali di sostenibilità aziendale

La ricerca Capgemini fa emergere una dura realtà: la difficoltà di questa trasformazione ma anche l’inevitabilità del passaggio. Ben oltre la metà dei rispondenti (il 64%) afferma che strategie di sostenibilità sono ormai presenti nelle agende dei C-level. Tuttavia solo il 37% sull’intero campione sta concretamente intervenendo sulla revisione dei propri modelli di business e solo lo 0,91% del fatturato delle imprese censite è destinato oggi a questa transizione. Tuttavia i tempi cambiano e l’IT risulta fortemente impegnato in questo passaggio: il 48% afferma che la propria impresa usa architetture cloud a basso consumo energetico e i migliori performer in termini economici hanno implementato diffusamente smart system di controllo del consumo energetico spingendo inoltre verso un’attività di smart working dei propri dipendenti allo scopo di ridurre l’impatto energetico aziendale. In conclusione, secondo le aziende censite, l’impatto ambientale e l’utilizzo di practice sostenibili sarà uno dei trend più “disruptive” nell’industria IT dei prossimi tre anni. E se non si vorrà subire questa tendenza bensì farla diventare un’opportunità di business, servirà non solo avviare una trasformazione di processi, organizzativa e tecnologica, ma anche accompagnare questo percorso con una condivisione culturale diffusa. Per definire nuovi modelli comportamentali di tutti i componenti dell’impresa in grado di creare una nuova identità allineata a un mondo in grande trasformazione.

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