Il settore dei data center in Italia vive una fase di forte espansione, spinto dalla crescente domanda di capacità elaborativa legata all’intelligenza artificiale, alla digitalizzazione delle imprese e ai nuovi requisiti di sovranità del dato. Tuttavia, alle prospettive di crescita si affiancano alcune criticità che riguardano la disponibilità energetica, i tempi autorizzativi e la necessità di sviluppare un ecosistema nazionale in grado di sostenere gli investimenti previsti nei prossimi anni.
Secondo Andrea Faeti, sales director enterprise account Italia di Vertiv, il mercato sta attraversando una fase caratterizzata da grandi aspettative ma anche da una certa cautela nell’effettiva realizzazione dei progetti.
“Assistiamo a una crescita molto importante dell’interesse verso il settore dei data center, soprattutto nell’area di Milano ma anche in nuove zone come Roma. Tuttavia, rispetto alle aspettative che avevamo un anno fa, osserviamo uno sviluppo effettivo inferiore alle attese. Le opportunità progettuali sono numerose, mentre il deployment procede con grande lentezza“.
La principale forza trainante resta l’intelligenza artificiale, che sta modificando profondamente l’architettura delle infrastrutture digitali. I nuovi sistemi AI richiedono infatti densità di potenza sempre più elevate, imponendo nuove sfide sia sul fronte dell’alimentazione sia su quello del raffreddamento. “Le due grandi questioni tecnologiche oggi sono come portare energia a rack sempre più energivori e come estrarre il calore prodotto nel modo più efficiente possibile“, sottolinea Faeti.
Energia e autorizzazioni: i veri colli di bottiglia
La crescita del settore si confronta con un tema sempre più centrale: la disponibilità energetica. Le richieste di connessione presentate agli operatori della rete elettrica nazionale hanno raggiunto livelli senza precedenti.
Federico Mastroleo, senior sales director colocation & hyperscale EMEA di Vertiv, evidenzia come i numeri vadano interpretati con attenzione. “A maggio le richieste complessive riportate da Terna ammontavano a circa 79 GW. Tuttavia, occorre distinguere tra progetti realmente destinati a essere realizzati e semplici richieste preventive di capacità. La percentuale di progetti che arriva effettivamente alla fase di deployment è molto più bassa“.
Accanto alla disponibilità di energia emerge il tema dei tempi autorizzativi. L’introduzione di procedure unificate dovrebbe contribuire a semplificare l’iter burocratico. “L’obiettivo è arrivare a processi autorizzativi in grado di fornire una risposta entro 13 mesi. È un passaggio fondamentale per rendere sostenibile la crescita del comparto“, spiega Mastroleo.
Secondo il manager di Vertiv, l’intero ecosistema dovrà lavorare in modo coordinato affinché gli investimenti annunciati possano tradursi rapidamente in infrastrutture operative. “Nei prossimi 12-18 mesi sarà necessario creare una collaborazione sempre più stretta tra operatori, utilities, istituzioni e filiera tecnologica. In caso contrario il rischio è che alcuni investimenti si spostino verso altri Paesi“.
Milano resta il polo principale
La Lombardia, in particolare l’area milanese, continua a rappresentare il principale hub italiano dei data center. Una concentrazione delle infrastrutture non è però un’anomalia italiana, ma riflette una dinamica osservabile anche nei principali mercati internazionali. “Le infrastrutture si sviluppano dove esistono energia, connettività e competenze. Milano dispone di tutte queste caratteristiche e beneficia inoltre della presenza di un ecosistema consolidato di professionisti e aziende specializzate“, osserva Faeti.
Molti dei nuovi data center sono sorti su aree industriali dismesse, sfruttando infrastrutture energetiche già esistenti e accelerando i tempi di realizzazione.
Secondo Mastroleo, il ruolo strategico della Lombardia è destinato a rafforzarsi ulteriormente grazie all’evoluzione delle reti internazionali. “Oggi Milano è entrata a pieno titolo nel backbone digitale europeo. La crescita delle dorsali in fibra e dei collegamenti internazionali ha trasformato il ruolo dell’Italia, che non può più essere considerata una periferia digitale del continente“.
Un contributo importante arriva anche dai cavi sottomarini, che trasportano la maggior parte del traffico Internet mondiale. “L’85% del traffico Internet globale viaggia attraverso cavi sottomarini. La Liguria rappresenta uno snodo strategico per le connessioni tra Europa, Africa e Medio Oriente e questo contribuisce ad aumentare l’attrattività dell’intero sistema italiano“, aggiunge Mastroleo.
AI e raffreddamento a liquido cambiano le regole del gioco
L’intelligenza artificiale sta imponendo un ripensamento radicale delle infrastrutture dei data center. L’aumento delle densità di potenza rende sempre più indispensabile il ricorso al liquid cooling. “Le nuove architetture AI producono quantità di calore molto superiori rispetto al passato e rendono necessario il raffreddamento a liquido. Questo cambiamento porta con sé nuove opportunità, compresa quella del recupero del calore“, spiega Faeti.
