Frodi bancarie: in Italia il 97% dei manager teme gli agenti AI

Una ricerca internazionale firmata BioCatch fotografa un settore bancario sotto pressione: le perdite per frodi crescono ovunque, ma l'Italia registra i valori più alti tra i 25 Paesi analizzati. Cresce anche la difficoltà a distinguere le operazioni avviate da agenti AI legittimi da quelle fraudolente.

Il settore bancario mondiale considera gli agenti di intelligenza artificiale la minaccia numero uno per il prossimo anno. È quanto emerge da un’indagine internazionale commissionata da BioCatch, società specializzata nella prevenzione delle frodi attraverso l’analisi del comportamento digitale degli utenti, condotta su 1.440 professionisti del settore finanziario in 25 Paesi.

Secondo i dati raccolti, l’84% dei dirigenti bancari intervistati a livello globale indica negli agenti AI il punto debole più sfruttabile dai criminali nei prossimi dodici mesi. L’88% ritiene che l’intelligenza artificiale abbia già reso le frodi più sofisticate, mentre il 60% si attende che la diffusione di un banking sempre più mediato dall’AI riduca l’efficacia dei sistemi antifrode tradizionali. Il 72% del campione prevede inoltre crescenti difficoltà nel distinguere le transazioni legittime avviate da assistenti AI da quelle manipolate o malevole, in uno scenario in cui gli agenti automatici inizieranno a operare in autonomia.

Italia in testa alla classifica del rischio percepito

Il quadro italiano risulta ancora più allarmante rispetto alla media internazionale. Il 97% dei dirigenti bancari italiani interpellati considera gli agenti AI la principale vulnerabilità del prossimo anno, il valore più alto registrato tra tutti i mercati coinvolti nello studio. Sempre nel nostro Paese, il 97% ritiene che l’intelligenza artificiale abbia già aumentato la sofisticazione di frodi e truffe, il 65% prevede un indebolimento dei controlli antifrode tradizionali con la diffusione del banking AI e il 79% giudica molto complesso separare le attività legittime assistite da AI da quelle fraudolente.

A pesare su questi numeri è anche la composizione del campione italiano: l’85% degli intervistati ricopre una carica dirigenziale o superiore e il 10% appartiene al top management della propria banca, a conferma che la percezione del rischio arriva direttamente dai vertici degli istituti.

Le perdite per frodi in forte crescita, soprattutto in Italia

I tentativi di frode a livello globale sono saliti all’81%, con un incremento di 10 punti percentuali rispetto al 2025. In Italia il dato è ancora più marcato e raggiunge il 93%. Sul fronte delle perdite economiche, la quota di intervistati globali che segnala un aumento anno su anno è passata dal 59% del 2025 al 76% di quest’anno; in Italia la percentuale tocca l’85%.

Oltre quattro dirigenti italiani su dieci (43%) dichiarano che la propria organizzazione registra ogni anno perdite per frodi superiori ai 10 milioni di dollari. All’interno di questo gruppo, il 17% supera i 25 milioni, il 5% i 50 milioni e il 3% arriva oltre i 100 milioni di dollari.

Condivisione dei dati tra banche: una strada percorribile

Nonostante l’allarme, gli istituti finanziari italiani mostrano una forte apertura alla collaborazione interbancaria. L’88% degli intervistati italiani (86% a livello globale) ritiene che l’accesso a informazioni condivise in tempo reale sul conto del destinatario, durante una transazione interbancaria, migliorerebbe la capacità di bloccare le truffe. L’85% del campione, sia in Italia sia a livello globale, considera utile la condivisione di intelligence in tempo reale tra banche per contrastare frodi e crimini finanziari.

Gli altri dati rilevanti dello studio

  • Attacchi già in corso: l’80% degli intervistati globali afferma che la propria istituzione ha già subito attacchi condotti tramite agenti AI.
  • Abbandono dei clienti monitorato: oltre il 96% delle istituzioni globali misura già il fenomeno dell’abbandono dei clienti legato a esperienze di frode, e per il 39% questo aspetto è un driver primario delle decisioni di investimento in sicurezza.
  • Il nodo della frizione: il 68% dei dirigenti bancari nel mondo ritiene che l’approccio della propria organizzazione a prevenzione e rimborso delle frodi abbia comportato una perdita netta di clienti; il 56% attribuisce la causa ai mancati rimborsi, il restante 44% a un eccesso di frizione nell’esperienza utente.
  • Velocità delle frodi: il 76% degli intervistati globali si dichiara molto preoccupato per l’accelerazione delle attività fraudolente nella propria area geografica.

Rimborsi alle vittime: l’Italia più generosa della media globale

Sul fronte dei rimborsi, l’Italia mostra un approccio più favorevole ai clienti rispetto al resto del mondo. Solo il 5% dei dirigenti bancari italiani dichiara che il proprio istituto rimborsa meno del 30% delle perdite subite dalle vittime di frodi, contro il 23% registrato a livello globale. Quasi due banche italiane su tre (62%) rimborsano più della metà delle perdite subite dai clienti, una quota nettamente superiore al 47% rilevato a livello internazionale.

Anche sull’adozione di strumenti AI gli istituti italiani risultano più avanti della media: l’82% dei rispondenti dichiara che la propria banca ha già implementato su larga scala un’interfaccia guidata dall’intelligenza artificiale oppure la sta sperimentando, contro il 73% a livello globale.

“L’intelligenza artificiale sta iniziando a ridefinire il modo in cui i clienti interagiscono con i siti e-commerce e con le istituzioni finanziarie, e cambierà anche il modo in cui i criminali mettono in atto frodi e altri crimini finanziari”, ha dichiarato Gadi Mazor, CEO di BioCatch. Con interazioni digitali sempre più rapide, automatizzate e guidate da agenti, secondo il manager le banche dovranno superare i controlli statici dell’identità per adottare una comprensione più immediata di comportamento, intento e fiducia degli utenti.

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