Le temperature raggiunte dai circuiti di raffreddamento possono infatti trasformare il calore prodotto dai data center in una risorsa riutilizzabile. “Quando si dispone di acqua a 50 gradi, il calore acquisisce un valore economico e può essere integrato nei sistemi di teleriscaldamento. È uno degli sviluppi più interessanti resi possibili dalle nuove piattaforme AI“.
Secondo Vertiv, la diffusione del liquid cooling potrebbe favorire una maggiore integrazione tra data center e reti energetiche urbane, contribuendo a migliorare l’efficienza complessiva del sistema.
Modularità e rapidità di realizzazione
Per rispettare le tempistiche richieste dal mercato, il settore guarda con crescente interesse alle architetture modulari. “Ridurre il tempo necessario per costruire un data center è diventato un fattore competitivo decisivo“, afferma Faeti.
Le soluzioni prefabbricate consentono infatti di assemblare gran parte dell’infrastruttura IT in fabbrica per poi completarne rapidamente l’installazione sul sito finale. “Grazie ai modelli modulari e ibridi è possibile realizzare un data center in circa la metà del tempo rispetto a una costruzione tradizionale. Questo consente agli investitori di accelerare il ritorno economico degli investimenti“.
Rinnovabili, accumulo e reti intelligenti
Sul fronte energetico, le fonti rinnovabili rappresentano una componente importante ma non sufficiente per sostenere da sole la crescita del comparto. “Sono fondamentali ma non bastano coprire integralmente il fabbisogno. Inoltre, producono energia in modo discontinuo e richiedono sistemi avanzati di gestione e accumulo“, osserva Mastroleo.
Per questo motivo diventa cruciale il ruolo delle utilities e delle tecnologie di energy storage. “Le reti elettriche devono diventare sempre più intelligenti. L’informatizzazione della rete è indispensabile per gestire micro-generazione, accumulo e domanda energetica in modo flessibile“, aggiunge Faeti.
Vertiv ritiene che la collaborazione tra operatori dei data center, utility energetiche e istituzioni rappresenta una delle chiavi per garantire uno sviluppo sostenibile del settore.
Sovranità digitale e AI Factory
Accanto ai grandi investimenti privati, cresce l’importanza delle iniziative pubbliche dedicate alla sovranità digitale e all’intelligenza artificiale.
Un ruolo centrale sarà svolto dall’AI Factory del Cineca di Bologna. “Si tratta del primo grande progetto italiano di Sovereign AI. Sarà una piattaforma destinata sia alla ricerca sia alle imprese e rappresenterà un elemento strategico per lo sviluppo dell’ecosistema nazionale“, spiega Faeti.
L’iniziativa si inserisce nel quadro del consorzio EuroHPC e coinvolge numerosi centri di ricerca distribuiti sul territorio nazionale secondo il modello hub-and-spoke.
La (potenziale) rivoluzione della corrente continua
Tra le trasformazioni meno visibili ma potenzialmente più significative figura il progressivo passaggio verso la distribuzione elettrica in corrente continua all’interno dei data center.
L’evoluzione dei processori per l’intelligenza artificiale sta infatti portando a densità energetiche mai viste prima. Dopo le piattaforme Grace Blackwell, il settore guarda già alle future architetture Vera Rubin, destinate a incrementare ulteriormente le esigenze di alimentazione. “Non si tratta semplicemente di passare da un chip a un altro. Con le nuove architetture cambia tutto. Oggi parliamo di rack che possono assorbire circa 100 kilowatt, ma con le prossime generazioni si arriverà facilmente oltre i 300 kilowatt e, nelle configurazioni future, si potranno raggiungere livelli vicini ai 600 kilowatt per rack“, chiarisce Faeti Di fronte a queste potenze, la tradizionale distribuzione elettrica rischia di mostrare i propri limiti.
“L’idea è portare la corrente continua direttamente nella dorsale di distribuzione, utilizzando tensioni più elevate rispetto a quelle attuali. In questo modo si riducono le conversioni energetiche, si limitano le perdite e si possono utilizzare cavi di sezione inferiore“.
Si tratta di un cambiamento che promette vantaggi significativi in termini di efficienza energetica ma che richiederà anche una profonda revisione delle architetture infrastrutturali. “Quando si arriva a gestire centinaia di kilowatt in corrente continua cambiano completamente le logiche di progettazione. Il rack non può più essere realizzato come lo conosciamo oggi. Devono essere ripensati i sistemi di distribuzione, le protezioni, la sicurezza e l’intera architettura dell’infrastruttura“.
Le prime implementazioni sono già in fase di sperimentazione nei mercati più avanzati e anticipano quella che potrebbe diventare una delle principali evoluzioni tecnologiche del prossimo decennio.
La capacità dei data center italiani di combinare innovazione tecnologica, disponibilità energetica, sostenibilità e rapidità di esecuzione è una sfida che coinvolge l’intero ecosistema digitale e che sarà determinante per sostenere la crescita dell’intelligenza artificiale e la competitività del Paese nei prossimi anni.

